MARZO 2022 ANNO XLVII-232 ADAR 5782

 

 

Storia e memoria

 

 

 

Ebrei rifugiati in Svizzera
Archivio federale di Berna

Benedetto Terracini

 

L’immagine degli ebrei rifugiati in Svizzera durante la seconda guerra mondiale che viene fornita dall’Archivio Federale di Berna è, ovviamente, burocratica, ma non priva di interesse. Tra l’altro, lì giaceva il quaderno delle accettazioni e dei respingimenti al posto di frontiera di Caprino, dal quale nel 2010 Ruben Rossello, per la televisione svizzera, trasse un commovente video che a suo tempo venne presentato in Comunità.

Per ciascun profugo è possibile reperire la documentazione esistente, collegandosi liberamente al sito internet: https://www.recherche.bar.admin.ch/recherche/#/it/ricerca/semplice. Per avere la documentazione digitalizzata, bisogna effettuare una semplice registrazione ed accedere al servizio che è totalmente gratuito.

Così facendo, nel giro di qualche settimana, ho acquisito la documentazione relativa alla famiglia di Arturo Debenedetti (genitori, tre figli e due nonni paterni), in Svizzera dal novembre 1943. Un dossier separato per ciascuna persona: i documenti, in ciascun dossier, si susseguono senza alcun ordine temporale o di altra logica (almeno a mio parere). Il dossier più voluminoso è quello del capofamiglia (un centinaio di pagine). Il più sottile è quello di una delle bambine, consistente nella dichiarazione della sua accettazione come immigrata illegale in Svizzera, in due versioni del “foglio dei connotati” e da qualche fotografia.

Si possono distinguere cinque tipologie di documenti, rispettivamente relative a:

i. accettazione in Svizzera, fino all’ordine di liberazione dal controllo militare e passaggio al controllo dell’Ufficio Cantonale Stranieri della successiva residenza;

ii. spostamenti di residenza dopo l’accettazione in Svizzera;

iii. situazione finanziaria e accesso ai conti bancari (dove esistenti, come nel caso specifico);

iv. fine dell’esilio e rientro in Italia;

v. personali (per Arturo Debenedetti, geologo, gran numero di note di richiesta, di risposta interlocutoria e – finalmente – di concessione di autorizzazione a collaborare con la Commissione Geotecnica della Società Svizzera di Scienze Naturali).

Fin dagli ultimi giorni di aprile 1945, Arturo Debenedetti ed altri sono rientrati in Italia con mezzi propri (gambe comprese), anche se ciò non era consentito. Per il grosso dei rifugiati italiani, alla fine di giugno 1945 vengono mandate, ai singoli, istruzioni – con precisione svizzera - sulle modalità di rimpatrio, (concordate con le autorità di occupazione alleate in Italia), con restituzione dei documenti “depositati presso di noi”. Le famiglie possono avere bagagli fino a 45 kg a persona, mentre ai single è consentito un solo contenitore del peso che sono capaci di trasportare. Il congedo conclude dichiarando “Non è stato possibile offrire quanto avremmo voluto offrire: abbiamo tuttavia fatto del nostro meglio per darvi tutto quanto ci era possibile”. Credo che per i destinatari (quindi esclusi i respinti), il messaggio in gran parte corrisponda al vero.

Il “periodo svizzero” è ancora vivo in molte famiglie ebree italiane, nella memoria degli anziani e – probabilmente – nella conservazione di lettere, fotografie e altri documenti. Alle famiglie, può interessare una integrazione con gli accessibili documenti burocratici svizzeri. All’Archivio Terracini interessa garantire la raccolta e la conservazione di qualsiasi documentazione su eventi così drammatici: nulla è “troppo personale” o “poco pertinente”. È sempre valida la raccomandazione di non essere frettolosi nell’eliminare documenti.

Benedetto Terracini

 

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