Anna Foa, cittadinanza e appartenenza.

di Bruna Laudi

L’11 luglio il Comune di Torre Pellice ha conferito alla professoressa Anna Foa la cittadinanza onoraria, in una riunione straordinaria del Consiglio comunale e all’interno della prestigiosa manifestazione che ormai si svolge da anni “Una Torre di libri”.
L’incontro si è svolto all’interno del tempio valdese, gremito di un pubblico affettuoso e partecipe: tra il pubblico c’erano anche alcuni amici della Comunità di Torino e del Gruppo di Studi Ebraici, nessun rappresentante ufficiale.

Le motivazioni

La delibera, letta dalla Sindaca …. era costituita da una PREMESSA in cui si ricordava che “la Val Pellice è un territorio frontaliero, caratterizzato storicamente da scambi e coesistenza di differenze culturali, linguistiche, storiche, religiose e sociali – il Comune di Torre Pellice, principale centro della Chiesa Valdese, è da sempre impegnato nella difesa dei valori della Resistenza, della Costituzione e della Repubblica Democratica, sensibile ed attivo nella tutela dei diritti delle minoranze e della responsabilità civile…”. La seconda parte era invece incentrata sulla motivazione della delibera: viene riconosciuto ad Anna Foa il suo ruolo di storica, saggista e docente universitaria. “Nei suoi studi e nel suo lavoro pubblico, la storia è restituita come strumento critico, capace di interpretare il presente senza semplificazioni, rifiutando letture identitarie o consolatorie e mantenendo sempre centrale la complessità dei processi storici…” Veniva poi ricordata la storia della sua famiglia, l’impegno politico del padre e il forte legame con la Val Pellice soprattutto durante il periodo della Resistenza al nazifascismo.

La sindaca, nell’introdurre l’incontro, ha ricordato i forti legami di amicizia tra ebrei e valdesi, dalla comune conquista dei diritti civili nel 1848, alla grande disponibilità con cui gli abitanti della valle hanno rischiato la loro vita per dare rifugio e ospitalità agli ebrei in fuga durante l’ultima guerra.

Il clima

Si respirava un’aria di festa, il pubblico era visibilmente felice per questa decisione politica e Anna Foa era molto emozionata per il riconoscimento ricevuto.
Finita la cerimonia “ufficiale” l’incontro è proseguito entrando nell’ambito di “Una Torre di libri” e il giornalista Gian Mario Gillio ha condotto una interessante conversazione con la storica, partendo dal suo ultimo libro MAI PIÙ, edito da Laterza.

Vorrei sottolineare alcuni aspetti del dialogo.
Anna Foa ha nuovamente confermato la denuncia del comportamento del governo israeliano sia sulla conduzione della guerra a Gaza sia sull’atteggiamento tollerante nei confronti dei coloni della Cisgiordania. “Non si può essere indifferenti. L’indifferenza porta a negare la morte, i soprusi in Cisgiordania, gli attacchi militari.”
Nessuno sconto, nessuna giustificazione, in coerenza con i principi antifascisti che guidarono le scelte e i comportamenti della sua famiglia, tramandati fino a lei. “L’idea di volere distruggere i propri nemici: è abnorme, nazionalismo sfrenato”.
“La Giornata della Memoria doveva essere un monito generale. La memoria oggi? Non va abbandonata ma rischia di perdersi. Non ci si può limitare al passato ma bisogna parlare anche dell’oggi. Mai più per gli ebrei? Questo rischia di giustificare qualunque azione, anche la più cruenta.”
“L’identità non deve diventare una cassaforte. Bisogna guardare avanti e non solo le proprie ferite passate. Vittorio Foa era prima di tutto italiano, poi ebreo. Come lui tantissimi”
“Importanza del dialogo: usare la parola. Si deve parlare con le persone, non ci possono essere due parti che rappresentano le diverse fazioni. Sono gli insegnanti che devono fare un grosso lavoro.”

Si è poi parlato dei gruppi ebraici e palestinesi che dialogano e delle prossime elezioni in Israele: si candiderà anche una ONG, ma anche su questo spiraglio di luce prevale il pessimismo, molti temono che siano voti persi.

Nelle parole di Anna Foa traspariva l’emozione per la calorosa accoglienza a lei riservata dai discendenti di chi, in passato, accolse i suoi familiari e tanti altri, sia ebrei militanti nella Resistenza, sia famiglie in cerca di riparo e nascondiglio. Per chi assisteva all’incontro l’impressione era quella di una famiglia ritrovata. Però si leggeva la grande amarezza per la chiusura che ha trovato nelle istituzioni pubbliche ebraiche di fronte alle sue prese di posizione e ai libri in cui le ha sostenute.

Sicuramente la posizione di Anna Foa è dura e intransigente, decisamente molto pessimista: il suo giudizio non lascia spazio a indulgenze. Mi sono chiesta se un maggiore dialogo all’interno delle comunità ebraiche italiane avrebbe forse favorito l’emergere di un ventaglio di posizioni più ampio, che secondo me esiste ma è “coperto” da una contrapposizione feroce che non permette più di riconoscersi e di scavare nei sentimenti, a volte contraddittori, che si agitano nell’animo di ciascuno. Al di là del dolore per le vittime di questi anni cruenti ho l’impressione che l’ebraismo italiano abbia perso dei riferimenti etici universali in cui collocarsi e rischi di chiudersi in un autoisolamento certamente alimentato dal riemergere di un antisemitismo diffuso che trova in questo vuoto lo spazio per rinascere, crudele ed aggressivo.

L’immagine in evidenza è stata gentilmente concessa dall’autore:  Anna Foa-©Zoltan Nagy