LUGLIO 2021 ANNO XLVI - 229 AV 5781

 

 

Italia

 

Equilibri pericolosi
David Terracini

 

 

Stiamo uscendo da giorni di orrore: la pandemia, la guerra in Israele, la tragedia del Monte Meron. Il silenzio è d’obbligo davanti alle vittime, ma si può meditare sui valori che a loro stavano a cuore e che ci stanno a cuore.

Domenica 23 maggio la cabina della funivia del Mottarone, in provincia di Verbania, è precipitata uccidendo 14 passeggeri. Unico sopravvissuto Eitan, bimbo israeliano di 5 anni, che è stato ricoverato a Torino in gravi condizioni. Ha perso madre, padre, fratellino e bisnonni. Sembra che la caduta della cabina sia stata dovuta a due concause: la rottura del cavo di trazione e la contestuale situazione di disattivazione del freno che, in questo caso di emergenza, avrebbe dovuto bloccare la cabina nella sua corsa incontrollata.

Per ammissione di uno dei tecnici il freno era stato volutamente disattivato perché ultimamente altre volte era successo che si bloccasse improvvisamente senza alcun movente di emergenza, impedendo il regolare funzionamento della funivia, che era rimasta per mesi inattiva a causa dell’epidemia Covid. Fiduciosi della tenuta del cavo di trazione, i tecnici avevano affrontato l’azzardo di far funzionare la funivia anche senza quel suppletivo dispositivo di sicurezza. Il motivo addotto, hanno sostenuto, era stato di garantire l’introito economico mancato durante il lungo periodo di fermo della funivia.I responsabili della manutenzione della funivia del Mottarone, accusati di omicidio colposo plurimo e altri reati, sono stati oggetto di una campagna di linciaggio pubblico furioso.

Quale scelta è stata fatta dai tecnici della funivia? Un volta accertato che la sostituzione o la manutenzione del freno avrebbe comportato la inattività della funivia con grave danno economico, essi hanno compiuto un azzardo ragionato. Essi hanno messo in gioco la sicurezza da un lato e l’economia dall’altro.

È lo stesso azzardo ragionato compiuto dal governo nella gestione delle aperture degli esercizi di questi ultimi mesi, mettendo in gioco, anche qui, economia e sicurezza (con l’opposizione che lo spronava ad azzardare ancora di più). La sorte ha voluto che l’azzardo premiasse (per ora) il governo e i ministri, perché non vi è stato un aggravio dell’epidemia ed è calato il numero dei morti per covid. Ma cosa sarebbe successo se invece, a causa di un aggravio dell’epidemia, ci fosse stato un incremento di decessi? Forse che i ministri sarebbero stati arrestati con l’accusa di omicidio colposo plurimo?

Si obietterà che l’economia dell’Italia non è materia privata del governo, ma faccenda pubblica, mentre i soldi ricavati dal funzionamento della funivia vanno in tasca a privati. Ma quasi certamente i tecnici della funivia che hanno disattivato quel freno non erano i gestori economici dell’azienda.

Altra obiezione possibile: l’azzardo ragionato del governo è stato reso pubblico, e chi voleva poteva astenersi dai rischi e rimanere a casa. Ma non tutti i lavori potevano essere smart, e c’era chi a uscire era obbligato.

Qual è il motivo della differenza di punizione riservata a questi due tipi di equilibristi di azzardi pericolosi, nel caso vada loro male? Perché il tecnico di una funivia va in galera se perde la scommessa che ha dovuto giocare obbligatoriamente, e lo statista no?

Fin qui abbiamo parlato delle scelte analoghe di rischio calcolato operate dai tecnici della funivia del Mottarone e di quelle operate dal governo. Ma dissidi analoghi di valori contrapposti si presentano ogni giorno nei luoghi di lavoro, nelle piazze, nei luoghi di culto.

Tutte le volte che accade un incidente sul lavoro si sono giocati valori in contrapposizione: la sicurezza del lavoratore da un lato e il guadagno del datore di lavoro dall’altro. Quest’ultimo è sempre portato a giustificare l’accaduto come tragica fatalità. Ma anche lui ha scommesso sulla fortuna, ed è andata male non a lui, ma al suo dipendente. Purtroppo la frequenza quotidiana di questi incidenti dimostra che il dissidio tra sicurezza e risparmio troppo spesso è risolto a vantaggio del datore di lavoro.

Analogo squilibrio tra prevenzione e risparmio, a vantaggio di quest’ultimo, è stato la causa del crollo del Ponte Morandi di Genova avvenuto nell’agosto del 2018, che ha provocato la morte di 48 persone. E infiniti sono gli esempi di terremoti o di catastrofi naturali che hanno prodotto stragi a causa del risparmio sulle misure di sicurezza. Quando poi il dissidio tra sicurezza e risparmio non coinvolge città intere, come nel caso della ex ILVA di Taranto o della Eternit di Casale Monferrato.

Ma non sempre la sicurezza è in dissidio con l’interesse economico.

Il 3 giugno 2017 la Piazza S. Carlo di Torino, gremita di folla a seguire su maxi-schermo una partita della Champions-League, è stata teatro di un’ondata di terrore che ha causato tre morti e 1500 feriti. In questo caso la sicurezza era contrapposta alla passione sportiva: la prima è stata trascurata per assecondare la seconda.

“Speriamo che non succeda nulla di grave e che la Fortuna mi assista” pensa sempre il giocatore d’azzardo.

Anche la fede religiosa a volte si è trovata in tragica contrapposizione con la sicurezza.Il 30 aprile 2021 sul monte Meron, in Israele, in occasione di Lag ba-Omer, oltre centomila ebrei ortodossi erano in pellegrinaggio alla tomba del rabbino Shimon Bar Yochai, del 2° secolo dell’e.v., ritenuto l’autore dello Zohar. Forse a causa del panico, la calca in fuga ha schiacciato centinaia di fedeli, provocando la morte di 44 persone e il ferimento di oltre 150. Pochi giorni dopo, il 16 maggio a Givat Ze’ev, a nord di Gerusalemme, 60 feriti e due morti per il crollo della tribuna di una sinagoga in costruzione.

Molto spesso queste tragedie in ambiente religioso vengono spiegate dai sacerdoti come punizione divina per i peccati dei fedeli, o per i peccati degli infedeli, o per entrambi. Oppure, più semplicemente, le tragedie hanno luogo perché gli organizzatori ignoravano del tutto i pericoli che correvano i partecipanti. Non vi è stato, in quel caso, alcun rischio calcolato di equilibrio tra sicurezza e fede, ma semplice, brutale ignoranza delle norme e dei provvedimenti di buon senso da adottare a salvaguardia della sicurezza. Ed è assai probabile che sia stata l’ignoranza la causa degli incidenti che hanno coinvolto i religiosi ebrei ortodossi, molti dei quali hanno conoscenze molto approfondite nel campo della fede, ma ignorano spesso totalmente la scienza e la tecnica del mondo laico.

 

Il caso ha voluto che queste tragedie tra i religiosi avessero luogo mentre Israele era attanagliata da due guerre: quella contro Hamas e quella contro il Covid 19. Su tutto il paese piovevano centinaia di missili lanciati dalla striscia di Gaza, Israele bombardava gli obiettivi da cui i missili partivano e difendeva la popolazione con i missili-antimissile dell’Iron Dome e coi rifugi anti-aerei. Le nazioni, in maggioranza, hanno gridato per la sproporzione tra le vittime palestinesi e quelle israeliane, come se la pace fosse più raggiungibile se il numero di morti fosse bilanciato tra le due parti. Contemporaneamente il mondo apprezzava l’efficienza della sanità israeliana, che aveva pressoché sconfitto l’epidemia, battendo sul tempo la maggioranza degli altri paesi.

Certo la sproporzione tra le vittime della guerra guerreggiata è stata dovuta allo squilibrio tra la ricchezza e l’organizzazione di Israele da un lato e dall’altro lato la miseria e la sovrappopolazione dei profughi palestinesi. Ma la sproporzione tra il numero delle vittime è stata dovuta anche alla diversa scala di valori dei contendenti. Il combattente palestinese esalta il martirio nel nome di Allah e della Guerra Santa, mentre il combattente israeliano ha in sommo valore la difesa della vita propria e dei suoi commilitoni. Dal suicidio collettivo degli ebrei della fortezza di Massada e dal martirio degli ebrei-cristiani nei circhi di Roma, la cultura ebraica dominante ha cambiato segno, ed ha assunto la difesa della vita come valore universale non contrattabile. E questo è avvenuto anche in campo religioso.

Gli ebrei religiosi possono amare la montagna? Certo che possono: lodare l’Eterno davanti a spettacoli naturali di grande bellezza è un dovere religioso. Ma scalare le montagne per sport rischiando di lasciarci le penne non è kasher, se il rischio è molto grave, e cioè se non sono sicurissimi l’equipaggiamento, la via percorsa, le competenze ed il meteo. La vita è sacra: la si può mettere in gioco solo per salvare qualcuno. Gli sport molto rischiosi sono proibiti.

All’inizio di questo articolo si è partiti dal disastro della funivia del Mottarone per trattare dell’azzardo calcolato operato da chi ha messo in gioco valori diversi: da un lato la sicurezza, la difesa della vita e dall’altro il risparmio, l’economia, il guadagno. Si è poi proseguito trattando di scelte azzardate tra valori diversi: da un lato la vita e dall’altro il tifo sportivo o la fede religiosa, o nazionale.

E allora ci si chiede: è possibile fare in modo che non abbia luogo questo tipo di azzardo, di scommessa tra opposti valori? O la borsa o la vita?

Il conflitto tra opposti valori non esiste se uno dei due viene ignorato. L’esempio del Monte Meron, di totale ignoranza dell’esistenza di rischi, mostra che in quel caso non è stato necessario fare alcuna scelta: se il rischio non è paventato, chi ha organizzato il pellegrinaggio non ha avuto dubbi. Il pellegrinaggio si è fatto senza dover scegliere tra la vita e la fede. Non c’è stato alcun azzardo. Ma il risultato è stato tragico.

L’ebreo religioso che contempla la meravigliosa montagna ma non la scala, anche lui non compie alcuna scelta azzardata tra la vita e l’emozione della scalata: sceglie la vita senza avere dubbi, anche se gli alpinisti lo prenderanno in giro.

Il conflitto tra opposti valori, poi, non esiste quando i due valori sono obbligatoriamente equipollenti, di uguale intensità. Ma quando mai c’è bilanciamento tra diversi valori, per esempio tra la difesa della vita e il raggiungimento di un obiettivo agognato?

David Terracini

Pierfranco Fabris, Sinagoga di Trieste

 

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