DICEMBRE 2021 ANNO XLVI-231 TEVET 5782

 

 

Israele

 

 

Un giro all’alba di una nuova Israele
Alessandro Treves

 

 

 

Enssaf, dentista di Shfar’am
artista di periferia
il suo sguardo non si perde una cosa
Enssaf non vuole andare via

 

Leo, che già se ne è andato
un ingegnere nucleare
Leo che aveva perso la madre
la sua ruota ora gira Ferrara

 

Lucio Dalla non c’entra nulla, ma i suoi versi (“Anna e Marco”) mi entrano in testa e si avvolgono alle parole di Yael Sonnino-Levy, che sta raccontando la mostra che ha curato presso la galleria Nuzha – Cases Hirsch del Beit Italia di Jaffa. Yael ha messo insieme incisioni di Leo Contini, recentemente scomparso, noto per le collezioni di oggetti di Judaica ma anche pittore e grafico di lucida originalità, con la digital art di Enssaf Safori, araba israeliana, laureanda in odontoiatria, che ferma sul computer scene e personaggi della Galilea, trasfigurandoli in uno svolazzare di trasparenti foulard digitali. Due trame molto diverse, che Yael ha tessuto sullo stesso ordito, ponendo il disegno con la bicicletta di lui che srotola Ferrara “città biciclica” accanto alla bicicletta di lei, che sfreccia guidata da un passero davanti ad Al Aqsa – la mostra si chiama Fare un Giro. E poi, un dipinto di lui con una mano vista da dietro la tastiera di un piano, accanto ad una stampa di lei con una mano che ricama a Wadi Ara; una barchetta nel lago di Tiberiade accanto ad una barchetta in bilico su un ponte; un’indefinita città notturna, di lui, accanto all’Akko illuminata dal faro, di lei. E così via. Come in un’improbabile danza, i loro passi sono accompagnati da un coro particolare: le bambole di stoffa delle donne beduine della tribù di Jahalin, bambole che ritornano anche in un quadro digitale di Enssaf. Forse sono uscite da lì; ma ora sono tridimensionali, e si affollano su un grande vecchio tappeto.

All’apertura, il nuovo Ambasciatore d’Italia, Sergio Barbanti, con la moglie Laetizia, i figli di Leo Contini, i genitori di Enssaf Safori. Vicine per un momento le famiglie, come vicine sono state per qualche giorno le loro opere, accomunate dall’equilibrio fra precisione ingegneresco-odontoiatrica ed immaginazione, di chi è radicata nella propria terra e di chi ne è stato sradicato. Come vicini sono i ragazzi di Jaffa, pur di origini fra loro distanti (soprattutto ebrei etiopi ed arabi, ma anche filippini, russi, marginali assortiti) quando partecipano alle attività del Beit Italia, fondato negli anni ’50 da donne italiane.

Avvolti invece l’uno sull’altro e poi l’altro sull’uno erano Adi Boutrous e Jeremy Alberge, mentre i loro corpi scendevano contorcendosi eterodossi le strette scale della Galleria d’Arte di Umm el Fahm, alla presentazione di un’altra mostra, una settimana dopo, questa volta alla presenza dell’Ambasciatrice dell’Uzbekistan, dell’Ambasciatore francese, di diversi addetti culturali fra cui l’italiano, dei monaci benedettini di Abu Gosh. Curata da Livia Tagliacozzo e da Barak Rubin, con la neo-direttrice dei programmi della galleria, Lior Misano, l’esposizione-con-performance Sempre dell’Alba raccoglie sei artisti molto diversi tra loro, cuspidi della varietà che illumina un futuro possibile per Israele/Palestina: musulmane, un'ebrea, un ebreo, cristiani, i cui lavori si integrano con quelli già ospiti della galleria, che accoglie ora anche alcune splendide miniature uzbeche. Anima della galleria è Said Abu Shakra che è riuscito, col fratello artista Farid, a creare nella derelitta e informe Umm el Fahm, cittadina come le altre del “triangolo” ricompresa nell’Israele del 1948 ma a ridosso della linea verde, e spesso minacciata di venirne ricacciata al di là, nota per la mancanza di luoghi di aggregazione, un centro che richiama israeliani e stranieri in cerca di stimoli e di esperienze artistico-intellettuali. Facendogli conoscere una Israele non esclusivamente ebraica.

A presidiare alcuni di questi incontri, Yael al Beit Italia di Jaffa come Livia e Lior all’Art Gallery di Umm el Fahm, donne italiane.

Intanto Adi e Jeremy, sempre avvinghiati, sono riusciti in qualche modo a caracollare giù incolumi dal secondo piano, ottimistico auspicio per israeliani e palestinesi. Enssaf e Leo? Forse erano andati a farsi un giro. Qualcuno li ha visti tornare / tenendosi per mano, almeno così è parso a Lucio Dalla.

 

Alessandro Treves – Trieste e Tel Aviv

 

 

 

Da sinistra: Shaul, il figlio di Leo Contini, Enssaf Safori, Yael Sonnino-Levy,
l’Ambasciatore Sergio Barbanti con la moglie Laetizia alla galleria del Beit Italia.

 

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