MARZO 2022 ANNO XLVII-232 ADAR 5782

 

 

Storia e memoria

 

 

 

Ricordi saluzzesi
Lapidi spezzate, 1973

Beppe Segre

 

La telefonata inattesa di mio padre mi spaventò. Era agitatissimo: “Vieni subito. Quei delinquenti! Sono entrati nel Cimitero e hanno distrutto le lapidi delle tombe”. Io cercai di sdrammatizzare la situazione. Purtroppo però aveva ragione lui. Accompagnato dalla custode, corse subito dai Carabinieri, nella sua qualità di delegato della sezione di Saluzzo, a sporgere regolare denuncia.

Sulla Stampa Sera del giorno dopo, venerdì 23 febbraio 1973, la notizia compariva sotto il titolo “Ignoti vandali profanano tombe nel cimitero ebraico di Saluzzo: sono state divelte e spezzate quindici tombe”. Si trattava di tombe tra le più antiche, posizionate laggiù, nel punto più lontano dall’ingresso. Non fu rovinata la lapide che ricordava le vittime della Shoah perché questa si trova all’esterno del Cimitero, e le azioni dei vandali sarebbero state sotto gli occhi di tutti.

Offesa tanto più dolorosa se si considera che la Shoah fu particolarmente feroce in questo territorio: 45 gli ebrei residenti in Saluzzo a inizio 1939, di questi 20 furono deportati, cui sono da aggiungere altri 2 deportati tra coloro che arrivarono a Saluzzo successivamente e 8 tra gli sfollati qui per allontanarsi dall’area metropolitana torinese e dalle minacce dei bombardamenti degli Alleati; tornò dai lager una sola persona, “con il corpo e l’anima piagati, sopravvissuta a una via crucis atroce attraverso Birkenau, Bergen Belsen, Dessau, Terezienstadt”, come scrive Adriana Muncinelli..

L’articolo proseguiva poi nel dettaglio: “Ieri sera, nonostante l’oscurità, la custode del Cimitero Ebraico si accorgeva che alcune tombe erano state manomesse. Con l’aiuto di una torcia elettrica poteva constatare poco dopo che parecchie lapidi in marmo erano state rotte. Oggi, dopo un sopralluogo più attento, anche se non sono emersi elementi precisi a carico di alcuno e i moventi del gesto criminoso non sono chiari, si sono potuti accertare alcuni particolari che potrebbero portare, secondo gli inquirenti, all’identificazione dei responsabili. Si è stabilito che i vandali, che sono penetrati nel Cimitero scavalcando il muretto di cinta, alto non più di due metri, dovevano essere quattro o cinque. Dopo aver spaccato le lapidi a calci e con dei sassi, hanno tentato di abbattere un cippo legandovi alla sommità una corda a cappio. Ma l’impresa non è riuscita perché la corda si è rotta: un pezzo di essa è rimasta penzolante dal cippo, quasi un macabro simbolo di impiccagione. Sembra che qualcuno li abbia visti mentre fuggivano verso un vagone ferroviario in sosta su un binario morto della vicina stazione ferroviaria. Si tratterebbe di giovani ma al riguardo gli inquirenti mantengono il massimo riserbo”.

Poi c’era la storia dell’aereo abbattuto.

La prima pagina di tutti i giornali il 22 febbraio pubblicava la notizia che nel giorno precedente, 21 febbraio, un aereo civile della Lybian Arab Airlines in servizio tra Bengasi e il Cairo aveva perso la rotta mentre sorvolava una zona particolarmente critica sopra il deserto del Sinai. Due caccia israeliani l’avevano intercettato e, temendo un attacco di terroristi suicidi forniti di esplosivo, come era stato minacciato, prima invitarono, poi intimarono all’aereo di atterrare, e infine spararono una raffica. L’atterraggio di fortuna purtroppo non riuscì e l’aereo si schiantò al suolo. Nell’operazione perirono 104 passeggeri e 8 membri dell’equipaggio. Golda Meir espresse subito il dolore del governo israeliano per la perdita di vite umane, ma questa disgrazia aumentò enormemente la tensione internazionale. L’attacco ad un cimitero ebraico in Italia come rappresaglia alla tragedia avvenuta il giorno prima nel Sinai? Poco credibile, anche per i tempi così ravvicinati tra i due fatti, e poi non fu mai espressa alcuna rivendicazione.

Chi sono dunque i responsabili dello scempio delle lapidi? Non sono stati individuati in questo mezzo secolo e non lo saranno mai.

Alcuni amici saluzzesi, militanti nell’area della sinistra, mi raccontarono che cercarono di svolgere qualche ricerca raccogliendo le voci che circolavano nella cittadina, ma anche loro non trovarono prove ma solo sospetti su fascisti venuti da fuori.

Molti saluzzesi esprimono alla nostra famiglia, unici ebrei a Saluzzo, simpatia e solidarietà.

Ci scrivono i rappresentanti dei diversi partiti presenti in Consiglio Comunale, i Socialisti si appellano ai sentimenti della solidarietà antifascista, i Democristiani alla secolare tradizione di armoniosa convivenza, e così via, ogni gruppo esprime la propria motivazione, ma tutti sono concordi nella più severa condanna di questo atto di antisemitismo. Con l’onorevole Manlio Vineis, esponente politico di grande autorevolezza, già vice Sindaco, e ora Parlamentare, figlio di Liderico, leader della Resistenza saluzzese ucciso a Mauthausen, “condividiamo il comune tributo di dolore che abbiamo pagato all’intolleranza e all’odio”. E poi ancora ci invia un messaggio di rammarico e deplorazione il Sindaco prof. Gerbotto, un professore di lettere che sa affascinare gli studenti più distratti quando commenta i versi danteschi ma anche un amministratore deciso ed efficiente, e infine anche il Vescovo, Monsignor Antonio Fustella, con cui si avvia un colloquio sulla “sempre incombente presenza dei nemici dell’uomo e – attraverso l’uomo – dei nemici di Dio.”

Per alcuni giorni siamo affannosamente impegnati ad aggiornare la situazione, battere alla macchina da scrivere relazioni in più copie usando carta carbone e veline, inviare raccomandate espresso alla Comunità a Torino, all’Unione delle Comunità Israelitiche Italiane a Roma e al CDEC a Milano, e rispondere alle persone lontane che chiedono se le tombe dei propri familiari sono state danneggiate.

È l’unico atto di antisemitismo dopo la Liberazione, e a molti questo attacco vigliacco, condotto di notte contro delle pietre tombali, in una città quasi senza più ebrei fa ritornare in mente la violenza del Fascismo.

Il Sindaco porta all’approvazione del Consiglio Comunale, nella seduta del 1° marzo,  un manifesto da affiggere con il tricolore ed a cui dare il massimo risalto: “CITTADINI Un gravissimo atto di vandalismo ha recato oltraggio alla Comunità Ebraica saluzzese, oltraggio tanto più deprecabile in quanto avvenuto in una città che ha duramente sofferto sotto il dominio nazifascista e che agli ideali della Resistenza ha sacrificato tante vite umane anche e soprattutto nell’ambito della Comunità israelitica. Il Consiglio Comunale ha unanimemente manifestato il proprio profondo sentimento di umana solidarietà verso i colpiti e il più vivo sdegno di tutta la popolazione per l’inqualificabile episodio che ha offeso il riverente universale rispetto verso i Defunti… In questo doloroso momento invito la cittadinanza a stringersi idealmente attorno ai pochi ebrei saluzzesi sopravvissuti allo sterminio dimostrando loro tutto l’affetto e la stima di questa generosa terra che da sempre li considera suoi figli e che valuta la Libertà quale elemento essenziale per un vivere civile”.

Ci scrive Isacco, il caro buon Isacco Levi, che non lascia mai sole le persone afflitte che hanno bisogno di essere consolate, con il suo stile solenne, magniloquente e personalissimo: “Stupore, dolore, pianto, lacrime, quanto è stato profanato da mani immonde nel nostro Sacro Cimitero della gloriosa e tanto cara Comunità Israelitica di Saluzzo. Stupite o Cieli - dice il Profeta – stupite o voi tutte creature umane che abitate sotto l’unica volta celeste. Dei nostri Dormienti neppure il Loro sonno è tranquillo per causa di vera bruttura umana…. Possa l’Eterno ridare riposo celeste e tranquillo  a tutti i Dormienti profanati  e che nel loro perenne ricordo venga fatta luce su questo tanto criminoso gesto”.

Ci scrive Don Giuseppe Scalafiotti, parroco della parrocchia di S. Maria degli Angeli a la Manta, piccolo comune contiguo a Saluzzo:  “Ho sofferto con Lei e con tutti i suoi Fratelli di fede, che sono pure nostri fratelli, per l’ignobile gesto contro le tombe del vostro Cimitero e passando davanti ad esso mi sono fermato in preghiera,  …mi sono richiamato ai diversi  fratelli israeliti che durante la guerra fratricida sono passati nella mia casa parrocchiale di Manta ed a cui ho potuto offrire un po’di ospitalità. Purtroppo essere ebrei in quell’epoca era una colpa morale e politica e seppi poi  che tutti furono uccisi.. una cara famiglia composta  dalla mamma, un figlio di 18 anni, e due figlie che si fermarono con me due giorni e poi erano andati in Val Maira dove credevano di essere salvi e invece … furono uccisi. Il ricordo loro è sempre vivo in me e sono sicuro che sono nella pace di Dio”.  

Poi è il tempo della ricostruzione.

Per evitare il ripetersi di azioni come questa ad opera di malintenzionati, la Comunità Ebraica incarica l’impresa di fiducia di rialzare il muro di cinta del massimo possibile compatibilmente con  quanto prevede il Piano Regolatore cittadino.

Per esternare in modo tangibile la sincera costernazione della città, il Consiglio Comunale ha anche stabilito di assumere a carico della Collettività Saluzzese le spese per la ricostruzione dei ricordi marmorei barbaramente divelti e per la costruzione di una nuova lapide che ricordi questo episodio.

Infine, un anno dopo, alla data del 25 aprile, e la scelta non è casuale, viene posata la lapide in memoria di quanto era successo. In previsione di un gran numero di partecipanti la Comunità ha noleggiato un bus per il trasporto da Torino a Saluzzo. Ricordo la partecipazione di amici, intellettuali, partigiani in un clima commosso ed emozionato.

La lapide ora è là, sul muro in prossimità dell’ingresso, insieme ai frammenti delle lastre originali, per ricordare per sempre l’oltraggio subìto e insieme la reazione unanime dei saluzzesi.

Il testo dettato dal Sindaco presenta una certa difficoltà, ci si deve soffermare un poco per comprenderlo bene, ma il significato complessivo è chiaro e forte e non ha bisogno di commenti, discussioni, spiegazioni:

Indietro non si torna! Il rifiuto del fascismo è definitivo!

Beppe Segre

 

La Città di Saluzzo

nel solco della tradizione di sua antica civiltà

volle ricostruire

con spontaneo generoso gesto

le lapidi infrante

da mano sacrilega ignara del definitivo rifiuto

al ritorno di barbari tempi

che ogni fede accomuna

 

Saluzzo, 1 marzo 1973

 

 

Alcune lapidi ricostruite applicate al muro del Cimitero ebraico di Saluzzo

 

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