MAGGIO 2022 ANNO XLVII - 233 IYAR 5782

 

 

Ucraina

 

 

Bimbi che non vogliono giocare
L’Hashomer Hatzair e l’Ucraina


Riccardo Correggia

 

Entrato in quel luogo inospitale, fuori il termometro toccava lo 0 mentre all’interno c’erano 25 gradi di aria stantia, il pensiero del “tra pochi giorni torno a casa” è stato il motore del prolungamento della mia permanenza a una settimana. Già, perché “Io, Riccardo Correggia, nato a Milano, tra pochi giorni torno a casa”, ma tutti coloro che mi stanno attorno, con le valigie e quelli che sembrano essere i ricordi di una vita? Loro torneranno a casa? Avranno il loro letto caldo o la loro cucina col frigorifero mezzo pieno? Senza perdermi troppo nel rispondere a questa domanda ho iniziato a fare quello che i miei colleghi e colleghe hanno fatto nelle settimane precedenti e faranno nel mese successivo: giocare coi bambini.

Di guerra non si parlava, bastava voltarsi lentamente di 180 gradi e più per avere idea di ciò che si stava vivendo; si vedevano convogli militari e soldati passare ogni giorno dal centro, all’esterno pullman che caricavano e scaricavano gente, all’interno brandine con anziani sdraiati, madri che cercavano di capire dove erano, nel marasma di persone che si aggiravano in cerca del loro futuro o di un pasto caldo, bambini che avevano sul volto la sofferenza che nessun loro coetaneo dovrebbe mai avere.

E in tutto ciò? Io che cosa facevo in quel posto? Giocavo.

Sono il responsabile milanese del movimento Hashomer Hatzair. Questo movimento, che ha sedi nelle principali città italiane, tra cui Roma, Milano e Torino, dall’inizio della guerra si è attivato per portare aiuto alle comunità ucraine. Ciò è dovuto al fatto che l’Hashomer Hatzair ha, o meglio aveva, oltre a una storia centenaria in Ucraina, alcune sedi attive. Questo ha facilitato enormemente il tipo di aiuti che abbiamo potuto offrire grazie a una rete fidata e coraggiosa di persone operanti sul territorio, in diverse città: Cahrkiv, L’viv (Leopoli), Kiev, per dirne alcune. Se all’inizio gli aiuti sono stati essenzialmente concentrati sulla raccolta fondi – continuate a donare!- per comprare cibo e beni di prima necessità nei paesi limitrofi da far passare in Ucraina, già dopo poche settimane avevamo organizzato spedizioni di cibo, pullman che dall’ucraina sono passati in territori non in guerra, affittato appartamenti per persone in fuga e altro. Ma non ci siamo fermati qui; la nostra attenzione è andata anche a Przemysl, al confine tra Polonia e Ucraina. Qui c’è un centro di aiuti umanitari per profughi che passano il confine. Ed è qui che io giocavo. In questo centro infatti passano ogni giorno famiglie spezzate - solo donne, anziani e bambini – e rimangono per poche ore o pochi giorni in attesa di salire su dei pullman che li porteranno verso “casa”. In questo centro l’aria che si respira, oltre a essere stantia, è triste e sconsolata. Vorrei tanto scrivere che almeno i bambini sono dispensati da questa tristezza, ma mentirei. Ed è per questo che l’Hashomer Hatzair, in questo luogo di passaggio, di tristezza ma allo stesso tempo di speranza, ha aperto un asilo – o centro ricreativo per ragazzi e ragazze tra i 2 e i 15 anni, ma era un po’ troppo lungo da scrivere. Ecco spiegato il perché io in quel luogo giocassi. Qual è la prima cosa che ho fatto? Dare un calcio a un pallone, ovviamente. Partita di calcio con bambine e bambini del centro trasformatasi poi in gioco libero tra bowling, disegno e tanto altro in un piccolo spazio ritagliato da uno stanzone, ex negozio riconoscibile dalle vetrate, pieno di lettini con sacchi a pelo per dormire - qui abbiamo ritagliato il nostro piccolo angolo blu di felicità. Detto così purtroppo sto tralasciando quella che il più delle volte era la realtà a cui noi educatori e educatrici ci trovavamo di fronte; bambini e bambine che non vogliono giocare. La guerra fa male, e questo ne è un esempio palpabile. Come si fa a far dimenticare a dei bambini di aver lasciato dall’altra parte del confine parte della famiglia, casa e amici, non potendo neanche parlare la loro lingua? Nel nostro asilo facevamo in modo di aver sempre delle persone madrelingua per facilitare la comunicazione, è vero. Ma non sempre erano disponibili, e quindi un sorriso, una palla, uno scherzo facevano spesso diventare quei bronci un abbraccio. Questa l’ho capito solo poco tempo fa, tornato nella mia casa milanese dal frigo mezzo pieno: forse oltre a giocare quei bimbi e bimbe avevano bisogno soprattutto di vedere persone che erano là per loro, a dargli amore.

Ecco, se dovessi riassumere quello che noi dell’Hashomer abbiamo fatto e stiamo facendo anche in questo momento, oltre a far ballare, far disegnare, far vedere film, offrire caffè e un attimo tranquillo a madri stravolte, è proprio questo, stiamo giocando e dando amore.

Chazak ve’ematz[1]

Riccardo Correggia

                               

 

 

 

Per sostenere le attività dell’Hashomer Hatzair per l’Ucraina

Puoi fare un bonifico sull’Iban IT03O0538705006000003263900

G.E.E.D.I. Hashomer Hatzair-Roma
BPER Banca S.P.A., Roma - Agenzia 28
Causale: Ukraine Fund

 

 

[1] Sii forte e coraggioso, motto dell’Hashomer Hatzair