di Annalisa Di Nola

Chi ha oggi presente la tensione e la polarizzazione che, a somiglianza di quanto accade in tanti altri paesi europei, caratterizza, da almeno due anni, l’atteggiamento politico degli olandesi verso Israele, (basterebbe l’esempio degli scontri verificatisi a seguito della partita Ajax- Maccabi Tel Aviv nel novembre 2024), stenterebbe a credere che un tempo (beh, sì, d’accordo, sono passati 400 anni) la neonata Repubblica Olandese trovasse proprio negli Israeliti un forte simbolo di identificazione. È quanto emerge dalla bellissima mostra, intitolata in inglese “Il libro di Ester nell’età di Rembrandt”, accolta nel 2025 dal Museo ebraico di New York e trasferita poi in altre città americane. Oggetto principale della raffigurazione pittorica e della decorazione di artefatti, pubblicazioni e incisioni era la figura di Ester, spesso ritratta con Assuero e Haman, suoi commensali a un banchetto, o deferentemente inginocchiata davanti al re, o alle prese con la lettura del bando che poneva in pericolo la vita dei suoi correligionari. Alcuni quadri mostravano Mordechai a cavallo, condotto umilmente dal nemico che ne aveva decretato la morte, sullo sfondo di immaginarie città riproducenti monumenti olandesi o ipotetici templi ebraici. Se solo una minoranza dei dipinti o delle incisioni esposte recava la firma dello stesso Rembrandt, numerose erano le opere di suoi colleghi, allievi o maestri, nessuno di loro ebreo.

Come mai tanto interesse per Ester e la sua storia nella Amsterdam del 1600? Spinoza come è noto, era solo uno dei tanti profughi, già Conversos o Nuovi Cristiani, provenienti dalla penisola Iberica, la cui famiglia con mille sotterfugi era riuscita ad evadere dalla propria precaria condizione, cercando riparo e opportunità economiche nei Paesi Bassi. Gradualmente, i sefarditi, che sotto la minaccia dell’Inquisizione spagnola avevano dovuto abbandonare riti, costumi e tradizioni ebraiche, riacquistavano familiarità con la loro cultura d’origine, grazie anche all’opera di chaham e rabbini, reclutati da comunità che avevano continuato a praticare la religione atavica. Vi erano anche Ashkenaziti ad Amsterdam, fuggiti dagli assalti dei Cosacchi o sfollati in seguito a guerre e, al contrario dei più affluenti confratelli sefarditi che spesso li soccorrevano, ridotti in condizioni di povertà e isolamento. Nel quartiere dove abitavano gli ebrei, risiedevano artisti compatrioti di Rembrandt, ma anche cristiani profughi da altre zone d’Europa, non ultimi i Puritani fuggiti dall’Inghilterra. E questa coesistenza di popoli e culture diverse diede anche luogo a interessanti influenze reciproche e nuove creazioni. Tanto gli ebrei sefarditi quanto gli olandesi erano stati a lungo soggetti alla dominazione spagnola. In particolare, gli immigrati sefarditi avevano assorbito la tradizione dell’arte drammatica di Spagna che seppero rilanciare nella creazione di nuove commedie messe in scena durante le celebrazioni di Purim. Ma i commediografi olandesi, abituati a mettere in scena storie bibliche, nel 17° secolo mostrarono di condividere un vivo interesse per la storia di Purim ed il personaggio di Ester, cui dedicarono, al pari dei pittori loro contemporanei, molte delle loro opere. Assai attivo fu, dunque, lo scambio fra commediografi olandesi e sefarditi, se pure questi ultimi inscenarono drammi e commedie ispirati a personaggi biblici in un teatro diverso da quello civico, più grande e conosciuto, o in case private, giacché a Purim maschere, balli, processioni e festini erano tradizionalmente incoraggiati, pur entro limiti autoimpostisi dalla comunità ebraica, per evitare di scontentare le autorità cittadine.

La storia di Ester, vissuta nella diaspora, obbligata a nascondere la propria identità di fronte al serio pericolo esistenziale corso da lei e dal suo popolo, e che infine, con la sua coraggiosa intraprendenza, aveva superato le insidiose minacce di morte e ottenuto per il suo popolo la libertà di vivere e praticare la propria religione, doveva riuscire particolarmente cara ai sefarditi trapiantatisi nelle nascenti Province Unite. Anche loro avevano dovuto vivere sotto mentite spoglie, sottacere il proprio credo e, succubi di una malvagia oppressione, sopprimere la propria appartenenza religiosa e culturale, per poi finalmente liberarsi dal giogo e raggiungere i lidi di una terra che offriva loro libertà e una nuova fioritura. Eppure, una simile analogia veniva concepita anche dal popolo olandese che usciva vittorioso dalla sua lotta contro la tirannia spagnola. Il simbolismo si allargava a considerare Haman come la personificazione dell’“idolatrica” Spagna cattolica, laddove Ester e Mordechai, appartenenti al popolo eletto, erano identificati con gli olandesi. Sebbene notoriamente nel libro di Ester non si faccia riferimento a interventi divini, gli olandesi riconoscevano nella loro liberazione dal giogo spagnolo il favore di Dio per il loro popolo, simile a quello da loro attribuito al trionfo di Ester e Mordechai; Amsterdam diveniva una nuova Gerusalemme, terra promessa e redenta.

Le commedie di Purim influenzavano i commediografi olandesi che, a loro volta, scrissero nuove commedie su Ester e Mordechai, inscenandole nel Teatro Schouwburg di recente costruzione, e ispirando le celebrazioni ebraiche di Purim. Ester, esempio di virtù e devozione, già intesa come prefigurazione della Vergine nell’interpretazione cristiana, era all’epoca anche assimilata alla Fanciulla d’Olanda, o Olandia, figura allegorica, personificazione della Repubblica olandese, modello femminile dalla forte personalità combattiva, che agisce a beneficio della collettività. Nei dipinti degli artisti olandesi, Ester con la carnagione ed i capelli chiari, assume le fattezze di una donna olandese contemporanea, rivestita di abiti e ornamenti sontuosi, come si addice a una regina. Ma se a volte corona o gioielli ornano i suoi capelli, Ester viene anche talora raffigurata con un copricapo ritenuto esotico, capace di evocare quei paesi orientali che la Compagnia olandese delle Indie frequentava nel fervore dei suoi commerci; un copricapo appuntito o conico di derivazione orientale, ma anche molto simile al berretto frigio, simbolo di libertà. Paladine del loro popolo tanto la Ester biblica quanto Olandia, ambedue le eroine risultavano anche trasgressive rispetto a un modello di modestia e sottomissione femminile. In fondo, anche la virtuosa Ester aveva disobbedito – sia pure a fin di bene- aggirando il divieto di presentarsi al re senza esserne convocata. Alle raffigurazioni olandesi di Ester presenti in dipinti, manoscritti, commedie a stampa, si ispirarono anche ritratti di regine e nobildonne contemporanee, simboleggiando un potere femminile volto a beneficiare e redimere la società in cui costoro operavano, in analogia con la regina persiana.

La rivivificazione di Purim e la popolarizzazione dell’eroina ebrea persiana oltre che dello zio Mordechai, annoverarono anche significativi contributi italiani. Fra i più bei rotoli manoscritti miniati o incisi delle Megillot olandesi – spesso di proprietà femminile – compaiono quelli di Salom Italia (o Shalom d’Italia), originario di Mantova e vissuto a lungo ad Amsterdam, autore anche di un noto ritratto di Menasseh ben Israel, forse il più famoso rabbino sefardita dell’epoca, fondatore della prima stamperia ebraica in Amsterdam.

Finalmente abilitati ad osservare i propri riti in relativa libertà, gli ebrei sefarditi olandesi si sbizzarrirono nell’utilizzare indovinelli, scherzi, parodie, festini ricchi di cibi e bevande. Molta fortuna ebbe quindi la riproduzione manoscritta del trattato umoristico e satirico su Purim, scritto nel 13° secolo dallo studioso ebreo provenzale, Kalonymos ben Kalonymos, trasferitosi per lungo tempo a Roma, dove era stato vivamente apprezzato (e quasi trattenuto a forza) dalla comunità ebraica capitolina. Gli ebrei olandesi diffusero ampiamente il suo trattato con nuove edizioni a stampa, includendo, sul frontespizio e all’interno dell’opera, variopinti personaggi della commedia italiana quali Arlecchino, e forse Brighella e Pantalone, oltre a immagini di carte da gioco, in riferimento all’ obbligo di mascherarsi e giocare a Purim.

Altro ispiratore di rinnovati usi e costumi da adottare a Purim fu il Sefer Minhagim dell’autore medievale Isac Tyrnau, tradotto in Yiddish da Simon Levi Ginsburg attivo a Venezia. Stampato per la prima volta a Venezia alla fine del ’500, questo trattato venne ripubblicato in molte edizioni ad Amsterdam. Le xylografie apparse nell’edizione italiana vennero quindi riutilizzate e diffuse largamente fra gli ebrei olandesi ispirando, con le loro immagini di buffoni e suonatori, le rappresentazioni teatrali, i Purim “shpiels” casalinghi o di strada improvvisati nel giorno di festa.

Un’importante istituzione sefardita, fondata da profughi portoghesi in Amsterdam, fu la Santa Compagnia per dotare orfane e donzelle. In occasione di Purim e in analogia con Ester, che aveva dovuto celare la propria appartenenza e identità per sopravvivere in regime avverso, le ragazze ebree aspiranti al matrimonio, orfane o profughe da paesi europei occidentali come la Francia, potevano richiedere di partecipare alla lotteria che distribuiva loro le doti necessarie. Fra le domande di ammissione compare anche quella manoscritta nel 1668 dalla stessa richiedente, Ester Fonseca, evidentemente persona istruita, residente a Livorno. Ella afferma nella lettera di essere appartenuta a una famiglia benestante ma che, deceduti ormai i suoi genitori, si trova in miseria e priva di mezzi; chiede quindi di partecipare alla lotteria e si impegna a pregare per la prosperità dei potenziali benefattori.

Rembrandt non fu dunque il solo a sentirsi attratto dagli ebrei del suo quartiere, l’isola di Vlooienburg. Le opere d’arte e le commedie di autori olandesi interessati a Purim e alla figura di Ester si moltiplicarono nella Amsterdam del ’600 e di parte del secolo successivo. La comunità ebraica del luogo accolse profughi ebrei di tante parti d’Europa che aspiravano a una libertà religiosa e culturale altrove negata. Nel riscoprire le proprie tradizioni, gli ebrei olandesi mostrarono una vivacità e un senso di riacquisita identità, capace di contagiare i loro vicini, così come di assorbirne i più fertili stimoli.

Il Libro di Ester, stampato ad Amsterdam nel 1640. Dalla collezione del Museo di Israele, Gerusalemme.

 

Bellissima Ester. Purim, una storia senza tempo – MEIS

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