LUGLIO 2021 ANNO XLVI - 229 AV 5781

 

 

Israele

 

Speranza e paura
Emilia Perroni

 

 

Un bambino o una bambina attraversano la strada senza guardare. Dopo che sono arrivati al marciapiede di fronte la madre grida. Può sembrare che si sia arrabbiata ma, in realtà, ha avuto molta paura. Molta. Non era consapevole di avere urlato per paura e non per rabbia.

Succede spesso che i genitori - o tutti noi - ci arrabbiamo ma, di fatto, abbiamo paura o abbiamo avuto paura. Si può verificare che la rabbia nasconda paura o che la paura celi una furia enorme. Così funzionano le nostre emozioni: fa parte della loro natura presentarsi in forme diverse o persino “mascherarsi” nel loro opposto.

Si può dire che ogni carattere ruota attorno a un asse centrale: alcuni sono principalmente mossi dalla paura, altri dalla rabbia o dall’invidia ed altri ancora dalla speranza o da altre sensazioni. Chiaramente si tratta di una descrizione molto schematica: tutti noi proviamo sensazioni diverse e la dinamica fra forze intrapsichiche ed interpersonali varia a seconda dei contesti, dei diversi rapporti e delle diverse fasi della vita. Eppure, spesso possiamo constatare nelle persone, ed in noi stessi, questo o quell’asse centrale.

Nella vita politica possiamo identificare questo o quell’asse in movimenti politici diversi.

A me pare che in Israele le correnti di destra – sia estrema che moderata - facciano leva sulla paura (del nemico, di se stesse e di pericoli esterni) e quelle di sinistra e di centro sinistra sulla speranza: speranza in accordi di pace e di convivenza pacifica fra popolazioni diverse, come mostra la retorica delle destre e delle sinistre.

Chiaramente l’affermazione che solo un elemento domini un individuo o una collettività è semplicistica, eppure spesso si possono identificarne i fili conduttori.

È di importanza cruciale - a mio avviso - il modo in cui le sensazioni vengono gestite: si può “usare” la paura in modo distruttivo, paranoico e paralizzante o servirsene per tenere a freno decisioni impulsive. Viceversa, possiamo esprimere la speranza in modo diffuso e privo di argomentazioni oppure servirci della speranza come leva per avviare ed effettuare cambiamenti.

Per dodici anni Netanyahu si è servito della paura in tutti i modi possibili: in preda alla propria paura, l’ha usata per creare scissioni nella popolazione ed ha fatto intimidazioni sbandierando dati parziali. Ha tentato di distruggere la speranza allo scopo di salvare la propria incolumità. Differentemente dal genitore, che urla quando ha paura e senza esserne consapevole, Netanyahu ha tentato di intimidire in modo consapevole e sistematico la popolazione facendo leva sulle sue paure più arcaiche.

Ogni propaganda combina insieme verità e menzogna, altrimenti non sarebbe efficace. L’arte dei pubblicitari consiste nel saper miscelare elementi veri ed elementi falsi.

Così Netanyahu ha presentato alla popolazione la paura come la verità assoluta.

Donald W. Winnicott, pediatra e psicoanalista inglese, ha scritto che i primi germogli della sensazione di speranza sono insiti nell’aspettativa che ogni neonato nutre nei confronti della madre, che gli dia cibo adatto e provveda alla sua cura, infondendogli la fiducia che anche in futuro l’ambiente in cui si trova potrà soddisfare i suoi bisogni. Nel corso dello sviluppo di tutti noi la sensazione di speranza o quella di mancanza di speranza evolve e si trasforma in forme diverse come credenze, aspirazioni e\o ideologie. Winnicott ha visto anche negli stati più regressivi e persino nelle tendenze anti-sociali espressioni di speranza di nuove opportunità (1954).

Nel mito greco di Pandora, la speranza viene descritta come una delle catastrofi che affliggono il genere umano e rimane chiusa nel vaso di Pandora perché – da un lato - è bugiarda ed induce in errore e dall’altro salva l’umanità dalla distruzione totale.

Lo psicoanalista Stephen A. Mitchell nel suo libro Speranza e paura nella Psicoanalisi (1993) pone la domanda se la speranza dell’individuo sia espressione di desideri infantili o di aspettative mature. In tale opera mostra le differenze fra tipi diversi di speranza di fronte a tipi diversi di paure e fa vedere l’importanza di fare perenni trattative fra paura e speranza. Afferma inoltre che ogni speranza dovrebbe tenere sempre conto della realtà.

Per mostrare l’importanza dell’equilibrio nel mondo ed anche dell’integrazione fra paura e speranza, ricorderò un Midrash sul versetto “Nel giorno in cui D-io creò il mondo”. Secondo il Midrash, D-io era indeciso se creare il mondo secondo il principio della giustizia o secondo quello della misericordia. A cosa ciò assomiglia? Un re aveva dei bicchieri vuoti e disse: se li riempirò di acqua bollente si romperanno e se li riempirò di acqua fredda si spaccheranno. Allora cosa ha fatto il re? ha mescolato acqua calda ed acqua fredda ed I bicchieri hanno resistito. Così D-io disse: come il mondo potrà resistere? Se farò il mondo secondo il principio di misericordia, sarà pieno di peccati e se lo farò secondo giustizia, come potrà resistere? Allora lo creerò secondo giustizia e secondo misericordia, e speriamo che si regga in piedi” (Bereshit Rabbà jod bet).

Questo è il segreto: aspirare ad integrare speranza e paura attraverso continue trattative sulla loro funzione a livello pubblico.

C’è da augurarsi che il nuovo governo saprà identificare la paura dei pericoli, superarla senza farla diventare furia o paranoia, allo scopo di costruire rapporti di reciprocità e solidarietà fra le diverse popolazioni nella nostra zona, senza creare scissioni.

Emilia Perroni
Psicologa clinica
Università di Tel Aviv
Università Bar Ilan
Psychoactive

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