di Sandro Ventura
Dal 22 al 25 ottobre si è tenuto a Gerusalemme il congresso biennale della World Union for Progressive Judaism (WUPJ). In questa occasione si è anche ricordato il centesimo anniversario dell’associazione di cui fanno parte centinaia di comunità e milioni di iscritti in tutto il mondo e che verrà celebrato ufficialmente nel 2026 a Londra. Al congresso di Gerusalemme hanno partecipato circa 200 delegati di 58 nazioni dai cinque continenti.
La delegazione italiana è stata rappresentata da dieci partecipanti tra cui il presidente della Federazione Italiana per l’Ebraismo Progressivo (FIEP) Carlo Riva, i rabbini Joel Oseran e Shlomo Zagman e il segretario della FIEP, Fabio Benjamin Fantini.
Il congresso si è svolto nel Beth Shmuel, la prestigiosa sede della WUPJ, un enorme edificio appena restaurato, che fronteggia la porta di Giaffa e le mura occidentali della città vecchia. Come affermato da Sergio Bergman, presidente della WUPJ, Beth Shmuel costituisce “uno spazio aperto ed inclusivo che collega le comunità di tutto il mondo e riafferma l’impegno dell’ebraismo progressivo per la democrazia, l’eguaglianza ed il pluralismo”.
Molti gli argomenti in discussione: i rapporti fra Israele e le comunità progressive, i valori dell’ebraismo espressi nella dichiarazione d’indipendenza (1948) che, come ha affermato Bergman, costituiscono “il denominatore comune delle comunità progressive in tutto il mondo”. Bergman ha anche espresso una chiara richiesta di “piena separazione fra religione e Stato (d’Israele) mediante l’elaborazione di una costituzione” (che ancora non esiste). Negli anni Cinquanta del Novecento si tentò di realizzarla e allo scopo furono convocati giuristi di tutto il mondo senza giungere ad una conclusione, soprattutto per la radicale contrapposizione fra una visione laica ed una visione religiosa dello Stato. Il tema della costituzione fu quindi accantonato ed a tutt’oggi Israele soffre di questa carenza: il pieno confronto democratico, il diritto alla diversità ed al pluralismo non sono del tutto tutelati, come testimonia l’attuale involuzione politica, con conseguenti disagi per le minoranze ed, in particolare, per le coppie miste, le quali, per sposarsi, devono rivolgersi all’estero (di solito a Cipro).
Fra gli eventi principali del congresso è da ricordare la cerimonia di apertura, con tanta musica ed in particolare con la storia della canzone “Yerushalaim shel zahav” (Gerusalemme d’oro) composta da Naomi Shemer dopo la guerra dei sei giorni (1967), che esprimeva la gioia per gli ebrei di tornare a pregare davanti al muro del pianto dopo duemila anni. Dopo la rievocazione, con un magistrale colpo di scena sul palcoscenico appare Shuli Nathan, la cantante che allora lanciò la canzone, vestita di bianco, quasi un sogno. Malgrado l’età avanzata, la voce è ancora limpida e forte, e la presenza scenica straordinaria. Commozione ed applausi alle stelle….
I lavori del congresso si sono svolti in gran parte in gruppi di workshop, che hanno affrontato alcuni temi principali: le motivazioni dell’appartenenza al movimento progressivo, gli obiettivi che esso si propone, la fisionomia dell’organizzazione, la vita delle piccole comunità, la globalizzazione e la localizzazione, i rapporti con lo Stato d’Israele, la formazione delle leadership comunitarie, ecc. Un gruppo che a mio avviso è stato fondamentale aveva per tema la tragedia storica degli ultimi due anni, a partire dal pogrom del 7 ottobre 2023, con le terribili guerre che ne sono seguite. Non si è trattato tanto di uno sfogo, quanto piuttosto di una condivisione finalizzata ad elaborare ed alleviare l’intenso dolore che tutti ci portiamo dentro.
Un altro momento importante è stato il report in assemblea plenaria delle iniziative che la WUPJ ha portato avanti nelle varie aree in cui opera: Germania/Europa, Bielorussia ed Europa dell’est, Sud Africa, Israele, America Latina. Quasi tutti i referenti delle iniziative regionali erano giovani. Particolare attenzione è stata infatti rivolta ai movimenti giovanili della WUPJ: Netzer Olamì (13/18 anni) e Tamar (18/35 anni).
I momenti più alti e spirituali del congresso sono stati, a mio avviso, quelli di preghiera. Il giovedì 23 ottobre abbiamo celebrato lo shachrit (funzione mattutina) davanti al Muro del Pianto, nella sezione riservata ai movimenti conservativi e progressivi, in cui si prega tutti insieme senza separazioni di genere. È uno spazio defilato rispetto a quelli destinati agli uomini e, separatamente, alle donne, che gli ortodossi considerano di loro esclusiva proprietà.
Le quattro giornate trascorse al congresso della WUPJ a Gerusalemme hanno costituito un evento importante di scambio, di confronto e di crescita individuale e collettiva: hanno coinvolto tante persone attive nel movimento ebraico progressivo, con l’intento di rafforzarlo e promuoverlo nelle loro comunità ed in tutto il mondo.





