DICEMBRE 2021 ANNO XLVI-231 TEVET 5782

 

 

Prima pagina

Il futuro dell’Ucei.
Quattro voci dal nuovo Consiglio

 

 

 

Simone Mortara
Italia ebraica

 

 

 

Segretario generale dell'European Council of Jewish communities e assessore alle politiche giovanili UCEI. Già consigliere della comunità di Milano. “Proseguo gli insegnamenti famigliari cercando risposte ai bisogni del popolo ebraico, ovunque esso sia. Credo nell'importanza della partecipazione attiva alla vita comunitaria e all'educazione e al libero confronto come valori ebraici fondanti.”

 

Come giudichi l’esito delle recenti elezioni del Consiglio dell’Ucei, della Presidente e della Giunta?
 I risultati delle ultime elezioni UCEI hanno sottolineato come i temi prioritari per la sopravvivenza dell’ebraismo italiano siano ben focalizzati da tutti i gruppi che sono entrati a far parte del nuovo consiglio. In termini di lavoro programmatico e condivisione delle sfide per il prossimo quadriennio penso che questo sia già un buon risultato. In particolare, la Lista Milano ebraica è stata in grado di portare nel consiglio e nella giunta dell’Unione competenze importanti che sono state riconosciute dagli elettori. L’elezione della Presidente a maggioranza dei 2/3 è un buon viatico per i lavori che ci aspettano. Rimane però un dato importante su cui riflettere che è l’affluenza alle urne.

Alcuni hanno criticato l’elezione di una Giunta che non comprende Consiglieri delle liste di maggioranza delle Comunità di Milano e di Roma. Come risponderesti a queste critiche?

La domanda pone una questione importante. La giunta è l’organo esecutivo dell’UCEI, ma spetta al consiglio definire linee guida e indirizzi oltre che, attraverso le Commissione, proporre progetti. Questo è quello che ci aspettiamo avvenga nei prossimi consigli ed in particolare negli Stati Generali previsti in primavera. Tra le prime decisioni prese, comunque, ci sono quelle di creare delle cabine di regia e coordinamenti che vedono la partecipazione degli assessori delle comunità di Roma e Milano oltre a quelli delle altre Comunità italiane; questi luoghi di confronto serviranno a rendere più integrate ed efficaci le attività tra le comunità e l’Unione, in particolare sui giovani e sui servizi sociali. In ogni caso alle liste non rappresentate in questa giunta abbiamo proposto di collaborare a 360 gradi prendendo delle deleghe specifiche e collaborando attivamente nelle commissioni.

Quali sono le sfide principali che l’Ucei dovrà affrontare nel prossimo quadriennio?

Oggi più che mai il tema centrale è il nostro futuro. In particolare, identificare le azioni da intraprendere oggi al fine di trovarci preparati a diversi scenari che si prospettano tra 15/20 anni. L’imperativo è quello di rafforzare il nostro senso di comunità, di appartenenza al popolo ebraico in un contesto multi-identitario e variabile. Coinvolgere le giovani generazioni, stare molto vicino ai bisogni reali delle Comunità e rafforzare la nostra identità culturale rappresentano ora sfide concrete.

Come ritieni che si debba rispondere alla richiesta di rappresentatività da parte dei gruppi ebraici non ortodossi?

Da statuto le comunità Italiane sono ortodosse, e noi rappresentanti negli organi Ucei dobbiamo essere molto coscienti del nostro ruolo. Sappiamo però che in Israele, in America ed in Europa esistono diverse altre denominazioni che sono attive e vive anche sul territorio italiano. Con queste organizzazioni è importante confrontarsi e lavorare su esigenze comuni. Come noi, sono oggetto di manifestazioni di antisemitismo e antisionismo, lottano per la preservazione dei proprio diritti religiosi (come milà e kasherut) e per la preservazione della cultura e identità ebraica. Con loro in particolare è stato aperto un tavolo di confronto che spero contribuisca alla normalizzazione dei rapporti come avvenuto in altre comunità ebraiche nel mondo.

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