di Silvia Finzi Levi
Ho incontrato Laura a Torino, alle nozze di una comune amica, negli anni ’70. Laura era appena tornata dagli Stati Uniti, dove aveva vissuto per diversi anni, visto che il marito seguiva là un dottorato di ricerca. Era entusiasta della sua esperienza americana, ma non altrettanto di quella torinese: lei, milanese, aveva trovato abbastanza difficile l’inserimento a Torino, nella fattispecie a Pino Torinese. Diverso invece l’approccio con l’ambiente ebraico, dove aveva ben presto allacciato legami, rivelatisi in seguito assai profondi e durevoli.
Ricordo le vacanze trascorse insieme, con amici comuni, come momenti di puro divertimento. Accanto a questi, le lunghe discussioni su argomenti che coinvolgevano tutti hanno contribuito a costruire una bella amicizia, che si è via via consolidata nel tempo.
Negli anni ’80, Laura aveva cominciato a partecipare attivamente alla vita della Comunità Ebraica, entrando nel Consiglio delle Opere Pie, sostenuta dal Gruppo di Studi Ebraici, di cui faceva parte. Aveva portato dagli Stati Uniti l’usanza di concludere il digiuno di Kippur tutti insieme in Comunità: da allora si è affermata la consuetudine di terminare il digiuno con caffè e bruscadella al Centro Sociale.
La sua attività però non si limitava al campo ebraico: nello stesso periodo infatti aveva cominciato a lavorare al Centro Gobetti. Questo Centro diventò per lei luogo sempre più importante, al quale dedicò energie e impegno crescenti, fino ad assumerne la direzione.
Laura era nata a Milano nel ’36, ultima di quattro fratelli e ricordava molto bene i duri anni della guerra, la fuga in Svizzera e la separazione dai genitori. Aveva due sorelle alle quali era molto legata: entrambe avevano fatto l’aliyah e Laura andava spesso a trovarle. Il suo rapporto con Israele però è sempre stato complicato e molto tormentato, soprattutto in questi ultimi due anni, ma quel paese è pur sempre stato per lei un vero punto di riferimento.
Questo conferma che le sue scelte più che intellettualistiche erano “di pancia”, come amava spesso ripetere.





