LUGLIO 2021 ANNO XLVI - 229 AV 5781

 

 

Libri

 

 

Il messianesimo e il declino della sinistra

Anna Segre

 

 

L’inizio, volutamente provocatorio, ha suscitato in alcuni lettori un po’ di diffidenza, soprattutto per il taglio troppo personale, il gusto di mettere in piazza questioni private, addirittura di famiglia. Proseguendo la lettura scopriamo invece che la storia politica e professionale dell’autore ci apre una finestra davvero interessante su alcuni decenni di storia della sinistra italiana, con i suoi successi sempre molto parziali, le sue sconfitte e contraddizioni, e in particolare sulla storia dell’informazione in Italia, a cui Lerner, che è stato tra le altre cose direttore del TG1 e vicedirettore della Stampa, ci permettere di assistere da una postazione privilegiata: scopriamo il dietro le quinte di molte vicende, fino alla recente estromissione di Verdelli dalla direzione di Repubblica che ha comportato l’abbandono del quotidiano anche da parte dello stesso Lerner. Un dietro le quinte che (almeno dal mio punto di vista) è reso più intrigante dalla presenza di alcuni personaggi noti, anche della nostra Comunità, come Vittorio Dan Segre o Isacco Levi (e scopriamo che si deve proprio a lui, un po’ per caso, il primo incontro di Gad Lerner con Carlo De Benedetti, da cui ha avuto origine un’amicizia molto chiacchierata). Dal racconto di una carriera giornalistica senza dubbio privilegiata ma anche molto complessa, con frequenti andate e ritorni tra carta stampata e televisione, si prende lo spunto per riflessioni più ampie, e anche molto amare, sullo svilimento del mestiere di giornalista, che giunge fino a una vera e propria proletarizzazione, con conseguente perdita del prestigio sociale della professione.

Triste (e purtroppo ampiamente condivisibile) l’analisi del declino dei partiti di sinistra e della loro progressiva incapacità di parlare alle classi che dovrebbero costituire la loro base naturale: spesso nell’inseguimento di posizioni moderate la sinistra ha trascurato temi che costituiscono la sua stessa identità e ha sottovalutato molte sacche di disagio, lasciando il campo libero a forze populiste e talvolta antidemocratiche.

Molto rilevante nell’economia del libro il peso dell’identità ebraica, a partire dai molti attacchi subiti da Lerner dai media di destra (che hanno spesso un indubbio retrogusto antisemita); il discorso si allarga poi a interessanti riflessioni storiche sul ruolo degli ebrei nella società - dalla tendenza a cercare alleanze dirette con le sfere alte del potere (“servitori di re e non servitori di servitori”) a Soros, l’ebreo “odiato perché divenuto egli stesso sovrano” – e soprattutto attraverso considerazioni autobiografiche molto interessanti e spesso inattese, come la narrazione di un mese trascorso nel 2015 a Zfat, la città della mistica ebraica. E anche la fede messianica, interpretata laicamente come ricerca di un mondo più giusto, pervade tutto il libro, fino alla conclusione in cui le molte delusioni narrate si stemperano nel racconto entusiasta dell’attività di recupero e trascrizione delle memorie dei partigiani.

Un libro ricco di idee interessanti e condivisibili. Una voce che, come altre di intellettuali ebrei progressisti, sarebbe bello poter ascoltare di più anche nel dialogo interno al mondo ebraico italiano.

 

Anna Segre

 

Gad Lerner, L’infedele. Una storia di ribelli e di padroni, Feltrinelli 2020, pp. 256, € 16

 

 

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