DICEMBRE 2021 ANNO XLVI-231 TEVET 5782

 

 

Prima pagina

Il futuro dell’Ucei.
Quattro voci dal nuovo Consiglio

 

 

Davide Jona Falco
Binah
 

 

 

 

Avvocato, membro di Giunta dell'UCEI con delega al coordinamento della comunicazione ed alla campagna otto per mille, delegato UCEI presso il Progetto Traduzione Talmud Babilonese.

 

Come giudichi l’esito delle recenti elezioni del Consiglio dell’Ucei, della Presidente e della Giunta?

Le votazioni UCEI svoltesi in occasione della prima riunione di Consiglio del 7 novembre scorso hanno sostanzialmente confermato gli equilibri della precedente consigliatura.

 

È stata anzitutto confermata quale Presidente Noemi Di Segni, candidata della lista romana Binah cui appartengo, sostenuta da una maggioranza variegata ed estesa, comprendente tutte le 19 Comunità medie e piccole (compresa Torino, quindi), una componente milanese (Italia ebraica) e due componenti romane (Binah e Menorah).

 

La Giunta è stata quindi composta da 9 consiglieri espressi dalla maggioranza che ha portato alla elezione della Presidente e comprende, oltre a Noemi Di Segni e rav Momigliano di Genova, tre consiglieri delle Comunità medie e piccole (Giulio Disegni di Torino, vice Presidente, Davide Romanin Jacur di Padova e Sara Cividalli di Firenze), due consiglieri milanesi (Milo Hasbani, vice Presidente, e Simone Mortara) e due consiglieri romani (Livia Ottolenghi di Menorah ed il sottoscritto di Binah).

 

Si è cercato così di dare adeguata rappresentanza alle diverse componenti ed alle varie Comunità presenti in Italia e, allo stesso tempo, di formare un gruppo capace di lavorare in armonia.

Questo risultato è ovviamente frutto dei risultati delle elezioni che si sono svolte a Roma e Milano, oltre che questa volta solo a Livorno, per la scelta dei consiglieri (nelle altre Comunità i consiglieri sono stati designati dai consigli delle Comunità).

A Roma, su 20 posti, 8 consiglieri sono stati assegnati alla lista Per Israele che esprime attualmente la Presidente CER Ruth Dureghello, 5 a Binah, 4 a Dor va Dor (Gavriel Levi), 3 a Menorah (Livia Ottolenghi), mentre la lista Ebrei di Roma per l’Unione (Manuela Di Porto) non ha ottenuto consiglieri.

A Milano i 10 seggi sono stati equamente distribuiti alle due liste Italia Ebraica (dell’ex Presidente della Comunità Milo Hasbani) e Tradizione e Futuro per Israele (di Walker Meghnagi, attuale Presidente CEM), mentre non hanno ottenuto rappresentanza le altre tre liste (Gesher di George Isaac Dees, Rinnovamento di Cobi Jacob Benatoff, Unione per il Pluralismo di Joyce Victoria Bigio).

Personalmente, valuto ovviamente in modo molto positivo la conferma della nostra candidata Noemi Di Segni a Presidente dell’UCEI, in virtù delle sue competenze, del suo riconoscimento nazionale ed internazionale, della sua esperienza sul campo (quattro anni assessore al bilancio sotto la presidenza Gattegna, cinque anni come Presidente), della sua dedizione al lavoro e delle sue grandi doti di onestà, indipendenza, sensibilità.

Mi piace sottolineare in particolare la scelta compatta di tutte e 19 le Comunità medie e piccole di sostenere un’unica candidatura, che evidentemente le tranquillizza e garantisce.

Alcuni hanno criticato l’elezione di una Giunta che non comprende Consiglieri delle liste di maggioranza delle Comunità di Milano e di Roma. Come risponderesti a queste critiche?

Prima della riunione di Consiglio che ha portato all'elezione della Presidente ed alla formazione della Giunta sono stato personalmente incaricato, insieme ad altri consiglieri, di avviare delle trattative per tentare di allargare la maggioranza che già si era trovata intorno a Noemi Di Segni cinque anni fa.

Abbiamo lavorato in maniera trasparente, manifestando un autentico interesse per un ampliamento della maggioranza e una disponibilità all’attribuzione di incarichi di primo piano: in qualche caso ci siamo riusciti, ad esempio con Menorah, in altri no, ma confidiamo che, indipendentemente dalla composizione della Giunta, tutti i consiglieri siano davvero pronti a lavorare nell’interesse dell’ebraismo italiano ed in qualche caso ad assumere incarichi di coordinamento di commissioni, indipendentemente dal gruppo di appartenenza.

Fino a qualche ora prima dell’elezione di Noemi ho sperato che almeno un’altra lista romana, che si è affacciata per la prima volta all’UCEI dichiarando di non voler ragionare in termini maggioranza/minoranza, potesse entrare in Giunta, ma così non è stato, forse perché sono prevalse logiche e contrapposizioni di origine comunitaria.

Personalmente, credo che gli obiettivi comuni e le emergenze che viviamo richiedano grandi sforzi e compromessi, che non tutti sembrano disposti a compiere: la sbandierata unità dell’ebraismo non può essere uno slogan elettorale ma dev’essere realizzata giorno per giorno.

Chi ha criticato l’esclusione dalla Giunta UCEI delle liste oggi espressione di maggioranza relativa nelle Comunità di Milano e Roma a mio avviso non tiene conto di almeno quattro circostanze:

-        i tentativi di ampliamento compiuti dall’attuale maggioranza, purtroppo solo in parte riusciti

-        la precedente scelta degli attuali vertici comunitari di Roma e Milano di escludere dalle rispettive Giunte le rappresentanze di altre liste

-        l’indubbio vantaggio offerto da una Giunta coesa, capace di lavorare in armonia, pur con le diverse idee che ogni membro di Giunta può avere

-        il triste e repentino cambio di atteggiamento,esplicitamente ostile nei confronti della Presidente e della maggioranza, manifestatosi nella riunione di Consiglio subito dopo la riconferma di Noemi quale Presidente UCEI, da parte di qualche lista

Quali sono le sfide principali che l’Ucei dovrà affrontare nel prossimo quadriennio?

Parto analizzando la Comunità ebraica di Roma, dove vivo da 26 anni e di cui posso parlare con maggiore cognizione di causa, dove la pandemia ha seriamente aggravato la crisi economico-sociale, mettendo in difficoltà tante famiglie ebraiche, che per questo sono destinatarie di diversi tipi di sostegno.

Da più parti è stato fatto notare che i programmi presentati dalle liste alle recenti elezioni UCEI avevano pressoché gli stessi contenuti ed indicavano uguali priorità; pur non condividendo del tutto questa affermazione, credo comunque che essa contenga del vero, nel senso che dalla lettura di questi programmi sia facile individuare le priorità dell’ebraismo italiano: giovani anzitutto, educazione ebraica formale e non, emergenza sociale, formazione rabbinica, risorse finanziarie.

A questi temi mi permetto di aggiungerne uno che, dal 7 novembre, mi riguarda più da vicino: la comunicazione, essendomi stata attribuita la delega per il coordinamento della comunicazione e della campagna dell’8x1000.

Occorre a mio avviso avviare una riflessione generale per ripensare e migliorare la comunicazione UCEI, sia verso l’interno che verso l’esterno, salvaguardando i valori identitari ebraici, diffondendo la cultura ed un’immagine positiva dell’essere ebrei oggi in Italia, offrendo la massima opportunità di espressione alle varie anime dell’ebraismo italiano e favorendo un pacato confronto delle idee, nel rispetto reciproco.

Ringrazio quindi Ha Keillah per avermi concesso la prima opportunità per esprimere questi basilari concetti, che mi auguro poter presto riprendere anche con altre testate ebraiche.

Ovviamente, un nuovo ed adeguato messaggio, correttamente veicolato all’esterno, dovrebbe anche consentire un aumento del gettito proveniente dall’8x1000, oggi strategico per l’ebraismo italiano.

Ma ricordiamo anche ai nostri iscritti che talvolta nelle zone a maggior presenza ebraica troviamo in proporzione meno scelte fiscali espresse a favore dell’UCEI: dobbiamo quindi immaginare un percorso che punti a sensibilizzare il mondo ebraico e ad ampliare le nostre amicizie.

Come ritieni che si debba rispondere alla richiesta di rappresentatività da parte dei gruppi ebraici non ortodossi?

Apprezzo Ha Keillah per la sua capacità di affrontare temi spinosi in maniera diretta, quindi rispondo volentieri alla domanda, che immagino si riferisca alla FIEP, Federazione Italiana per l’Ebraismo Progressivo, che nel 2018 ha fatto pervenire all’UCEI una duplice richiesta, di nomina di un proprio rappresentante in seno al Consiglio UCEI e di apertura di un tavolo di confronto.

Ne è sorto ovviamente un dibattito, che ha portato prima alla creazione di un gruppo di lavoro nell’ambito UCEI, composto da tre rabbini e da tre consiglieri, quindi all’apertura di una tavolo di consultazione UCEI/FIEP, indicato come permanente da entrambe le parti, composto per UCEI da rav Riccardo Di Segni, rav Giuseppe Momigliano, Livia Ottolenghi ed il sottoscritto, per FIEP dalle due co-Presidenti Franca Eckert e Joyce Bigio, oltre ai rappresentanti delle varie congregazioni presenti in Italia (Lev Chadash e Beth Shalom a Milano, Shir Chadash a Firenze e Beth Hillel a Roma).

I lavori del tavolo di consultazione, iniziati ai primi del 2020, sono stati ovviamente condizionati dalla pandemia oltre che da una naturale diffidenza iniziale, ciò nonostante si è potuto presto toccare con mano ed in certi casi risolvere alcuni problemi di vita ebraica di stretta attualità, mettendo in risalto sia temi comuni che argomenti su cui invece esiste una diversità di opinioni.

Consapevole delle difficoltà che un simile dialogo comporta, io credo che sia stato particolarmente importante anzitutto far sedere allo stesso tavolo rappresentanti di queste due realtà ed avviare un dialogo davvero necessario, se non altro perché già presente in Israele, negli Stati Uniti e più in generale nell’intero mondo ebraico: rivendico con orgoglio la scelta di Binah di insistere nel portare avanti questo dialogo e di coinvolgere i nostri rabbini.

La Giunta UCEI ha recentemente confermato di voler proseguire su questa strada: il dialogo deve continuare e riguarderà chiaramente anche i rapporti istituzionali, rispetto ai quali mi risulta che anche all’interno della FIEP esistano visioni differenti.

È presto quindi per immaginare a quali possibili sviluppi assisteremo, ma se sapremo tutti procedere con reciproca correttezza e rispetto, sono convinto che la strada sarà lunga ma proficua, a vantaggio dell’ebraismo italiano.

 

Roma, 3 dicembre 2021

 

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