MAGGIO 2022 ANNO XLVII - 233 IYAR 5782

 

 

Prima pagina

 

 

Legami pericolosi.
Simpatie politiche del presidente della comunità ebraica di Milano


David Calef e Stefano Levi Della Torre

 

 

Non è costume di Ha Keillah occuparsi delle conferenze dei partiti politici. Ma per la conferenza programmatica di Fratelli d'Italia (FdI) tenutasi di recente a Milano e organizzata per promuovere FdI come forza egemone della coalizione di destra, pronta a governare l’Italia, abbiamo fatto un’eccezione. E abbiamo fatto bene. Bastava attendere il 1o maggio.

Durante la terza giornata conclusiva della conferenza, il senatore Ignazio La Russa ha letto un messaggio di un suo caro amico, il presidente della Comunità Ebraica di Milano (CEM), Walker Meghnagi:

“Caro Ignazio, Cara Giorgia, ringrazio per l’invito ad intervenire come ospite alla vostra assemblea programmatica alla quale per impegni fuori Milano non potrò essere presente. Ho seguito dai mezzi di informazione la vostra manifestazione così come, sin dai tempi della tua sincera amicizia con mio padre Isacco, seguo con attenzione l’evoluzione della destra politica italiana che mai ha mancato di schierarsi con Israele in politica estera e che è in prima fila nella condanna dell’Olocausto e delle orrende leggi razziali, la più grande tragedia “la Shoah”. Sono a conoscenza dei vostri ottimi rapporti a Roma come a Milano con esponenti della comunità ebraica e mi rallegra sapere che ci accomuna l’amore per il valore della libertà e da buoni conservatori, lo sguardo al futuro ma sapendo conservare le tradizioni e l’identità che contraddistingue ogni popolo. Buon lavoro per il bene della concordia e della crescita della Nostra Italia”. 

Ascoltato il messaggio di auguri di Meghnagi, eravamo pronti a fare una buona azione recapitando al presidente della Comunità Ebraica di Milano un dossier che documenta le nostalgie fasciste radicate nel partito e tra i simpatizzanti di Giorgia Meloni. C’è solo l’imbarazzo della scelta. Avremmo cominciato con i filmati pubblicati a settembre del 2021 da Fanpage sull’eurodeputato Carlo Fidanza impegnato a cercare fondi neri per la campagna elettorale al consiglio comunale di Milano dell’avvocata Chiara Valcepina insieme ad una corte di sodali che fa saluti romani e battute contro immigrati ed ebrei.

Avremmo continuato con la mozione d’affetto della sezione veronese di Gioventù Nazionale, l'organizzazione giovanile di FdI, per León Degrelle, il politico belga collaboratore dei nazisti e membro delle Waffen-SS.

 

 

Non avremmo scordato di menzionare la partecipazione di Francesco Acquaroli (allora deputato e ora governatore delle Marche) ad una cena organizzata per celebrare la marcia su Roma (Acquasanta Terme, 28 ottobre 2019). Anche a ridosso della conferenza salutata da Meghnagi il 1o maggio, i dirigenti di FdI non hanno nascosto le proprie passioni politiche: a Milano alcuni dirigenti campani di FdI hanno festeggiato in un noto ristorante milanese dalle pareti coperte da cimeli fascisti e, pochi giorni più tardi, l’ex sindaco di Rieti, impegnato nella campagna elettorale in favore di un politico locale, ha detto: “dobbiamo andare avanti al grido di battaglia. Che è sempre il solito: “Boia chi Molla”.

È difficile immaginare che le ricorrenti manifestazioni di simpatia di decine di dirigenti locali di FdI per le idee e l’iconografia del fascismo possano essere derubricate a mera goliardia come vorrebbe la leadership del partito. Ma proviamo ad ammettere che fare il saluto romano e gridare Boia chi molla siano leggerezze compiute - contro ogni evidenza – da pochi individui, e che Giorgia Meloni abbia ragione quando afferma che “nel dna di Fratelli d’Italia non ci sono nostalgie fasciste, razziste, antisemite”.

Del resto, è vero che Giorgia Meloni non ha mai esibito simpatie esplicite per il fascismo ma questo non le impedisce di postare tweet che non avrebbero sfigurato nelle pagine di Der Stürmer, per esempio quello in cui nel 2018 dava dell’usuraio a George Soros.

Delle due l’una: o Meghnagi è poco informato oppure è perfettamente a conoscenza delle nostalgie fasciste e del linguaggio xenofobo e antisemita, ma ci passa volentieri sopra perché... Bene, confessiamo che non sappiamo bene perché. Nel messaggio, Meghnagi elogia l’estrema destra italiana “che mai ha mancato di schierarsi con Israele in politica estera”, ma forse c’è dell’altro.

Forse c’è una genuina sintonia tra una parte degli ebrei milanesi e italiani e le idee della destra radicale, alleata con il regime illiberale ungherese di Orbán (un problema per l’Europa), schierato col regime di Putin, nonché primo promotore di campagne contro l’“usuraio” Soros, ebreo scampato alla Shoah e sostenitore della società liberale e aperta; alleata con Trump, istigatore di un tentativo di colpo di stato contro la democrazia negli USA; alleata con il partito ultracattolico Legge e Giustizia, al governo in Polonia, paese in cui è proibito avanzare dubbi sulla narrazione della Shoah imposta per legge; alleata con Santiago Abascal, leader in Spagna del partito neo-franchista Vox, sostenitore della chiusura delle moschee e della proibizione dell’aborto.

 

 

Comunque, oltre alla fascinazione per l’Italia del Ventennio diffusa in FdI, e oltre alle sue preoccupanti alleanze, soffermiamoci sul programma presentato oggi da FdI per governare l’Italia di domani. Perché è proprio la visione strategica di FdI che dovrebbe preoccupare i cittadini italiani e tra questi specificamente gli ebrei. Limitiamoci a due tra i leitmotiv più in voga nella propaganda di FdI.

Uno tra i più ricorrenti è la teoria della Grande Sostituzione, il piano secondo cui la civiltà cristiana europea sta per essere rimpiazzata da immigrati africani e mediorientali, in una cospirazione ordita da grandi poteri economici emblematicamente rappresentati, chissà perché, dall’ebreo “usuraio” Soros. Secondo la teoria, ripetuta ad ogni comizio, le élite globali – di cui la nostra sinistra democratica sarebbe burattino – promuoverebbero l’immigrazione di massa per sfruttare forza lavoro a basso costo.

In realtà è proprio disconoscendo, come fa la destra, i diritti degli immigrati che se ne promuove lo sfruttamento indiscriminato. Un corollario della teoria della Grande Sostituzione è la distinzione tra profughi “veri” e quelli “fasulli”. Gli ucraini che scappano dal loro paese sono profughi autentici, mentre gli immigrati che arrivano in Italia dal continente africano o dall’Asia sono spacciatori, violentatori e comunque individui che beneficiano del welfare italico a discapito degli italiani a basso reddito. L’Italia sotto la guida di Meloni rifiuterà, o meglio non riconoscerà l’ingresso ad afgani, siriani, sudanesi del Darfur tutti in gita in Italia per vivere alle spalle dell’Italia cattolica.

La teoria della sostituzione, che animò l’antisemitismo fin dal XIX secolo (gli ebrei che minacciano di sostituire i cristiani nei gangli decisionali della società – i media, l’università, la finanza e la politica) – Meghnagi dovrebbe saperlo – è oggi un punto fermo del nazionalismo dell’ultradestra globale venata di antisemitismo e di razzismo.

Data la storia della diaspora, fa un certo effetto vedere tra gli ebrei predilezioni per demagogie politiche e regimi animati dalla xenofobia e dall’aspirazione all’omogeneità etnico-religiosa contro le minoranze.

Ma il giorno dopo la conferenza di FdI, Meghnagi ha pubblicato su Mosaico, il sito della Comunità Ebraica milanese questa specie di rettifica:

“In questi giorni è apparso un mio messaggio strettamente personale sul Secolo d’Italia, che è stato utilizzato strumentalmente come sostegno al convegno organizzato da Fratelli d’Italia.

A un invito a cui non ho aderito, ho risposto che sto seguendo con attenzione l’evoluzione della destra che, seppur dimostri vicinanza alla Stato di Israele e abbia fatto passi avanti nella consapevolezza della storia della Shoah, ha ancora una forte necessità di fare i conti con le sue pericolose frange estremiste, condannando senza ambiguità gli orrori del fascismo. Rimango fermamente convinto che i rapporti personali, che i rappresentanti politici delle istituzioni ebraiche sono tenuti ad avere con i politici, per il bene delle stesse istituzioni, non possano comunque essere interpretati come espressione della posizione della Comunità Ebraica di Milano che è composta da persone con idee diverse, appartenenze politiche diverse e che sarà sempre schierata unanimemente contro quel fascismo purtroppo ancora oggi presente nella società.”

Dunque si può essere sul piano “strettamente personale” amici di chi non ha condannato il regime fascista in quanto tale, e anzi si può dichiararlo addirittura “in prima fila” (sic) nella condanna dell’Olocausto e delle “orrende leggi razziali”, e tuttavia si può ammettere che, come rappresentante degli ebrei, la cosa, resa pubblica, non sembri opportuna. A questo si riduce la “rettifica” di Meghnagi.

Dal messaggio letto dal senatore La Russa deduciamo che Walker Meghnagi e molti ebrei che si sentono rappresentati da lui sono disposti ad offrire una legittimazione “ebraica” a nostalgie fasciste e a condividere predilezioni verso regimi illiberali e oppressori di minoranze in cambio del sostegno alla politica israeliana. Quanto poi questa commistione di “valori” faccia bene a Israele e ai “valori ebraici” è francamente dubbio.

Le esternazioni di Meghnagi hanno scosso il mondo ebraico milanese. Pochi giorni dopo il messaggio del presidente della CEM all’adunata di FdI, i consiglieri della lista di minoranza Milano Ebraica, che rappresenta quasi la metà degli iscritti, si sono dimessi per protesta, aprendo la strada, forse, a nuove elezioni. Ci saranno probabilmente nuovi sviluppi. Intanto sappiamo da che parte batte il cuore di Meghnagi.

David Calef e Stefano Levi della Torre

14 maggio

 

 Vignetta di Davì


 

 

Abbiamo appreso con sgomento che il 10 maggio il Presidente Meghnagi ha trovato sul vetro della sua auto una busta con all’interno tre proiettili. Siamo costernati per questo gravissimo e inqualificabile atto intimidatorio ed esprimiamo al Presidente Meghnagi tutta la nostra solidarietà.


HK

 

 


 

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