MARZO 2022 ANNO XLVII-232 ADAR 5782

 

 

Storia e memoria

 

Sprazzi di memoria

Franco Segre

 

Dicembre 1943, viaggio verso l’ignoto

Si parte. Nell’autunno inoltrato si lascia la cascina Ghislera di Castellino Tanaro, che non è più sicura, e, con la Nena, si va verso un luogo che non mi è stato detto (io sono un chiacchierone!) e che ci ha indicato l’ing. Cesa. Ma occorre pernottare a Torino: la casa nostra è troppo esposta ed è sinistrata, quella dei nonni è pericolosa, gli alberghi per noi non esistono: il luogo prescelto è la clinica Sede della Sapienza di Via Bidone, dove la direttrice nasconde gli ebrei e il nonno materno Dorino, con la nonna Adele, è ricoverato per malattia. Sono fiero ed emozionato per essere stato messo al corrente di questa parte del viaggio, ma mi chiedo dove mai andremo a finire. Però non oso fare domande indiscrete. Si viaggia in treno nel pomeriggio, con i soliti documenti falsi, nella speranza di non subire controlli. Ma, giunti a Bra, le notizie comunicate dal capotreno sono funeste: la stazione di Torino Porta Nuova è impraticabile per un violento bombardamento e il treno si fermerà a Trofarello, dove ci dicono che forse si potrà salire su un trenino che percorre la strada statale per Torino. Per la confusione generale generata dalla notizia improvvisa, la polizia ferroviaria non trova il tempo per controllare i nostri documenti, che, pur essendo falsi, creano una grande apprensione. I ritardi accumulati del treno fanno sì che giungiamo a Trofarello verso le 22, ora troppo tarda per prendere l’ultima corsa del trenino per Torino.

Ci avviamo a piedi verso la fermata del trenino, dove, per miracolo, troviamo ancora la gente che lo aspetta. Quando arriva e si ferma, non ci accorgiamo che ci troviamo sul lato sbagliato, e tentiamo di salire con tutti i bagagli sulla motrice, piena di gente, dalla parte non controllata dal capotreno, che quindi fischia la partenza mentre la mia sorella Nucci è salita e noi altri siamo ancora a terra. La Nena sale sulla vettura già in moto per non lasciare sola la Nucci, e, al primo movimento, gridiamo “Alt!!, “Ferma!”. Per fortuna, il guidatore ci ascolta e frena. Partiamo quindi insieme da Trofarello, schiacciati, ma ben grati per essere ancora tutti indenni. Ma un altro rischio ci attende: la polizia controlla i documenti, partendo dall’ultima vettura: non potevamo sfuggire all’investigazione che, a quell’ora e con la caccia agli ebrei di quei giorni, avrebbe sicuramente rivelato la nostra vera identità. Superato Moncalieri, stiamo entrando in Torino e fra poche fermate dovremo scendere, ma i poliziotti sono già nella vettura contigua alla nostra. Però, data l’ora tarda, decidono di scendere: scampato pericolo! Alla fermata del Ponte Isabella scendiamo, questa volta dalla parte giusta.

Ma incontriamo un’altra difficoltà: come faremo ad arrivare a quell’ora, con il coprifuoco, alla clinica di Via Bidone? Percorriamo a piedi il ponte sul Po, disperando di trovare un mezzo pubblico. Nella grande incertezza e nel gelo dell’ora tarda il cammino sul ponte risulta lungo e faticoso. Ma la fortuna ci assiste: il tram numero 15 è pronto ad aspettarci al suo capolinea ed a portarci, gratis e senza controlli, alla nostra destinazione notturna, dove siamo attesi dalla suora direttrice, che ci spedisce subito in camera da letto, con la speranza che non ci siano di notte nuovi bombardamenti. Ma quella notte passa liscia e ci consente di riflettere: se il treno avesse potuto proseguire da Trofarello per Torino i poliziotti ci avrebbero certo raggiunto; se il trenino fosse stato puntuale non saremmo sfuggiti alle loro grinfie; se il manovratore non avesse ascoltato le nostre grida di “Alt” …; se il tram non avesse aspettato il nostro arrivo dal ponte Isabella deserto; se la Madre Superiora dell’ospedale non ci avesse accolto, … non sarei qui a raccontare!!

IL viaggio proseguirà al mattino. Dove andremo? Per me si va verso l’ignoto!

 

La meta provvisoria

Alla mattina partiamo in treno dalla stazione di Porta Susa, raggiunta in tram, verso Novara, dove troveremo la coincidenza con la ferrovia che conduce al lago Maggiore. Evitando con intuito i controlli, ma superando parecchie fermate non previste, arriviamo indenni a Laveno, dove scendiamo alla sera e incontriamo l’ing. Cesa, che ha organizzato tutto il viaggio e ci sta aspettando. Sotto la sua guida ci spostiamo all’imbarcadero, dove ci aspetta il battello del traghetto verso Intra, sull’altra costa del lago. Da qui ci dirigiamo a piedi alla casa dell’ing. Cesa, dove, con la sua simpatica ed efficiente moglie, mangeremo e trascorreremo la notte. Veniamo però a sapere che i signori Cesa andranno a dormire in albergo per poterci ospitare nel loro piccolo alloggio, evitando così di essere visti e controllati. Però, finita la guerra, scopriremo che i vicini sapevano tutto e non hanno parlato. Che brava gente!

Ma Intra non è ancora la nostra meta: mi viene detto da Papà e Mamma che al più presto faremo un altro viaggio: questa volta e ancora una volta, verso l’ignoto!

Franco Segre

Haim Cahan, nuvole

 

 

 

 

Share |