DICEMBRE 2021 ANNO XLVI-231 TEVET 5782

 

 

Storia

 

 

Birobidzhan

Speranza siberiana

Emanuele Azzità

 

Tra i problemi per i nuovi dirigenti della Rivoluzione d'Ottobre c'era quello dei popoli e delle nazionalità. Il governo bolscevico perseguiva la costituzione di tante repubbliche ciascuna delle quali consentisse al rispettivo popolo di parlare la propria lingua e coltivare la tradizione. La religione invece non era consentita e ogni forma di culto era bandito in tutta l'Urss. Anche i 5 milioni e mezzo di ebrei (censimento del 1897) che parlavano l'yiddish ma non avevano un territorio furono riconosciuti popolo. In precedenza gli ebrei erano stati pesantemente discriminati e perseguitati dagli Zar, considerati durante la I Guerra Mondiale nemici interni conniventi col nemico. Di preciso non si sa quanti siano stati i pogrom in quel periodo, secondo alcuni furono più di mille con circa 200 mila morti, 300 mila orfani e danni per 70 milioni di rubli. Con la presa del potere dei bolscevichi, tra i quali c'erano anche degli ebrei, non solo furono abrogate tutte le discriminazioni, ma si pose il problema di una forma di risarcimento. Allo scopo fu istituita una commissione dell' Ufficio Politico del Comitato centrale del Partito Comunista sotto la presidenza del vicepresidente del Consiglio dei Commissari del popolo dell'URSS, Alexander Dmitrievich Tsyurupa.

Nel 1924, Stalin, nominato da poco guida suprema dell'URSS, pensò di costituire in un angolo della Crimea il primo insediamento di quella che sarebbe stata la Repubblica Ebraica dell'URSS. L'idea era certamente di Tsyurupa. Il progetto poteva essere anche la risposta comunista al sionismo che stava raccogliendo parecchi consensi tra la popolazione più giovane. Tuttavia la maggioranza degli ebrei, che, ricordiamolo, non parlava l'ebraico, si sentiva profondamente russa e manifestava un aperto scetticismo verso un'eventuale emigrazione nella terra d'Israele, considerata come un salto nel buio in un ambiente ostile. Il sionismo comunque non era ritenuto all'inizio un movimento ostile alla rivoluzione.

Nel 1926 l'annuncio fu ufficiale: 96 famiglie sarebbero partite per la Crimea. L'Organization for Jewish Colonization in Russia avrebbe finanziato il progetto e a una pioggia di denaro si aggiungeva anche una sorta di riconoscimento internazionale dato che l'URSS era completamente isolata nel contesto delle nazioni. Tuttavia le prime moderne fattorie ebraiche collettive scatenarono da parte dei contadini locali un' ostilità tale da costringere Mosca ad abbandonare subito il piano. Un immediato totale fallimento.

Nella sua enorme estensione l'Unione Sovietica aveva terre spopolate in abbondanza e Stalin era determinato a portare avanti il progetto. Agli estremi orientali della Siberia, verso il Pacifico e al confine con la Cina, una regione paludosa scarsamente popolata sembrava essere il posto adatto per l'Israele sovietico. Il 28 marzo 1928 il Comitato Centrale del Partito Comunista Sovietico approvò una risoluzione circa l'assegnazione al Comitato per la sistemazione fondiaria dei lavoratori ebrei per le esigenze di insediamento continuo di terre libere da parte di ebrei lavoratori nella striscia dell'Amur del territorio dell'Estremo Oriente. In quello stesso anno le prime famiglie lasciarono la Russia europea verso quello sperduto angolo della Siberia.

Ecco come il 27 ottobre 1929 il Corriere della Sera riportava la notizia di “Una Repubblica ebraica in Siberia. La nuova Palestina sull'Amur”. La corrispondenza da Vienna continuava: “In Russia e in America viene da tempo studiato il progetto di creare nelle steppe siberiane, sotto il patronato delle autorità sovietiche, un grande impero ebraico (sic), una specie di nuova Palestina. Una Commissione che la Ekor (Associazione per la colonizzazione ebraica) ha inviato da New York, composta di sei ingegneri e di sei specialisti per le bonifiche, ha eseguito un viaggio attraverso le nuove province bagnate dall'Amur e ha ora redatto una relazione favorevolissima”. La commissione avrebbe rilevato la fertilità di quelle terre da bonificare e come il clima di quelle foreste fosse paragonabile a quello del Canada meridionale. “Millecinquecento coloni ebrei si sono già recati nella regione con macchine agricole del valore di 150.000 dollari messe a loro disposizione dalla Ekor. Colà abitano già 25.000 abitanti. Il Governo sovietico che favorisce con ogni mezzo morale e materiale la iniziativa, ha deciso di inviare nel Birobijan sessantamila ebrei, a scaglioni di diecimila l'anno. Ad ogni famiglia esso darà un sussidio di duemila rubli e inoltre darà il denaro necessario per la costruzione di strade e fontane. La colonia sarà amministrata da una Commissione mista di ebrei di Russia e d'America, nonché dai rappresentanti delle grandi organizzazioni ebraiche. In America si sostiene che la Repubblica ebraica siberiana potrà svilupparsi più rapidamente che in Palestina”.

 

Birobidzhan, anni '30

Intellettuali, commercianti, almeno 22 mila (41 mila secondo altre versioni) persone abituate alla vita urbana, agli inizi degli anni '30 si trasformarono rapidamente in agricoltori adattandosi a vivere in case di legno e lavorando nelle fattorie collettive allestite dal governo. Anche altri piccoli insediamenti agricoli ebraici erano stati costituiti in diverse repubbliche dell'Asia centrale, ma il progetto in questione focalizzava l'attenzione. A dire il vero non si parlava più di una Repubblica, ma di una Provincia Autonoma (Oblast) degli Ebrei. Là dove si costruivano baracche di legno, che non riuscivano a fronteggiare tanto il freddo siberiano dell'inverno quanto il caldo insopportabile afoso dell'estate, avrebbero dovuto sorgere città, fabbriche, fattorie e centri per la cultura. Il piano urbanistico fu affidato all'architetto svizzero Hannes Meyer, già direttore della scuola di architettura di Bauhaus in Germania e emigrato nel 1930 nell'Unione Sovietica. La capitale Birobidzan, che darà il nome alla provincia, sorse alla confluenza fra i fiumi Bira e Bidzan. A una trentina di chilometri più a sud scorreva uno dei più grandi fiumi del mondo, l'Amur, che segnava anche il confine con la Cina.

Dal nulla si avviarono iniziative culturali, come teatri, scuole, libri, spettacoli in yiddish. Il tutto realizzato con sacrifici immensi, soprattutto per il clima e per la mancanza di abitazioni. Furono allestite anche delle fabbriche, ma i loro prodotti erano di scarsa qualità. Nel 1936 la nuova Costituzione dell'Unione Sovietica abolì l'ateismo e undici anni dopo si costruì la sinagoga e si consentì agli ebrei credenti il riposo del sabato. Per alcuni anni tra quei coloni improvvisati regnò l'entusiasmo per la libertà raggiunta in quell'angolo sperduto e inospitale. Erano ebrei, ma la loro patria era sempre l'Urss. I finanziamenti continuavano ad arrivare dagli Stati Uniti, dove nel 1934 era sorta anche l'American Committee for the Settlement of Jews in Birobidjan, chiusa poi nel 1951 durante il maccartismo.

Quelle speranze furono presto disattese. Già nel 1938 per difficoltà ambientali, climatiche e politiche, 28 mila avevano lasciato il paese.

Il giornale interruppe le pubblicazioni, i dirigenti della provincia messi in prigione. Ogni abitante, ebreo o russo che fosse, rischiava l'arresto. Il terrore staliniano si era scatenato in ogni angolo, anche il più sperduto, dell'Urss.

Masha Gessen, scrittrice e giornalista russa, nata a Mosca nel 1967, che da alcuni anni vive a New York, ripropone la vicenda drammatica delle purghe staliniane nel suo recentissimo libro Dove gli ebrei non ci sono. La storia triste e assurda di Birobidzan, la regione autonoma ebraica nella Russia di Stalin” (Editore Giuntina 2021).

 

Birobidzhan, anni '30

 

Nel censimento del 2002 su una popolazione di 191 mila persone gli ebrei erano solo 2327 ossia l'1,22% (contro l'89% dei russi e l'8% degli ucraini), numero ulteriormente sceso nel 2010 a 1628, ossia allo 0,92 %. L'esperimento di Stalin di ghettizzare gli ebrei in Siberia, come hanno detto in molti, era dunque finito? Nel periodo successivo allo stalinismo alcuni emigrarono in Israele mentre le famiglie formate dai matrimoni misti persero l'identità ebraica.

Nessuna strada conduce indietro, dice un proverbio yiddish. Oggi la città di Birobidzan, rappresentata in tutte le immagini con la sua grande menorah e con le scritte in russo e yiddish, è la capitale di una regione ricchissima di materie prime come oro e argento, al centro di una nuova prospettiva mondiale di nazioni asiatiche con la Cina quale principale protagonista. Dall'aeroporto di Chabarovsk-Novyj dopo 10 ore di volo e 5 fusi orari da Mosca, la si raggiunge in un paio d'ore di auto o di treno. In questi ultimi vent'anni gli ebrei sono aumentati di almeno 700-1000 unità. Alcuni sono partiti per Israele, ma di là ne sono anche arrivati.

La presenza di moltissimi immigrati cinesi in quella regione preoccupa non poco i governanti di Mosca. Un “Piano per il reinsediamento volontario di ebrei russi espatriati” (Decreto del Presidente della Federazione Russa n° 1289 del 12/9/2012 fatto proprio dal Governo della Federazione con ordinanza n°1361-r del 31/7/2013) assegna l'equivalente di 8 mila dollari a chiunque voglia stabilirsi in Birobdzhan. Il governo russo assicura inoltre un “paniere di assorbimento” che va dalle spese di trasloco, all'assicurazione sanitaria e all'assistenza monetaria. La proposta, anche se parrebbe allettante, ha al momento avuto una scarsissima risposta.

Il governatore Rostislav Goldstein, di origine russa, in carica da un paio d'anni, sembra impegnato nell'ammodernamento del paese e della sua capitale. Tra i problemi da risolvere c'è la distribuzione dell'acqua e la rete fognaria. In un mondo dove non sembra esserci traccia di antisemitismo nelle scuole, accanto al russo, si insegnano l'yiddish e l'ebraico. L'università organizza, tra i diversi insegnamenti, anche corsi estivi di yiddish in collaborazione con le università israeliane. Se il vecchio progetto di quasi un secolo fa è certamente completamente fallito in un tragico ricordo della storia, forse tra quei fiumi da noi così lontani e quelle foreste dove ancora si aggirano le ultime tigri siberiane sta nascendo qualcosa di nuovo e di inedito. Come dice un proverbio: per avere un futuro ci deve essere un passato. Ma anche là un passato di certo non manca!

Il Covid è presente e ha chiuso tutti i circoli culturali. Roman Isakovich Leder, il capo della comunità ebraica, ha concentrato gli sforzi nell'aiuto degli ebrei bisognosi dei quali tiene con precisione un elenco per la consegna giornaliera del cibo anche a domicilio. Il Covid fa ancor più paura in inverno, quando la temperatura media è a -30 °C . Il 26 novembre 2021 eravamo a -16! In quello stesso giorno i ricoverati in ospedale per Covid erano 316, tra i quali 21 bambini, e i decessi 3. È in atto una campagna vaccinale e per muoversi occorre il green pass.

Emanuele Azzità

 

 

Birobidzhan, Sinagoga

 

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