L’AMICO GAVRIEL

di Ruben Tagliacozzo
Io non ero mai d’accordo con Gavriel né in quello che diceva né in quello che faceva. Discutevamo su tutto, ma gli volevo molto bene. Come la maggior parte delle persone intelligenti Gavriel era travagliato nelle sue posizioni, spesso ironico e tagliente e con forti sentimenti contrastanti. Litigava spesso con amici e conoscenti ma riusciva, anche quando a me sembrava impossibile, a ristabilire i contatti.
Per me Gavriel c’è sempre stato. Quando eravamo piccoli alle elementari io lo aiutavo ad allacciarsi le scarpe e lui mi ricordava la mia data di nascita che io rifiutavo di imparare. Mi ricordo poi le estati a Cogne quando andavamo a Sylvenoire a cercare qualcuno con cui giocare a calcio e lui mi parlava con entusiasmo della filosofia aristotelica e del suo fascino. Successivamente aveva un po’ ripudiato la filosofia per abbracciare con entusiasmo lo studio della fisica teorica che provava, senza successo, a farmi comprendere ed amare. Per la sua etica attaccava il mondo accademico senza voler capire che da soli non si può cambiare il mondo e che questo avrebbe nuociuto solo a lui. Continuò comunque sempre ad avere alcuni amici importanti del mondo accademico. Aveva un rapporto molto complicato anche con l’ebraismo. Era un rapporto di amore-odio sia con la religione, sia con la cultura ebraica e sicuramente anche con Israele. Non riusciva né a starne lontano né ad avvicinarsene veramente.
Riteneva che gli psichiatri gli avessero distrutto la vita imponendogli psicofarmaci che gli impedivano di fare ricerca in fisica ai massimi livelli. E questo lo ossessionava.
Lo ossessionava anche il rapporto difficile e contrastato con la sua ragazza. Parlavamo di questi temi in maniera anche un po’ ripetitiva come lui con la sua ironia aveva notato… ma era inevitabile continuare.
Era spesso alla ricerca di affetto e conforto che però era difficile fargli percepire. Nelle sue contraddizioni rendeva il mondo un posto un po’ più vario e interessante.