LUGLIO 2021 ANNO XLVI - 229 AV 5781

 

 

Lettere

 

Rimozione o ignoranza forzata?

Lucio Pardo

 

Il mancato racconto di generazione in generazione di come siamo sopravvissuti alla Shoah è prova di salutare capacità di guardare avanti?" O è forzata rimozione di un passato troppo doloroso?

Nient'altro? Chiedo, e ricordo il 1954. Ripasso di greco per la maturità. Poi la prof. mi mostra una primizia: Il diario di Anna Frank. "Grazie, ma se ne parla ancora?" Di storia recente conosco quella di uno di piccola "razza giudaica”, italiano, nel '38. Non italiano, nel '43 (R.S.I), nemico da uccidere, sfuggito alla razzia di Bologna (8.11.'43). Di "nazionalità italiana" registra il Libretto svizzero del Rifugiato ('44). "La storia è documento, verità oggettiva" dice la prof. (il Libretto è la mia storia).

Tanti documenti, tanta storia, raccontano gli ottimi docenti. Di quali programmi?

La storia del novecento, "secolo breve" con due guerre mondiali e una guerra fredda, è fuori dal programma di storia che ci informa dai Faraoni fino al 1915. Sappiamo che faraone era Ramses II, ma V. Emanuele III, chi era costui?

In storia il vuoto non esiste. Negli anni '50 invece dei fatti ignoti, appaiono sui giornali storie dei Lager, di cronaca nera: cruente, feroci attraggono e fanno orrore. Racconti di torture, angherie, crimini commessi dai carnefici, con tutti i dettagli dei loro delitti, giudicati e puniti dagli Alleati. Protagonisti: Capi è Kapò, le SS e le sorveglianti in gara per efferatezze. Poi la Guerra Fredda divide l'Europa in due blocchi, distrae e disinforma. I nazisti sono sempre con "gli altri": con i bolscevichi "totalitari", per gli uni, con i capitalisti "sfruttatori" per gli altri. Ma il richiamo della cronaca nera continua. Così i pochi Lager e carnefici indagati dagli Alleati sono raccontati e ripetuti fino a produrre "impunità di gregge" per i tanti liberi. Per quei delitti in Germania si parla di "prescrizione", altrove si tace.

Io condivido con la prof. l'ovvio interesse per il Diario, ma penso "basta parlare di Dachau, Buchenwald, Belsen ecc., luoghi di sadici e paranoici, alieni e psicopatici...”.

Nel 1963 un evento d'eccezione: a Colonia la mostra ebraica sulla storia della Comunità forse più antica del paese. Voluta da Manfred, figlio di Erwin Rommel, vittima delle SS dopo l'attentato a Hitler (20 luglio 1944), interessa la stampa tutta.

Così quell'estate, per andare a Londra, prendo il treno che passa per la Germania. A fine mattina, quando il convoglio entra in stazione a Colonia, il mio vagone si ferma di fronte alla grande vetrata. Oltre questa appare il Duomo, cattolico.

Solo, nel mio scompartimento, vedo entrare una famigliola tedesca: padre, madre figlio e figlia. Nessuno parla, il superbo Duomo gotico con le sue due torri di 150 metri di altezza continua ad attirare la mia attenzione, forse anche la loro, non quella del capofamiglia. Lui legge i fascicoli del giornale locale. Infine arriva alla cronaca ed esplode la sua rabbia in un tedesco urlato, duro come un pugno nello stomaco: "Ach, es gibt NOCH!!!” (Ahi, c'è ANCORA!!! [un'esposizione ebraica a Colonia?!?]"), assai offeso dal sacrilego oltraggio al suolo del suo Reich! Silenzioso medita, a lungo, sul fatto osceno. Poi ammette la sconfitta: “da riconoscere: con tutta la sua forza, il movimento nazionalsocialista non ha risolto il problema ebraico!" La sua famiglia tace. È d'accordo? Inorridito, non credo alle mie orecchie. Mai più, in vita mia, questa frase è stata così espressiva. Questo piccolo uomo, dall'apparenza innocua, con famiglia normale, invece è un criminale, nostalgico dei suoi crimini. Sacerdote della religione nazista dell'odio, ha un insopportabile senso di colpa per il dovere mancato del suo popolo, per l'incompleta "pulizia razziale".

Potessi rivivere la situazione, ora chiederei "sa lei che da sette secoli qui c'è un'altra esposizione giudaica?" Perchè non distruggerla? e indicherei il Duomo di Colonia dedicato a Miriam, giudea di Nazareth, e a Simon Pietro, giudeo di Galilea. Invece allora, muto, in terra nemica, davanti a un nemico nostalgico di genocidi, mi cresce dentro la rabbia impotente e il senso di colpa per la mancata risposta all'apologia del massimo crimine commesso contro l'umanità, mi rendo conto che dell'ideologia criminale nazista non so proprio niente. Sorpresa e silenzio nascono anche dall'ignoranza imposta da chi ha impedito d'insegnare la storia recente nella scuola italiana alla mia generazione e a diverse altre. L'ignoranza non giustifica la colpa del silenzio, è solo un'attenuante. Per togliermi la vergogna dell'ignoranza trovo il Mein Kampf vol.2 e ritrovo attuati nei fatti "L'ORIENTAMENTO AD EST E LA POLITICA ORIENTALE" come previsti da Hitler nel Vol 2 Cap XIV, p.317 (traduzione P.N.F. 1937). Ecco due frammenti evidenziati come nell'originale tedesco con sottolineate solo tre parole che il traduttore in italiano ha omesso ed un'altra che ha modificato (mentalità politica invece che visione interiore NdR):

1) "Noi nazional socialisti poniamo fine all'eterna marcia germanica verso sud e ovest dell'Europa e volgiamo lo sguardo alla terra all’est." ...

"il colossale impero orientale è maturo per il crollo… E la fine del dominio ebraico in Russia sarà pure la fine della Russia come Stato, noi siamo eletti dal Destino ad essere testimoni di una catastrofe, poderosa, conferma della teoria nazionalista delle razze..."

2) "Ma è compito nostro, missione del movimento nazionalsocialista, portare il nostro particolare popolo a quella visione interiore che gli farà riconoscere che la sua meta futura sia da vedersi conseguita non nell’impressionante realizzazione di una rinnovata inebriante spedizione di Alessandro, ma molto di più nell’alacre lavoro dell'aratro tedesco al quale la spada deve dare il solo terreno” .

 

"Noi siamo eletti dal Destino ad essere testimoni" è una frase sibillina molto abile. Hitler si presenta come profeta del Destino, nuova divinità pagana tedesca e, sotto il suo segno, nasconde la sua istigazione al genocidio. Da mandante di quei crimini inediti e micidiali contro l'umanità si camuffa in semplice spettatore, e i suoi accoliti da volonterosi carnefici diventano solo testimoni. Testimoniare la "visione profetica" del genocidio prossimo venturo non significa ordinarlo, ma proprio questo avviene quando, sentito il Füher, il capo delle forze armate Keitel, emette la Direttiva sui Commissari Politici (sovietici), trasmessa a von Brauchitch (resp."Operazione Barbarossa") che ordina di ucciderli subito, per controllare i territori strappati all'Urss ove opereranno gli "specialisti", elite del popolo, affascinati dalla "visione interiore dell’alacre lavoro dell'aratro tedesco al quale la spada dà il solo terreno. Educati all'odio dal Mein Kampf (500 Edizioni, 14 milioni copie), da decine di migliaia d'incontri, dal diffusissimo "Sturmer" (periodico criminal-pornografico) sono gli Einsatzgruppen, le Unità di Pronto Sterminio dei nemici del Reich nelle retrovie pronti autori e "testimoni" della "scomparsa" dei commissari bolscevichi, e degli ebrei catturati in Urss (due milioni), e poi ci sono i soldati tedeschi autori e testimoni della "scomparsa" di 3,7 milioni di soldati russi prigionieri.

 

Dai commissari politici si passa agli ebrei, poi ai soldati russi, poi a tutti i russi che alla fine della guerra contano più di 20 milioni di vittime. Se si confrontano i frammenti evidenziati del Mein Kampf con i resoconti dei fatti poi avvenuti si vede prender forma il Nuovo Ordine in Germania, Polonia, Russia, Europa dell'Est. Un popolo, un Reich, un Führer in marcia per uccidere e cancellare ogni memoria sul suolo destinato al sangue tedesco. Questo suo "orientamento ad est" sovverte la norma di 3300 anni di convivenza umana "non uccidere” e su queste rovine edifica una piramide di caste sovrapposte con al vertice Hitler e sotto le SS, i tedeschi del Reich, quelli di fuori, i popoli vassalli, i sottouomini slavi, e, fuori casta, i non uomini (ebrei, Rom, dirigenti polacchi) da eliminare subito. Questa azienda multinazionale di produzione di morte e terrore, ove la casta di sopra domina tutte le sottoposte, incrementa la sua produzione di morte dalle 10 vittime al giorno di Dachau (1933) alle 22000 di Birkenau (1944).

E così io concludo che il mio modesto interesse di anni fa per il Diario di Anna Frank non provava la "salutare utile capacità di guardare avanti", né la "rimozione forzata di un passato troppo doloroso", ma soltanto unignoranza di gregge della mia e di altre generazioni, tanto più dannosa e pericolosa quanto più alto è il livello professionale del titolare.

Lucio Pardo

25 maggio

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