DICEMBRE 2021 ANNO XLVI-231 TEVET 5782

 

 

Prima pagina

Il futuro dell’Ucei.
Quattro voci dal nuovo Consiglio

 

 

 

Massimiliano Boni
Menorah
 

 

Massimiliano Boni è consigliere della Corte costituzionale e scrittore. Eletto nel 2019 nel consiglio della comunità ebraica di Roma e nel 2021 nell'UCEI. Laureato in giurisprudenza, filosofia e studi ebraici al Collegio rabbinico. Ha pubblicato, tra gli altri, "Il figlio del rabbino. Lodovico Mortara, storia di un ebreo ai vertici del Regno d'Italia” (2018) e "Il museo delle penultime cose" (2017). Di prossima pubblicazione: "In questi tempi di fervore e di gloria. Gaetano Azzariti, magistrato senza toga, capo del tribunale della razza, presidente della Corte costituzionale".

Da alcuni mesi avete dato vita a Riflessi, la rivista di informazione e cultura non periodica, digitale e on line, della lista “Menorah” (riflessimenorah.com), che pubblica circa un articolo al giorno, esclusi Shabbat e le feste. Un impegno notevole. Come fate?

Ci lavoriamo in tre (oltre a me ci sono Eliana Pavoncello e Roberto Coen), con il contributo di molte persone: finora sono circa 50 gli autori che hanno collaborato con noi. In effetti è impegnativo. Parliamo di argomenti che possano interessare le persone, soprattutto della nostra comunità, e che non sempre possono trovare altrove. Credo fosse un’esigenza avvertita da più parti. Comunque la concorrenza fa sempre bene: oggi mi sembra che  l’informazione a Roma sia più ricca di quanto fosse sei mesi fa.

Come giudichi l’esito delle recenti elezioni del Consiglio dell’Ucei, della Presidente e della Giunta?

Purtroppo il risultato della nostra lista non è stato positivo. Avevamo l’ambizione di rappresentare un numero maggiore di persone e non ci siamo riusciti, almeno per ora. Però non siamo stati a recriminare: ci siamo rimboccati le maniche e, con Livia Ottolenghi e Guido Coen, siamo entrati in Consiglio consapevoli della nostra storia, fatta anche di personalità importanti, e consapevoli del fatto che questa storia ci avrebbe guidato nel nostro lavoro. Menorah da sempre è aperta al dialogo, al confronto tra le diverse anime dell’ebraismo romano e italiano, e penso che questo sia un metodo che dovremo continuare a fare nostro. Personalmente mi sono candidato anche perché volevo conoscere l’ebraismo italiano, incontrare persone di altre Comunità, conoscere la loro quotidianità e i loro problemi. Noi ebrei italiani siamo pochi, è come se fossimo un’unica grande Comunità, e dovremo riuscire a riconoscerci su un progetto comune.

Alcuni hanno criticato l’elezione di una Giunta che non comprende Consiglieri delle liste di maggioranza delle Comunità di Milano e di Roma. Come risponderesti a queste critiche?

Io sono stato eletto da poco e queste dinamiche mi sfuggono. Immagino che nelle settimane intercorse tra le elezioni e la prima riunione del Consiglio sia stato avviato un confronto tra tutte le componenti. A quanto pare non si è arrivati a un accordo, e fin dalla prima riunione sono emersi forti attriti. Il dialogo prevede compromesso e mediazione, che in questo caso sono mancati. Menorah avrebbe preferito una soluzione più ampia, tuttavia questa Giunta e la sua Presidente sono certamente legittimati a governare, negarlo mi sembrerebbe pretestuoso. Per il resto, è vero che nelle ore successive all’elezione della Giunta si sono letti e ascoltati alcuni commenti decisamente sopra le righe; però mi pare che poi non siano più stati sostenuti: spero che questo significhi che è prevalsa la ragionevolezza e il desiderio di lavorare assieme. Il Consiglio ha bisogno del contributo e delle idee di tutti. In molti ambiti le opinioni non sono poi tanto diverse. Per esempio Israele rappresenta un punto di riferimento certo e condiviso per tutti.

Perché la lista Menorah quattro anni fa non aveva votato la Di Segni e questa volta sì?

Non posso esprimere un giudizio su quello che è successo quattro anni fa. Mi pare però che da allora Menorah abbia lavorato in Ucei con propri assessori, nella giunta presieduta da Noemi Di Segni. Dopo il voto, la nostra lista ha definito i punti a nostro avviso necessari per offrire il nostro sostegno – tra cui una particolare attenzione ai giovani e al sociale – per cui, quando sono stati condivisi, abbiamo deciso di votare a favore di una seconda presidenza Di Segni.

Spesso, in particolare nelle ore successive all’elezione della Giunta, abbiamo percepito un atteggiamento ostile nei confronti delle medie e piccole Comunità e del loro diritto ad essere rappresentate nell’ambito del Consiglio Ucei.

Rifiuto l’idea che siete pochi e siete destinati a scomparire. Riflessi da mesi sta facendo il suo viaggio nelle Comunità intervistando i Presidenti e i Rabbini Capo per permettere ai lettori di informarsi su tutte le realtà dell’ebraismo italiano. Al di là della questione demografica, non si può negare l’importanza delle piccole Comunità, e anche delle singole persone, comprese quelle che vivono isolate. Le Comunità presidiano il territorio, dialogano con le autorità locali, costituiscono un presidio contro l’antisemitismo. Tutte chiedono, in un modo o nell’altro, un aiuto, e questo dovrà essere l’impegno del nuovo Consiglio.

Quali sono le sfide principali che l’Ucei dovrà affrontare nel prossimo quadriennio?

Per me le principali priorità sono: attenzione ai giovani, educazione, sostegno alle scuole e, come ti dicevo, alle comunità più in difficoltà. Occorre favorire forme di aggregazione tra i giovani ebrei di tutta Italia, che permetta di rafforzare la loro identità; altrimenti, come in molti hanno raccontato a Riflessi, i giovani si perdono, giorno dopo giorno. Insomma, spero che in questo Consiglio si riesca a lavorare in modo da  costruire un progetto al termine del quale potremo dire, tra quattro anni, che le comunità ebraiche e gli ebrei italiani stanno meglio di come stanno oggi. Al di là delle polemiche credo che tutte le proposte utili e condivise saranno prese in considerazione, da qualunque Comunità e da qualunque lista provengano. Ribadisco l’importanza del dialogo.

Come ritieni che si debba rispondere alla richiesta di rappresentatività da parte dei gruppi ebraici non ortodossi?

Personalmente non conosco questa realtà. Lo Statuto afferma che l’Ucei si riconosce nell’ebraismo ortodosso. Sono convinto che un ebraismo forte nella propria identità non ha paura di dialogare. Del resto, questo tema è stato trattato già nei Consigli precedenti e credo che quello appena eletto si muoverà nel solco del lavoro iniziato, senza fughe in avanti.

 

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