LUGLIO 2021 ANNO XLVI - 229 AV 5781

 

 

Libri

 

 

 

Rassegna

 

 

Amir Gutfreund – Per lei volano gli eroi – Ed. Neri Pozza – 2021 (pp. 623, € 21) Un romanzo monumentale sponsorizzato dal grande scrittore Eshkol Nevo. La storia di cinque ragazzi vissuti in uno dei caseggiati popolari degli anni Sessanta nel cuore di Haifa. Amici inseparabili che, divenuti adulti, coronano l’avventura di salvare la sorella di uno di loro per la quale “volano gli eroi”. (e)

Germano Maifreda – Italya. Storie degli ebrei, storia italiana – Ed. Laterza – 2021 (pp. 341, € 24) Il titolo del libro richiama tre parole ebraiche “I tal ya”, l’isola della rugiada divina: “una etimologia ancora più immaginosa delle molte proposte …  che indica la reverenza con cui questo paese viene considerato dagli ebrei che vi abitavano”. L’Italia di questo libro è qualcosa di diverso rispetto allo Stato della unificazione ottocentesca e dei rivolgimenti del Novecento che considerano i confini, la forma costituzionale e gli assetti di governo attuali. Qui le storie degli ebrei sono testimonianze di una storia unificata ma anche di una diversificazione tra sefarditi, askenaziti, ponentini, levantini, marrani. Inoltre, molte di queste storie si svolgono nei ghetti, di cui s’indagano le forme e i significati assunti nella lunga storia d’Italia. Il libro, inoltre, indagherà sul tema delle interazioni e delle trasformazioni reciproche, degli scambi culturali, politici, economici, religiosi, fisici, emotivi tra ebrei e società maggioritaria. La linea di fondo unisce, nei primi capitoli, gli insediamenti ebraici di Venezia, dei territori estensi e dello Stato della Chiesa e, poi, nella seconda parte, quelli di Mantova, Casale, Monferrato e Milano. Gli ultimi capitoli, infine, sono ambientati nella cornice del Risorgimento e nella unificazione nazionale nel Novecento (e non toccano, invece, i temi della Shoah e della fondazione dello Stato di Israele). In conclusione, l’autore ritiene che “la duratura percezione della storia degli ebrei d’Italia ‘a parte’ sia stata l’esito paradossale del fil rouge storiografico teso a riconnettere la presunta integrazione culturale tra ebraismo e cristianesimo rinascimentali, il mito dell’assimilazione ebraica ottocentesca e gli stereotipi del “buon italiano”, della “saggezza mediterranea”, sfociando nell’inevitabile “fulmine a ciel sereno” delle leggi razziste italiane del 1938” . (e)

Una storia tante storie. La Comunità di Genova si racconta - a cura di ADEI WIZO Genova - 2020  (pp. 120) L’Adei e la Comunità di Genova, in persona di Anna Falco, hanno raccolto in questi anni le testimonianze biografiche (corredandole di fotografie), soprattutto di donne: alcune hanno frequentato la Scuola ebraica, tutte hanno mandato i loro figli al Talmud Torà, alcune sono entrate nei Consigli della Comunità, altre hanno lavorato nella scuola o negli uffici di segreteria, tutte hanno raccontato le loro storie di vita. (e)

Chiara Pilocane – Traduzioni liturgiche nel Piemonte ebraico del XVII secolo. Un manoscritto inedito dell’Archivio Ebraico Terracini e la sua tradizione testuale - Ed. Salomone Belforte&C. – 2021 (pp. 255, € 20) Lo studio dell’autrice, dedicato a un’opera di grandissimo interesse, presenta un manoscritto in cui troviamo una serie di testi appartenenti alla tradizione liturgica resi in giudeo-italiano ascrivibili a diversi autori. Il codice è stato prodotto nel Monferrato da un copista di nome Moseh Pontremoli. Nella prima parte del testo, oltre all’inquadramento generale dell’opera, sono indicati i dati della produzione del codice, il contenuto, la lingua e la grafia; la descrizione materiale e le indicazioni della produzione e del possesso; il contenuto dei testi raccolti nel codice, la sua grafia con i criteri di trascrizione e di translitterazione; la lingua letteraria utilizzata da ebrei colti del tempo; la storia del manoscritto. Nella seconda parte è contenuta la trascrizione letterale del testo corredata da note. (e)

Anna Foa, Lucetta Scaraffia – Anime nere. Due donne e due destini di Roma nazista – Ed. Marsilio (pp. 198, € 17) Le autrici, entrambe docenti universitarie di Storia, raccontano le storie di due “anime nere”, Elena Hoehn e Celeste Di Porto, la prima protestante, la seconda ebrea, entrambe colpevoli di delazione in quanto colluse con nazisti e fascisti che occupavano l’Italia. Entrambe furono carcerate, ma riuscirono a trovare una riabilitazione immeritata nel processo, approfittando dell’incontro con due “anime pure”: Chiara Lubicih, persona ben nota nel movimento dei “focolarini”, e il Vescovo di Assisi. Un racconto sotto la forma di romanzo avvincente, ma su una precisa documentazione storica. (e)

Moni Ovadia – Un ebreo contro. Intervista a cura di Livio Pepino – Ed. Gruppo Abele – 2021 (pp. 127, € 15) In una lunga intervista, l’autore si dichiara “orgogliosamente estremista”, attore, musicista, teatrante e scrittore, autorevole esponente della cultura yiddish nel nostro Paese. In brevi cinque capitoli si riassumono la sua storia e il suo pensiero: la sua vita di “ebreo per scelta” e il legame tra ebraismo e rivoluzione; la sua originalità della figura di attore, musicante e umorista; l’essere parte dei popoli dell’esilio, ebrei, rom, migranti e soprattutto di antirazzista; la sua posizione nella politica italiana e nella comunicazione; la sua polemica sulla Palestina e il governo di Israele. (e)

 Catherine Chalier - L’amore nell’ebraismo. Filosofia e spiritualità ebraiche - Ed. Giuntina – 2021 (pp.247, € 18) L’autrice ha tenuto sull’argomento sei lezioni, nel 2016, presso l’Istituto cattolico di Parigi. Nella prima lezione, che funge da introduzione, premette che “Un’antica infamia e la sua persistenza, tanto perentoria quanto frutto di ignoranza, ha consolidato una profonda diffidenza riguardo alla possibilità dell’ebraismo di aprirsi all’amore, a quello di Dio e a quelli di tutti gli esseri…” che, invece, si potrebbe soltanto nell’ambito del cristianesimo, a causa della minuzia delle numerose prescrizioni della Legge ebraica che ne soffocherebbe la possibilità. Le altre lezioni contrastano vigorosamente questa tesi e, quindi, analizzano le possibili voci presentate nella filosofia e nella spiritualità ebraiche affermando la complessità, (comprensiva nel concetto di “chered”: amorevolezza)  teologica, spirituale ed emozionale nell’amore nei suoi diversi aspetti: l’amore dell’Uno e dell’amore del molteplice; l’amore e il timore di Dio; l’amore intellettuale e quello mistico; l’amore di un Dio assente che, però, si occupa e si preoccupa del mondo; la forza dell’amore evidente fino al sacrificio. (e

Massimo Giuliani – Le corone della Torà. Logica e midrash dell’ermeneutica ebraica – Ed, Giuntina – 2021 (pp.281, € 20) Un testo difficile e complesso che riguarda una dotta ricognizione dei processi e delle modalità di interpretazione dei testi canonici ebraici, le “middot”, esegetiche della Torà scritta e orale. Le “corone” del titolo richiamano quei segni tracciati su alcune lettere della Torà, appunto, sotto forma di coroncine. Nel volume si esplorano queste “middot”, in particolare: la dialettica tra il senso letterale e quello midraschico; gli sviluppi dell’esegesi biblica specie nell’epoca medievale; i dibattiti del valore delle “aggadot” della modernità; i diverbi tra ortodossia e riforme; le regole ermeneutiche e, infine, l’interpretazione di segni, sogni e visioni. (e)

Andrea Molesini – Il rogo della Repubblica – Ed. Sellerio – 2021 (pp. 334, € 15) L’autore trasforma la storia dei documenti d’archivio in un romanzo avvincente. Tre ebrei vengono accusati di aver rapito e ucciso un bambino per impastare col sangue cristiano le focaccine per la Pasqua ebraica, e condannati. La vicenda del processo, avvenuto in Venezia, si svolge in un clima nel quale gli affari di Stato e quelli ecclesiastici si fondono in un unico movimento tra la necessità del Doge di non inimicarsi la comunità ebraica, la sempre più pressante ira popolare e la furia propagandistica degli ecclesiastici. (e)

Antonio Donno, Giuliana Iurlano, Vassili Schedrin -“In America non ci sono zar”. Le relazioni russo-statunitensi: “questione ebraica” e nascita della diplomazia umanitaria (1880-1914) – Ed. Le lettere – 2021 (pp. 267, € 18) Ognuno degli autori tratta tre aspetti che affrontano la “questione ebraica” nella Russia zarista. Nella prima parte, Antonio Donno analizza la progressione dei contrasti tra le diplomazie degli Stati Uniti e della Russia a partire dagli orrendi “pogrom” contro le comunità ebraiche dopo l’uccisione dello zar Alessandro II. Nella seconda parte, Giuliana Iurlano, espone l’azione dell’ebraismo americano rispetto alla persecuzione degli ebrei russi tra assimilazione, diplomazia umanitaria e sionismo. Nell’ultima parte, Vassili Schedrin analizza il fenomeno della “febbre dell’emigrazione” che coinvolse la minoranza ebraica a partire dal 1881-82 e poi nel 1903-1914 per garantire una giusta accoglienza a quella nuova “Terra promessa” americana. Completano il testo una sterminata bibliografia e l’indice dei nomi. (e)

Jill Margo – Frank Lowy. Oltre il limite. Una vita – Ed.  Moretti&Vitali – 2021 (pp. 407, € 25) La biografia - elaborata attraverso una lunghissima intervista di una nota giornalista - del tycoon australiano, coronata dal successo nelle arti, nella cultura e nel mondo degli affari, ha avuto inizio dall’esistenza conflittuale di un bambino mitteleuropeo ebreo, poi è continuata nella persecuzione della Shoah, nella fuga attraverso il giovane Stato di Israele, e poi, finalmente, a congiungersi con la famiglia in Australia in cui egli ha svolto un’attività imprenditoriale di grande successo insieme con l’impegno sociale, politico e filantropico. (e

David Grossman – Sparare a una colomba. Saggi e discorsi – Ed. Mondadori, 2021 (pp. 141, € 17) Sebbene il titolo originale sia in tedesco, i testi della raccolta sono in ebraico che deve la traduzione alla bravissima Alessandra Shomroni. I testi, presentati in ordine cronologico dal 2008 al 2020 (arrivando a riflettere sul Covid 19), affrontano i temi cari allo scrittore (politica, società, letteratura) nelle cui argomentazioni la sfera privata non viene evitata. Non autobiografismo bensì la necessità di riferirsi a storie concrete, assumendo in prima persona la difesa degli ideali in cui crede e per i quali ritiene ineludibile l’impegno di ciascuno. Non disfattismo e neppure rassegnazione nel credere nella realizzazione della pace tra israeliani e palestinesi, prima o poi, con la volontà di tutti, specie di letterati e intellettuali, fermi e incrollabili nelle loro prese di posizione. Anche il ruolo della letteratura è oggetto di riflessione al tempo delle “fake news” o “post verità” in cui il compito dell’intellettuale risulta particolarmente arduo ma necessario nell’indurre ad operare distinguo ed a chiarire, tra l’altro, il concetto di “libertà” a Grossman particolarmente caro. (s)

Manuela Berrebi, Daniela Horn – Haroset italiano. Una collezione di ricette di famiglia – Ed. Archivio Tipografico, 2020 (pp. 84, € /) Ricettario originale, focalizzato su di un’unica preparazione, nelle sue varianti e apparentemente limitato alle famiglie ebraiche italiane. Ma queste famiglie vantano origini disparate nel vasto mondo della diaspora, ed ecco che i concetti di diversità e molteplicità si riconfermano quali valori culturali. Nello specifico si nota l’abbondanza di ingredienti alieni alla gastronomia italiana ma presenti in quanto importati dagli ebrei, custodi delle loro tradizioni. Il volumetto, impreziosito dall’immagine di una tovaglietta di Pesach, ricamata con le tappe che si susseguono durante la liturgia del Seder, si struttura semplicemente in base alle regioni italiane all’interno delle quali le famiglie vantano ciascuna una ricetta particolare, retaggio degli avi. Ovviamente diverso il haroset degli Ashkenaziti da quello dei Sefarditi in genere ma specialmente da quello dei tripolini… per non citare le singole varianti speciali di famiglie risiedenti nella medesima regione italiana ma di ascendenza diversa. Dulcis in fundo la traduzione inglese, utile nella preparazione ma indispensabile per l’individuazione degli ingredienti. Quella del haroset è una tradizione culturale fatta per essere passata a figli e nipoti a corroborare la consapevolezza dell’identità ebraica, rinnovata in modo speciale proprio durante in Seder di Pesach. (s)

Giovanna Alatri – Ebrei a Roma. Asili infantili dall’Unità alle Leggi Razziali – Ed Fefé, 2020 (pp. 119, € 12) Oltre alla storia degli asili infantili, questa ricerca racconta la storia della famiglia romana a cui l’autrice appartiene, essendo pronipote di quel Samuele Alatri che resse la Comunità al tempo dell’apertura del ghetto e discendente di altri Alatri che, a vario titolo, si occuparono degli Asili Israelitici. Accanto all’aspetto assistenziale (fornire almeno un pasto caldo al giorno ai fanciulli più poveri) molto interessante risulta la rivoluzionaria introduzione del metodo pedagogico di Friedrich Froebel, che pose gli asili ebraici all’avanguardia mentre in Italia in quegli anni veniva seguita la pedagogia delle sorelle Agazzi e si diffondeva il metodo Montessori. Difficili e tormentate furono le vicende di quelle istituzioni filantropiche specie per la necessità di reperire edifici con annesse aree verdi previste da Froebel (Kindergarten = giardino d’infanzia). I maggiorenti della Comunità romana che ricopersero incarichi prestigiosi nella società ( fino alla carica di sindaco ricoperta da Ernesto Nathan) ebbero modo di reperire in ambito pubblico i finanziamenti necessari. Il contesto storico viene delineato nell’Introduzione di Paolo Mieli, che evidenzia come il processo di emancipazione degli ebrei romani sia passato anche attraverso l’istituzione degli Asili. L’intervento di rav Riccardo di Segni sottolinea l’importanza dell’istituzione al fine di impartire ai piccoli alunni l’educazione religiosa identitaria. (s)

Eugenia e Gabriella Curiel – Una vita così lunga e così breve – Ed. Salomone Belforte & C, 2020 (pp. 287, € 22) La storia di una amore “impossibile” tra una fanciulla ebrea e un alto ufficiale fascista al tempo delle Leggi Razziali è al centro della vicende che spazia su tre generazioni della famiglia Curiel ma “ il cuore del libro indaga sulle ragioni della vita, di come queste spesso confliggano con le ragioni della Storia” (A.Cavaglion). Nella ricostruzione delle vicende le sorelle Curiel sono state affiancate dallo storico Paolo Orsucci Granata e insieme hanno tessuto i fili di una trama che, dal paesino spagnolo di Curiel de Duero, hanno portato in Italia questa famiglia diasporica dal lontano 1400 ad oggi . “Non un libro di Storia, ma un libro di storie.” (Orsucci Granata). Il volume si struttura in brevi e sintetiche biografie singole, frutto di ricerche genealogiche in un vasto repertorio bibliografico; a corredo le fotografie e i documenti delle raccolte personali delle autrici. (s)

Ugo Foà – Il bambino che non poteva andare a scuola. Storia della mia infanzia durante le leggi razziali – Ed. Manni, 2021 (pp. 87, € 12) Dedicato agli amatissimi figli, ma anche a tutti i giovani affinché possano conoscere, giudicare e operare scelte consapevoli avendo appreso i fatti di quegli anni, raccontati da chi li ha vissuti e patiti personalmente. Il racconto in prima persona si alterna a schede informative chiare e sintetiche su argomenti storici, politici, economici e culturali, essenziali per la comprensione e facilmente reperibili grazie alla colorazione specifica. Segnalo, ad esempio, la scheda “La scuola durante il Ventennio fascista” che riporta alcune tracce di temi da svolgere, di problemi di aritmetica , titoli dei libri di lettura e sussidiari di propaganda imposte dal regime e si ricorda come vigesse ovunque la doppia datazione del calendario “civile” con cifre arabiche e “fascista” con numeri romani a partire dall’anno primo (1922) dell’Era fascista. Significativa inoltre l’esperienza di Ugo nella scuola privata, istituita a Napoli (come in ogni altra comunità italiana) al fine di non far perdere l’anno scolastico agli studenti cacciati dalla scuola pubblica. Importanti sono infine gli episodi di solidarietà di cui Ugo e la sua famiglia (e molti altri ebrei) furono oggetto da parte di molti italiani “giusti”. (s)

Alessandra Cambatzu – Le parole dello yiddish. Un’esperienza etica e didattica – Ed Free Ebrei, 2021 (pp. 180, € /) Tesi di laurea, a cura di Vincenzo Pinto, pubblicata per rendere omaggio alla moglie prematuramente scomparsa. La seconda parte del volume tratta di un’esperienza didattica di grande spessore culturale cioè quella che, sull’arco del triennio superiore, è stata attuata in alcuni licei torinesi e berlinesi quale concorso di traduzione dal giudeo-tedesco (yiddish) al tedesco e dal tedesco all’italiano. Questo duplice passaggio è stato denominato “I ponti di Alessandra” e concepito come esperienza etico-didattica nella convinzione di Alessandra che tradurre sia un dovere etico e che nel testamento spirituale scrive: “Laddove non è possibile costruirli fisicamente i ponti, possono tornare utili quelli di carta: parlare, scrivere, entrare in contatto, una risposta alla torre di Babele della incomprensione e dell’odio”. Il primo testo su cui si sono misurati i liceali è stato “Gimpel l’idiota” di Singer, seguito dal “Dibbuk” di Ansky e nel terzo anno si è lavorato su testi di poesia e romanze (lieder). Il volume offre il testo di partenza in lingua originale e la traduzione in italiano. Le testimonianze dei docenti realizzatori del progetto completano il quadro per conoscere questa straordinaria iniziativa. (s)

Anna Sarfatti – Pane e ciliegie. Israel Kalk, l’uomo che difendeva i bambini ebrei sotto il Fascismo –Ed. Mondadori, 2020 (pp. 182, € 16) Destinata all’infanzia dai nove anni in avanti, questa storia vera, mai raccontata, viene presentata nella collana “Contemporanea” ed è sapientemente illustrata da Serafina Riglietti, docente alla Accademia di Belle Arti di Urbino. Il creatore della Mensa dei Bambini fu Israel Kalk che, negli anni dal 1939 al1943, nutrì e salvò numerosi (circa trecento) bambini con le loro famiglie. La vicenda, affettuosamente romanzata, si basa sulla documentazione conservata presso il CDEC (Centro di documentazione ebraica contemporanea) di Milano e prodotta dallo stesso Kalk come pure dalle testimonianze di alcuni di quei bambini, diventati adulti. Storia di bontà, generosità altruismo cioè di semplice umanità che fornisce elementi interessanti sulla rete di volontariato attivo a Milano in parallelo con la Delasem e con l’American Joint Distribution Committee. Sullo sfondo scorrono tutti i tragici eventi della guerra , ma alla fine i bambini della Mensa trovarono la salvezza. (s)

Saul Meghnagi, Raffaella Di Castro – L’ebreo inventato. Luoghi comuni, pregiudizi, stereotipi – Ed Giuntina, 2021 (pp. 312, € 18) Oggi gli ebrei vivono in una situazione paradossale nel senso che, pur essendo pienamente fruitori dei diritti che le società democratiche garantiscono a tutti i cittadini, sono nuovamente e ancora fatti oggetto di attacchi antisemiti imbevuti di luoghi comuni, stereotipi e pregiudizi millenari. Il volume collettaneo si rivolge soprattutto ai giovani, ma anche a coloro che sono impegnati “nella costruzione di società laiche”: insegnanti, formatori, divulgatori, operatori culturali e sociali, politici. Viene analizzata la fenomenologia di accuse quali la presunta superiorità che il popolo ebraico si attribuirebbe mediante il concetto della “elezione / primogenitura”, il deicidio, la duplice e infedele appartenenza e identità alla patria (Italia /Israele ), il presunto atteggiamento di egocentrismo e chiusura nei confronti con la società maggioritaria… e molte altre vergognose accuse, mai modificate nel sentire popolare ma anche in certi ambiti colti e istruiti. Il paradosso per eccellenza riguarda quanto citato nel titolo, facente riferimento al fatto che, quand’anche si siano confutate tutte le accuse contro l’ebreo, si scoprirà che tali pregiudizi, tramandati di generazione in generazione, sono radicati in aree in cui la presenza dell’ebreo non è mai stata registrata. (s)

Vincenzo Pinto – Il complotto sionista. I Protocolli dei Savi di Sion nella Germania di Weimar – Ed. Free Ebrei, 2021 (pp. 47, € /) In questo volume della collana Free Ebrei, fondata e diretta dall’autore, si analizza la diffusione di quel testo “ermetico” all’interno della società massificata prodotta dalla Prima Guerra Mondiale. Si espone il caso di Achad Ha’am (Asher Ginzberg) individuato quale autore, e si analizza quella che viene definita la “curvatura sionista” dei Protocolli con l’attribuzione a Theodore Herzl. Troviamo inoltre notizie sugli autori (tutti di ambito ebraico) che hanno contribuito a confutare l’attendibilità del falso, a parte il pubblico sostegno di Thomas Mann contro l’abominevole testo. Si giunge alla paradossale ammirazione dei Protocolli da parte di Hitler, il quale sosteneva di trarne insegnamento (“imparare dal nemico”) e ai paradossali processi intentati per attribuirne la paternità, l’autenticità e l’uso politico. Le conclusioni raggiunte sono molteplici e argomentate e mettono in evidenza la determinante influenza dei Protocolli sulla demenziale dottrina hitleriana. (s)

Umberto Fortis – Immagini dell’ebreo nella letteratura italiana. Un excursus tra narrativa e teatro (sec. XIV – XIX ) Ed. Salomone Belforte, 2021 (pp. 226, € 25) Facendo seguito ai suoi numerosi studi sull’attività letteraria ebraica, sia in italiano che in giudeo-italiano, Umberto Fortis presenta ora una ricerca focalizzata sulla rappresentazione dell’ebreo in opere (non necessariamente e non tutte di natura antiebraica) di narrativa e teatro. A partire dalla Commedia di Dante, fino alla produzione letteraria dell’Ottocento in cui spicca l’usuraio creato dalla penna di Gabriele D’Annunzio (tragedia “Più che l’amore”). Troveremo dunque figure caricaturali, deformi, tratti distintivi fisici soggetti a derisioni, sberleffi… ebrei caricati di pregiudizi secolari , raffigurati in opere di genere e contenuto vario, da autori quali l’Ariosto, l’Aretino, Cesare Balbo, Giovanni Prati e molti altri da cui si discosta e contrappone, rara avis, il giovane Ippolito Nievo che, nel delineare la figura del suo ebreo ne analizza il desiderio di uscire dal ghetto per far parte “della società maggioritaria e dell’unità nazionale … senza avvertire come discriminante la diversità di fede”. A conclusione dei numerosi esempi analizzati, lo studioso osserva che il suo lavoro può essere la “ulteriore convalida della distanza esistente appunto tra società maggioritaria e minoranza ebraica … caratterizzante da secoli la diaspora italiana.” (s)

Giovanna Ginex, Rosangela Percoco – L’Allodola . Il romanzo di Fernanda Wittgens, la prima donna direttrice della Pinacoteca di Brera nella Milano del Novecento – Ed Salani, 2020 (pp. 319, € 16,90) Nella versione romanzata è la voce pacata della stessa Fernanda a raccontarsi, dedicando lunghe pagine alla sua formazione, indicativa delle scelte che operò nel corso di una vita coerente e dedita a “salvare” e a “conservare”. Conservare e salvare opere d’arte e persone: le collezioni di Brera e della Lombardia dalle spoliazioni e dai bombardamenti, gli ebrei braccati da fascisti e nazisti. Giovanna Ginex, storica dell’arte e profonda conoscitrice dell’ambiente in cui Fernanda operò, ne ricostruisce la figura a tutto tondo: personalità complessa, rigorosa, ostinata, appassionata del suo lavoro ma anche educatrice e divulgatrice. Dapprima assistente del mitico direttore di Brera, Ettore Modigliani (rimosso poiché ebreo), ne svolgerà le funzioni ed infine diventerà la prima direttrice donna della prestigiosa istituzione milanese. La sua opera “per aver favorito elementi di razza ebraica” le costerà il carcere dove, insieme a compagne attive nell’antifascismo lombardo, ebbe modo di riflettere a fondo sul ruolo e sulla condizione della donna in quegli anni. Benemerita in campo culturale, civile e dalla carriera straordinaria (in quanto donna) Fernanda Wittgens è onorata dalla sua città nel Giardino dei Giusti del Mondo al Monte Stella, dove nel 2014 è stato messo a dimora un pruno e posato un ceppo di granito con il suo nome. (s)

Gaia Servadio – Giudei – Ed. Giunti/Bompiani. 2021 (pp. 342, € 19) Il Novecento, con i suoi tumultuosi e tragici eventi, fa da sfondo alla storia di due famiglie di ebrei italiani,  affini per appartenenza al popolo d’Israele, ma alquanto diverse per osservanza religiosa e orientamento politico. Torinesi, monarchici di stretta fede sabauda gli uni, anconetani liberali e repubblicani gli altri. Un matrimonio li unirà facendo emergere le differenze maturate nei rispettivi contesti, tra la visione ormai emancipata e tuttavia condizionata dalla sudditanza dello Stato della Chiesa degli uni, a fronte della mentalità oscurantista maturata nel ghetto voluto dai Savoia. Personaggi di fantasia in cui si intravedono elementi autobiografici: tutto dosato in tono leggero, con raffinata ironia e un certo qual distacco anche quando si affrontano le pagine più tragiche. (s)

A cura di Enrico Bosco (e)
e Silvana Momigliano Mustari (s)
con la collaborazione della biblioteca
“E. Artom” della Comunità Ebraica di Torino

 

Alfredo Caro - Scritti ebraici. Ancora senza risonanze? - Belforte 2020 (pp.189, € 20) Come il precedente libro dello stesso autore, Scritti ebraici senza risonanze (Giuntina, 2013), il testo raccoglie articoli pubblicati o proposti dall’autore nel corso degli anni a diversi giornali ebraici italiani (tra cui il nostro) su vari temi (ebraismo italiano, Israele, identità), con un’attenzione particolare alla dimensione storica dei fenomeni. Come spiega anche la prefazione di Alberto Cavaglion, il titolo fa riferimento alla mancanza di commenti e di dibattito su questi scritti, che l’autore interpreta come dissenso nei confronti dei contenuti. A nostro parere la mancanza di reazioni è dovuta a un’eccessiva oscurità e anche a una certa astrattezza. (Anna Segre)

 

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