MARZO 2022 ANNO XLVII-232 ADAR 5782

 

 

Storie di ebrei torinesi: l'ebraico

 

 

Ivrit e identità

 

Il nostro collaboratore Reuven Ravenna ci ha inviato un appassionato appello allo studio dell’ebraico, che dovrebbe essere un elemento essenziale della nostra identità di ebrei diasporici, come il tedesco per un altoatesino, perché la lingua ebraica è “La quintessenza della nostra cultura senza traduzioni.”

Tra le altre cose, Ravenna porta la sua esperienza personale: “La conoscenza della lingua dei Padri fino alla mia alià era limitata a termini spesso storpiati del ghettaiolo ancestrale e a parti delle tefillot, per lo più incomprese. Arrivato in Eretz Israel, passai i primi mesi nel kibbutz di mio cugino Shaul Paolo Bassi z.l. dove venni immerso nella quotidianità della comunicazione esclusiva in ebraico, per poi frequentare l’Ulpan, che mi diede la base della lingua parlata. Una confessione: dopo lustri in Israele non sono completamente soddisfatto. Comunico in famiglia e con le persone in ebraico, ma rimangono parole della tefillà, delle letture e dei media spesso incomprese.”

Quanto è diversa la situazione oggi? Per raccogliere la sollecitazione di Ravenna abbiamo intervistato Daniela Fubini, torinese che vive in Israele, e Ruth Mussi, israeliana che vive a Torino e tra le altre cose tiene corsi di ebraico.

 

Haim Cahan, nuvole

 

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