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Isacco Artom

di Giulio Disegni

Pubblico e privato in un grande uomo di Stato

L’occasione creata dall’Archivio Ebraico Terracini con la presentazione del volume di Liana Elda Funaro La scuola del silenzio. Per un profilo di Isacco Artom (ed. Salomone Belforte) si è rivelata assolutamente fortunata per andare a dibattere e riflettere su una stagione assai feconda per la storia del nostro Paese e dell’ebraismo italiano e su una figura di rilievo, quale Isacco Artom, su cui forse non abbastanza gli storici si sono soffermati.

Grande merito della Funaro, storica attenta tanto ai dettagli quanto al contesto generale in cui i protagonisti della sua ricerca si muovono, è stato quello di restituire sia il clima politico e pubblico, sia la dimensione privata e familiare in cui la vita e l’attività di Isacco Artom si sono snodate. A iniziare dal principio espresso nel titolo del libro di Liana Funaro, che riprende una bella espressione di Isacco Artom, e riassume uno stile di vita e un senso di riservatezza nel mettere in pubblico i successi personali, per andare a scoprire gli aspetti più significativi della personalità di Artom, grande statista astigiano e segretario personale di Cavour; tutti i relatori intervenuti al Convegno hanno messo ben in luce i vari profili caratterizzanti di un personaggio che ha lasciato il segno nella recente storia italiana.

A presentare insieme all’autrice il volume all’Archivio di Stato di Torino il presidente della Comunità ebraica di Torino Dario Disegni, l’estensore della prefazione Alberto Cavaglion gli studiosi del Risorgimento italiano Adriano Viarengo, Silvano Montaldo, Rosanna Roccia, assieme alla presidente dell’Archivio Ebraico Terracini, Bianca Gardella Tedeschi e a chi scrive.

Il ricco carteggio esaminato dall’autrice permette di entrare nel percorso intellettuale di un personaggio ancora troppo poco noto e si incentra su una storia suddivisa in quattro capitoli: l’uomo politico, la sua religiosità, la sua vocazione di scrittore e poeta, e infine le sue relazioni familiari, il tutto inserito in un periodo di grandi rivoluzioni, nel quale gli ebrei ottennero l’emancipazione.

A raccontare il percorso che l’ha portata a costruire il volume è stata l’autrice: “Proprio con la pubblicazione sono comparsi nuovi documenti interessanti su Artom, che avrebbero figurato bene all’interno del libro. Sono comparsi sia sul versante della sua analisi politica, sia sul versante del suo considerare in modo diverso il patrimonio culturale della tradizione ebraica”,

Il libro è la prima biografia di Isacco Artom (1829-1900) che si avvale del vasto Archivio Isacco Artom, conservato dai suoi discendenti e depositato presso il Centro Bibliografico “Tullia Zevi” dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane. Utilizzando corrispondenza inedita, appunti di letture variamente indirizzate, bozze di discorsi parlamentari, prefazioni ad opere storiche, contributi a riviste contemporanee e poesie destinate ad uso privato, il ritratto di un diplomatico, conosciuto quasi unicamente come segretario di Cavour, rivela una personalità complessa, ma equilibrata e assai sensibile, sempre diretta a guardare al bene comune. Una sezione del volume, di cui si è parlato nel recente convegno, è dedicata alla delicata posizione di Artom nei confronti della sua appartenenza all’ebraismo: ebreo emancipato, fiducioso nel credo del libero esercizio di ogni culto.

La stretta collaborazione con Cavour sulla scena europea di metà Ottocento costituisce sicuramente un pilastro nella vita di Artom ed è uno dei temi su cui più si è riflettuto nell’analizzare il contenuto delle lunghe, appassionate ricerche della Funaro. Artom giovanissimo era già un uomo del Risorgimento, pronto a pagare di persona il proprio impegno proprio quando la Rivoluzione investì tutta l’Europa ed entrò in tutte le case, compresa quella degli Artom e lui a diciotto anni, senza avvertire la famiglia, insieme ai colleghi studenti dell’Università di Pisa, si arruolò tra i volontari di Curtatone e Montanara per combattere contro gli occupanti austriaci.

Ma a tratti è sembrato che il maggior interesse sulla figura dello statista ebreo piemontese e sugli aspetti meno conosciuti della sua ricca e poliedrica personalità derivino più che altro dalla dimensione privata e intimista, ben messa in luce nello studio attento delle carte da parte dell’autrice e negli interventi di tutti i partecipanti al convegno.