MAGGIO 2022 ANNO XLVII - 233 IYAR 5782

 

 

Ucraina

 

 

Frottole di primavera


David Calef

 

Durante i tre mesi trascorsi dall’inizio dell’invasione russa in Ucraina, il campo dei pacifisti nostrani si è andato via via consolidando. Per alcuni di loro, pacifisti forse non è il termine più esatto visto che quanto accomuna i vari Orsini, Di Cesare, Santoro etc. è la proposta di non inviare armi all’Ucraina e lasciarla quindi alla mercé dell’invasione russa decretando quindi la fine di un’Ucraina indipendente e democratica. Sono quindi pacifisti a senso unico: strepitano se gli ucraini prendono le armi per difendersi, molto meno se a bombardare e a uccidere sono i russi.

Invece di vedere la realtà per quella che è – un regime autoritario ha invaso un paese di cui ha già occupato una regione (la Crimea) - i pacifisti nostrani riservano la propria indignazione e il proprio biasimo non alla Russia, ma alla Nato e all’Ucraina. Che non sono affatto immuni da torti anche gravi (si veda ad es. la ventennale occupazione dell’Afganistan o la discriminazione delle minoranze russofone). Il problema è che i nostri soi-disant intellettuali del dissenso diffondono spesso notizie tendenziose quando non del tutto false. Mi limito a fare due esempi.

Il 13 marzo il teatro d’arte drammatica della città di Mariupol nella regione orientale di Donetsk è stato bombardato. Secondo le prime stime del governo ucraino i bombardamenti avevano ucciso circa 300 persone che si erano rifugiate nel teatro.

Qualche giorno dopo il bombardamento, la professoressa Donatella Di Cesare ha scritto un tweet che recitava:

“Né notizie né verità... il massacro dei trecento civili nei sotterranei del teatro a Mariupol era una frottola. Dove informarsi? E quali sono comunque gli effetti di tutto questo sull’opinione pubblica?”

Un tweet in linea con le notizie diffuse dall’agenzia ufficiale d’informazione della Federazione Russa Tass secondo cui truppe del battaglione Azov avevano fatto esplodere il teatro uccidendo gli abitanti di Mariupol che vi avevano trovato rifugio.

 

 

Un mese e mezzo più tardi, all’inizio di maggio, l’Associated Press ha pubblicato un articolo dettagliato che, oltre a confermare i fatti accertati preliminarmente a marzo, stimava che le vittime siano state 600 e che il crimine è stato commesso dall’esercito russo. Il che non risulta affatto sorprendente visto che quest’ultimo ha raso al suolo gran parte della città costiera con la stessa perversa determinazione già esibita ad Aleppo (2015) e a Grozny (1999-2000).

A metà maggio sono andato a rileggere il tweet della professoressa Di Cesare. Non so se sia stato inghiottito da un buco nero o rimosso da lei in seguito ad un tardivo ravvedimento, fatto sta che il tweet del 19 marzo non c’è più.

Sembra lecito chiedersi fino a che punto il pregiudizio (anti-Ucraina, anti Stati Uniti, anti-realtà...?) possa indurre la Di Cesare a trarre conclusioni negazioniste.

Un altro esempio di manipolazione dei fatti è quello compiuto da Moni Ovadia durante la manifestazione Pace Proibita organizzata da Michele Santoro al teatro Ghione il 2 maggio. Ovadia ha cominciato il suo intervento partendo da un fatto indiscutibile: il battaglione di Azov è composto in parte da simpatizzanti nazisti. L’intento di Ovadia era dimostrare la tesi che l’Ucraina è un covo di nazisti, in sintonia con la versione di Putin, secondo cui l’obiettivo dell’Operazione Speciale è di denazificare l’Ucraina. A tal fine, Ovadia si è affidato alle farneticazioni di Lara Logan, una giornalista sudafricana che sostiene da anni teorie popolari tra l’ultradestra antisemita americana. La Logan ha paragonato l’immunologo Anthony Fauci a Josef Mengele e ha sostenuto di recente che la famiglia dei Rothschild aveva assunto Charles Darwin per proporre la teoria dell’evoluzione. Ovadia quindi prende per buone le idee di una sciroccata cospirazionista e omette di dire, per esempio, che il partito di estrema destra ucraino Svoboda (Libertà) alle ultime elezioni ha raccolto il 2% circa dei voti e conta in parlamento un solo deputato su 450. O che la galassia di gruppuscoli neofascisti (Pravyi Sector, KUN, etc.) alle elezioni parlamentari fatica a raccogliere il 2% dei consensi. Non bisogna affatto sottovalutare la pericolosità politica e sociale (ne sanno qualcosa attivisti liberal, femministe e minoranze etniche) dei gruppi neonazisti ucraini, ma se avere in casa gruppi di destra radicale fosse una buona ragione per invadere i paesi limitrofi in Europa conteremmo un’invasione ogni anno. E soprattutto, perchè Ovadia non ha detto una parola sui crimini del gruppo Wagner? Forse la scia di sangue, terrore e torture lasciata in Mali, Repubblica Centrafricana e Siria non era abbastanza visibile dal palco del teatro Ghione? Strano, perchè a confronto dei mercenari russi del Gruppo Wagner, i paramilitari di Azov sono boyscout alle prime armi.

Ovadia ha continuato minimizzando le affermazioni del ministro degli esteri russo Sergei Lavrov sulle origini ebraiche di Hitler aggiungendo che tra le alte gerarchie dei nazisti ci fossero diversi ebrei. Anche in questo caso omettendo di rilevare l’antisemitismo ostentato nei talk show russi.

È triste constatare come Ovadia, che si dichiara difensore degli ultimi e che per molti anni ha difeso degnamente le ragioni dei palestinesi di fronte all’occupazione israeliana, si faccia abbindolare da una propaganda così indecente.

 

David Calef

20 maggio

Menorah del Memoriale della strage di Drobytsky Yar, a Kharkiv, Ucraina, danneggiata da una bomba russa.

 

 

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