MAGGIO 2022 ANNO XLVII - 233 IYAR 5782

 

 

Letteratura

 

 

Shosha


Emilio Jona

 

 

“Io venni educato sulla base di tre lingue morte - l'ebraico, l'aramaico e lo yiddish (che alcuni non considerano affatto una lingua) - e di una cultura che si sviluppò a Babilonia: Il Talmùd. La cheder

dove studiavo era un locale in cui il maestro mangiava e dormiva e sua moglie faceva cucina. Là io non studiavo l'aritmetica, la geografia, la fisica, la chimica o la storia, ma le leggi che stabiliscono come ci si deve comportare con un uovo deposto durante un giorno festivo, e sacrifici celebrati in un tempio distrutto duemila anni orsono. Sebbene i miei antenati si fossero stabiliti in Polonia circa sei o settecento anni prima che io nascessi, sapevo solo poche parole di polacco. Abitavamo a Varsavia in via Krochmalna, che poteva a buon diritto essere definita un ghetto. In effetti, gli ebrei della Polonia occupata dai russi erano liberi di vivere dove preferivano. Ero un anacronismo sotto ogni punto di vista, ma non lo sapevo, così come non sapevo che la mia amicizia con Shosha, la figlia della nostra vicina Bashele e di suo marito Zelig, aveva a che fare con l'amore. L'amore era quello che intercorreva tra i giovinotti di mondo che si radevano la barba e fumavano sigarette di shabbath e le ragazze che indossavano camicette con le maniche corte e abiti scollati. Follie del genere non toccavano un ragazzo di cheder di sette o otto anni, appartenente a una famiglia chassidica”.

Così inizia Shosha, uno dei tanti romanzi di Isaac B. Singer. E si può dire che in queste poche righe stia racchiuso l'intero paradigma del grande mondo singeriano. Via Krochmalna, dove egli effettivamente visse tutta l'infanzia, viene rievocata qui e poi trasposta da Varsavia nei quartieri di New York in un'adultità vissuta tra gli emigranti polacchi che popolano tanti suoi romanzi o racconti, in uno strenuo, appassionato percorso di un’autobiografia quasi spudorata, lacerata tra ebraismo rabbinico e chassidico e ateismo, con l'ombra implacabile prima e il ricordo poi dello sterminio dell'intera comunità polacca. La parola che vi impera è quella dell'yiddish, la lingua morta in cui solo e sempre Singer si esprimerà per tutta la vita. Il Talmud è il libro di riferimento di qualsiasi comportamento della quotidianità con le sue prescrizioni e il suo ragionare sottilissimo, apparentemente assurdo, fondativo dell'ermeneutica ebraica, il chassidismo è la modalità della vita spirituale dell'ebreo dell'ostjudentung e il ghetto è il luogo deputato in cui lui è stato e si è rinchiuso e infine centrale sta il tema dell'eros, invasivo e onnipresente in ogni racconto, che travolge ogni regola religiosa, ogni conformismo e normalità.

Da queste premesse seguono i pensieri dominanti il mondo di Singer: che all'ebreo piacciono tre cose il sesso, la Torah e la rivoluzione; che il messia arriverà quando il genere umano sarà del tutto innocente o del tutto colpevole, che le parole sono insieme blasfeme e sacrosante, perché il corpo è un recipiente di vergogna, ignominia e santità, mentre esiste nell'ebraismo un timore eretico di Dio per cui si può peccare ed essere nel contempo di lui timorosi. Così via Krochmalna è una strada lercia popolata da rabbini chassidici, ma anche da truffatori, ladri e prostitute e si può essere per Singer contemporaneamente dei satiri senza Dio e degli ebrei fanatici. Ma Dio, ed è di una attualità sconcertante in questi giorni di guerra alle porte dell'Europa, sembra soffrire di una sorta di divina amnesia che gli ha fatto perdere il senso e il controllo della sua creazione, ed è per questo che gli ebrei, e non solo loro aggiungerei, sembrano aver commesso l'errore più grande, quello di illudersi che Dio sia misericordioso, ami le sue creature e odi chi fa il male. In realtà forse Dio ci ha lasciati soli.

Emilio Jona

 

 

Asaf Hanuka con Roberto Saviano

 

 

 

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