DICEMBRE 2021 ANNO XLVI-231 TEVET 5782

 

 

Prima pagina

Il futuro dell’Ucei.
Quattro voci dal nuovo Consiglio

 

 

 

Giulio Disegni
Consigliere nominato da Torino, Vicepresidente Ucei

 

 

 

 

Come giudichi l’esito delle recenti elezioni del Consiglio dell’Ucei, della Presidente e della Giunta?

L’esito delle recenti elezioni del Consiglio Ucei non era per nulla scontato, perché la situazione all’interno delle Comunità, di cui molto si sa ormai in tempo reale attraverso l’informazione degli organi di stampa dell’Unione, era, ed è, una situazione assai frammentaria e quindi dalle molte incognite. Non c’è infatti Comunità, grande, media o piccola che sia, che non abbia purtroppo subìto negli ultimi anni divisioni e anche lacerazioni, che giocoforza hanno portato a spaccature anche all’interno dei Consigli comunitari e, di riflesso, anche nel recente voto per il Consiglio dell’Ucei.

Le maggiori incognite naturalmente arrivavano dalle due grandi Comunità, Roma e Milano, che, come noto, possono condizionare maggiormente il voto in generale per l’elezione del Presidente e della Giunta dell’Unione, potendo disporre complessivamente di trenta voti (venti di Roma e dieci di Milano) sui quarantotto voti validi secondo lo Statuto dell’ebraismo italiano, per eleggere la governance dell’Ente.

Le prime sorprese sono dunque arrivate proprio dai risultati romani e milanesi (gli unici significativi, frutto degli umori dell’elettorato, insieme all’unica altra Comunità, Livorno, che ha scelto di votare, mentre tutte le altre piccole e medie Comunità designano il proprio candidato): una divisione equanime a Milano tra due delle liste partecipanti, e una suddivisione tra gli eletti romani che non pare aver confermato i sondaggi o anche solo i rumor della vigilia.

Lo scenario uscito dalle elezioni dei Consiglieri non dava alcuna certezza sulla successiva scelta di Presidente e Giunta, se ci si soffermava al solo risultato milanese e romano, mentre il ruolo di baricentro è spettato ai diciannove rappresentanti delle restanti Comunità ebraiche italiane, che esprimevano quindici voti. E sin dalle prime consultazioni tenutesi informalmente tra i vari raggruppamenti e tra delegazioni delle varie liste si è capito che non vi sarebbe stata convergenza su un nome comune, in quanto circolavano diversi nomi su cui poter far cadere la scelta comune. Solo negli ultimissimi contatti e incontri che hanno preceduto la prima riunione di Consiglio e poi durante lo svolgimento della prima parte della riunione stessa si è capito dove si sarebbe andati a parare: una convergenza di una maggioranza verso la rielezione a Presidente di Noemi Di Segni, indicata dal raggruppamento da cui la stessa proviene (Bene Binah) a cui si è aggiunta la rappresentanza eletta nella lista di Menorah, unitamente a cinque Consiglieri eletti a Milano nella lista facente capo all’ex Presidente della Comunità, e a tutti i diciannove rappresentanti esprimenti quindici voti delle piccole e medie Comunità.

Interessante notare come, pur non essendovi alcuna “coalizione” ufficiale dei rappresentanti eletti in Consiglio delle medie e piccole Comunità, si è creato un forte sodalizio tra tutte le diciannove Comunità - del resto, l’Unione è l’Unione delle Comunità ebraiche italiane, non dei singoli ebrei - sodalizio importante dal punto di vista di metodi, percorsi e obiettivi comuni, non certo in chiave antiromana o antimilanese, ma di salvaguardia, tutela e valorizzazione di tutto quanto le medie e piccole Comunità hanno rappresentato in passato e rappresentano per il futuro dell’Italia ebraica.

A questo punto l’elezione ha portato a 29 voti per Noemi Di Segni, mentre nessuna candidatura alternativa al momento del voto ha portato a una figura contrapposta, bensì soltanto a schede bianche e ad un voto “provocatorio” per Sophia Loren).

Alcuni hanno criticato l’elezione di una Giunta che non comprende Consiglieri delle liste di maggioranza delle Comunità di Milano e di Roma. Come risponderesti a queste critiche?

L’elezione della Giunta è il frutto della scelta operata dal Presidente eletto che, come prevede lo Statuto Ucei, propone la sua “squadra” nella sua interezza, non essendo previste singole votazioni. Subito dopo l’elezione della Presidente, sono continuate ulteriori consultazioni già avviate con rappresentanti di lista, per capire se sarebbe stata possibile una composizione di una Giunta allargata ad altre liste non entrate nella maggioranza. Si è capito sin da subito che una Giunta come quella nata nella precedente consiliatura, formata cioè dalla maggioranza espressa dal voto, oltre che da rappresentanti di liste non di maggioranza, a questo giro non avrebbe potuto avere margini di successo, per le troppe incertezze che ne sarebbero derivate nelle strategie e nel lavoro operativo della Giunta. La Presidente ha così delineato la sua squadra, formata di nove membri (di cui tre appartenenti a medie e piccole Comunità, due milanesi, tre romani, di cui due della lista Bene Binah e uno della lista Menorah, oltre ad un Rabbino membro della Consulta). Subito dopo sono iniziate critiche, malumori, messaggi sui canali social, che mettevano in luce l’inopportunità delle scelte operate, quando non la faziosità di chi le ha messe in atto, ma le regole della democrazie impongono sovente scelte dettate dalla necessità di poter guidare l’Ente secondo criteri e prospettive scaturenti anzitutto dall’elettorato e dalle strategie che ne conseguono. In ogni caso, se la Giunta è composta unicamente da Consiglieri appartenenti alle coalizioni di maggioranza, molteplici possibilità di lavorare, interagire, collaborare, proporre, progettare e financo decidere, vengono ora offerte dalle Commissioni sulle aree tematiche di maggior interesse per l’ebraismo italiano, oltre che dai tavoli di lavoro che verranno a breve costituiti, nei quali ogni Consigliere, di maggioranza o minoranza che sia, potrà proporre la propria candidatura e partecipazione.

Quali sono le sfide principali che l’Ucei dovrà affrontare nel prossimo quadriennio?

Le sfide che il nuovo quadriennio impone di dover affrontare sono sicuramente molteplici. Prioritaria anzitutto l’attenzione verso i giovani ebrei italiani, individuato come tema di urgenza assoluta: occorre lavorare in un coordinamento nazionale degli assessorati e dei movimenti giovanili ebraici per sviluppare sinergie aggregative, formazione di coscienza e identità ebraica nei ragazzi delle nostre Comunità, troppo spesso assenti, tranne poche eccezioni, dalla vita comunitaria ed ebraica in genere. Poi, la scuola ebraica, sede naturale per la formazione iniziale e continua dei nostri giovani, unitamente all’educazione informale, che richiede raccordo e valorizzazione di metodi e contenuti. Nel tema dell’educazione, la conoscenza dell’ebraico assume il ruolo di pilastro identitario per ciascun ebreo. Grande attenzione anche alle tematiche sociali, alla vicinanza dei singoli ebrei, con l’obiettivo primario, soprattutto, di raggiungere ogni persona debole o bisognosa, nel tentativo di soddisfare le esigenze che via via si manifestano. Ancora, un tema ormai imperante, quasi quotidiano, che siamo chiamati ad affrontare e combattere: i sempre più frequenti e sconcertanti fenomeni di negazionismo, banalizzazione e accostamento della Shoah, la cultura dell’odio, nonché le nuove e subdole forme di antisemitismo, compreso il boicottaggio di Israele, l’abuso delle libertà costituzionali e religiose (in tema ad esempio di milot e di shechità), i vuoti legislativi e prima ancora culturali e educativi che caratterizzano il nostro presente: occorrono iniziative e strategie per far capire al Paese che l’antisemitismo, la Shoah, il negazionismo non riguardano solo gli ebrei, ma l’intera società civile e la classe politica italiana. Altra sfida dei prossimi quattro anni sarà consolidare la raccolta dell’ottopermille abbinata a campagne di comunicazione efficace e di fundraising per singoli progetti strutturali. Si prospetta insomma un quadriennio pieno di sfide e anche di incognite, di duro lavoro, ma anche di risultati e obiettivi affascinanti da raggiungere.

Come ritieni che si debba rispondere alla richiesta di rappresentatività da parte dei gruppi ebraici non ortodossi?

Già nella precedente consiliatura sono stati avviati positivamente contatti e tavoli di lavoro con le nuove realtà rappresentate da gruppi ebraici italiani di matrice non ortodossa: come noto, è stata costituita formalmente la FIEP (Federazione Italiana per l’Ebraismo Progressivo) che ”ha come scopo di favorire la pratica religiosa garantendo il pieno riconoscimento dei diritti a tutti gli Ebrei, tramandando i valori degli antichi Profeti di Israele” e con la Federazione sono stati affrontati i primi nodi da sciogliere. Molti passi avanti sono stati fatti per la reciproca conoscenza e per stabilire linee di dialogo e di confronto, ma, come sappiamo, la tradizione ebraica italiana segue un percorso di unicità e di ortodossia a cui l’Ucei e tutte le Comunità italiane da sempre si conformano. Credo che il dialogo e la conoscenza reciproca debbano continuare, in vista anche di un osservatorio, se non di una vera rappresentatività dei gruppi non ortodossi all’interno dell’Ucei, che come detto, è l’Unione delle singole Comunità ebraiche e non altro, ma non credo certamente che il futuro debba prevedere una federazione di raggruppamenti ortodossi e non ortodossi, perché non ritengo sia una strada vincente, ma se mai costellata di dubbi e criticità.

 

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