DICEMBRE 2021 ANNO XLVI-231 TEVET 5782

 

 

Israele

 

 

 

Beta Israel
Reuven Ravenna

 

Il mio partecipe interessamento verso gli ebrei etiopi risale a tre persone a cui fui legato con una calda amicizia. In primis la Rabanit Lea Berman Faitlovich, sorella del Padre degli ebrei di Etiopia dal primo Novecento fino al termine della sua vita negli anni cinquanta in Israele, Carlo Alberto Viterbo, il grande sionista che si interessò del Beta Israel per tutta la vita e Aharon Cohen, di cui tradussi in italiano il diario della sua missione segreta in Etiopia per preparare la prima grande alià, “Mitzvà Moshe”, negli anni settanta. Il tutto si riconduce alla Firenze ebraica agli inizi dello scorso secolo, il cui Rav, Margulies, fu tra i primi che aiutarono i nostri correligionari africani con il Comitato “Pro Falashà” accogliendo un giovane ebreo di Lodz, Yaakov Faitlovich che compì i primi viaggi in Abissinia e poi con la sorella diresse la scuola per gli ebrei etiopi ad Addis Abeba, coadiuvato dalla sorella Lea. A Firenze furono adottati due ragazzi etiopi che conobbi in Israele in tarda età, leader della Comunità. Ho incontrato poco fa all’Università Bar Ilan il Rav Sharon Shalom, che tra l’altro tiene un corso sui Beta Israel, anche in altre facoltà israeliane. Rav Shalom è sposato ad una ebrea svizzera di Basilea, ed è Rabbino di un bet hakeneset ashkenazita a Kryat Gat, dove arrivò da bambino con la famiglia. Ho conosciuto un israeliano al cento per cento. Con un curriculum di studente nella Yeshivà Alon Shevuth nel Gush Etzion e con un dottorato in Filosofia alla Bar Ilan. Rav Sharon mi ha esposto il quadro della Comunità in Israele, che ammonta a centosessantamila membri. Siamo già alla terza generazione in Israele. In Etiopia in campi di internamento, da più di un decennio, sono rimasti i cosiddetti “Falasmura”, che sono tornati all’ebraismo, discendenti di convertiti in passato al Cristianesimo etiopico, in altri tempi. In questi giorni la situazione in Etiopia è incandescente. Gli israeliani di origine etiopica si stanno muovendo per evacuare i loro fratelli che attendono da un decennio l’alià.

Il sottoscritto, nel suo piccolo, manifesta la grande simpatia per questi nostri fratelli, incontrandoli per le vie di Rehovot con un caldo saluto: “Shalom Rav, Beta Israel”, accogliendo un grande sorriso dei destinatari, ai quali sovente tengo un ampio discorso sul mio legame con la loro edà.

Reuven Ravenna

Carlo Levi, Ritratto di uomo, 1934

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