a cura di Filippo Levi
Sara, sei stata nominata dalla Comunità di Torino per rappresentarla in seno all’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane per i prossimi anni. Dopo le prime riunioni di Consiglio, qual è la tua impressione su questa nuova attività?
Dal punto di vista personale è stato molto emozionante. Sentire di rappresentare una realtà come quella di Torino presso l’UCEI trasmette un profondo senso di responsabilità, così come è stato stimolante conoscere i rappresentanti di tutte le Comunità, dalle piccole alle grandi. Superata l’emozione iniziale, siamo passati immediatamente alla fase operativa e politica.
L’elezione della Presidenza ha richiesto un lungo iter. Cosa è successo durante le votazioni?
Il percorso non è stato immediato. L’11 gennaio si sono presentate tre candidate alla presidenza: Livia Ottolenghi per la lista Ha Bait, Ruth Dureghello per Lev Ehad e Monique Sasson per Dor Vador. Inizialmente nessuna ha raggiunto la maggioranza necessaria, sebbene Livia Ottolenghi avesse ottenuto un consenso significativo, restando a soli due voti dalla soglia richiesta. Poiché nessuna candidata aveva inizialmente ritirato la propria disponibilità, le votazioni per la Presidenza, la Giunta e gli altri organi collegiali sono state posticipate di oltre un mese.
In questo intervallo si è giunti a una soluzione di coalizione. Come si è arrivati a questo accordo?
In questo mese e mezzo c’è stato un intenso lavoro di mediazione che ha coinvolto i rappresentanti delle liste e delle Comunità. Grazie all’intervento di figure di fiducia delle tre candidate, si è giunti alla formazione di una Giunta che include le tre componenti principali più una quarta espressione della lista Milano per l’Unione, rappresentata da Milo Hasbani.
Quindi, più che una presidenza espressione di una singola maggioranza, è nata una “grande coalizione”?
Esattamente. È una sorta di Grosse Koalition, come si direbbe in Germania, nata per garantire una base di sostegno larga e rappresentativa.
Rispetto al programma originario di HaBait, che tu hai sostenuto esplicitamente, cosa cambierà con questa nuova assetto unitario?
Il mio supporto a Livia Ottolenghi e ai rappresentanti delle piccole e medie Comunità è rimasto fermo fin dall’inizio. È ancora prematuro dire esattamente come il programma di HaBait si integrerà con quello delle altre liste, lo vedremo “cammin facendo”. Tuttavia, credo sia stato fatto un ottimo lavoro diplomatico: le istanze di chi chiedeva maggiore attenzione alla comunicazione, al fundraising o alla lotta all’antisemitismo sono state accolte in un’ottica collegiale.
Le due vicepresidenze sono state affidate a Milo Hasbani (Milano), con deleghe che includono il fundraising e a Monique Sasson (Dorvador) che si occuperà di rapporti internazionali, comunicazione e anche lei di fundraising. La lotta all’antisemitismo resta un tema trasversale a tutte le liste e anche se possono cambiare i metodi per affrontarla, tutti la ritengono fondamentale.
Di cosa ti occuperai personalmente all’interno dell’Unione?
Il lavoro è organizzato per assessorati, tavoli tematici e commissioni. Sebbene i compiti non siano ancora stati suddivisi ufficialmente, mi piacerebbe molto occuparmi di lotta all’antisemitismo, di memoria e futuro e di giovani. Sono temi strettamente legati all’identità della nostra Comunità di Torino e vorrei portare questa prospettiva nel lavoro dell’Unione.
In chiusura, due parole sulla nuova Presidente Livia Ottolenghi.
La mia impressione è quella di una persona di grande valore, tenace e dotata di una dialettica pacata ma efficace. È riuscita a mantenere salda la sua candidatura in una situazione inizialmente molto divisiva. Un ringraziamento va anche al gruppo delle piccole e medie Comunità; nonostante le diverse opinioni interne, siamo rimasti estremamente coesi, permettendo il raggiungimento di questo importante risultato per Ha Bait.
16-02-2026





