di Alberto Jona Falco
La seconda comunità ebraica d’Italia per numero di iscritti, quella di Milano (CEM), va al voto per il rinnovo delle cariche elettive (il Consiglio che al suo interno sceglierà Giunta e Presidenza).
HaKeillah ha deciso di porre un paio di domande a due esponenti di spicco dell’attuale Consiglio in carica, Antonella Musatti e Ilan Boni.
Sono stati eletti in due liste contrapposte: all’inizio di mandato gli schieramenti erano attestati su posizioni divergenti (quindi maggioranza al governo e minoranza all’opposizione) ma, dopo una crisi di governo importante, hanno trovato “un accordo e un metodo” per arrivare alla fine della naturale scadenza senza dover ricorrere ad elezioni anticipate.
Abbiamo chiesto loro di rispondere brevemente, con uno sguardo asimmetrico sulla Comunità, guardando con la prima risposta al passato e al presente, con la seconda al futuro soprattutto facendo lo sforzo e la premessa di escludere, se possibile, nelle loro argomentazioni le due attuali enormi priorità del dibattito interno al mondo ebraico che sono sicuramente la situazione in Israele ed in Medio Oriente in generale e l’inquietante aspetto della crescita esponenziale dei segnali e degli atti antisemiti.
Abbiamo chiesto la loro opinione e il loro bilancio delle attività del consiglio uscente e i necessari cambiamenti o propositi per il Consiglio futuro.
Antonella Musatti è madre di 2 figli e ha 7 nipoti. Dopo esser stata manager alla Pirelli e per 12 anni alla guida della Casa di riposo comunitaria, si è occupata di scuola ebraica e di movimenti giovanili.
È stata Consigliera fin dal 2015; è italiana e dichiara di sentirsi ebrea italiana, ma di sentire tutte le edot come parte integrante del popolo ebraico. Vive e sente con intensità ed emozione la sua appartenenza al popolo ebraico e con questo la responsabilità di non tradire la storia, la memoria ed i valori trasmessi di generazione in generazione.
Nell’ultimo mandato, in cui la sua “lista” (Milano Ebraica) ha perso le elezioni (per pochi voti) e dopo “la trattativa” da Lei definita faticosa, lunga e triste con la maggioranza, è Consigliere ed Assessore al Welfare in quota alla minoranza:
Abbiamo lavorato con un’atmosfera di non completa fiducia reciproca, in grande parte condizionata dagli schieramenti elettorali, facendo molta fatica a superarli.
C’è stata la volontà condivisa di mantenere, e ove possibile migliorare, i servizi essenziali come la Scuola, la RSA, le Attività Religiose, il Welfare, la Comunicazione, le proposte culturali, la Sicurezza, ma nel contempo con forte difficoltà a innovare o prendere decisioni che riuscissero a cambiare rotta laddove era chiaro che l’assenza di interventi veniva percepito dagli iscritti come deterioramento della qualità. Sicuramente troppo accentramento su pochi e tendenza a concentrarsi sulle emergenze con conseguente allungamento dei tempi operativi e mancata concretizzazione su moltissimi progetti.
Abbiamo creduto troppo che l’unione dell’ebraismo milanese di fronte alle criticità dello scenario esterno fosse sufficiente a mantenere la coesione e l’empatia all’interno di tutta la nostra comunità. Non è stato così. Va prestata maggiore attenzione alla base comunitaria, vicini e soprattutto lontani. A coloro che la pensano come l’autarchia vincente, ma anche a coloro che la pensano diversamente.
Fino ad oggi non siamo riusciti a cambiare il nostro regolamento elettorale. Erroneamente basato su liste contrapposte credendo così di assicurare la governabilità. Bisogna invece premiare le competenze e la motivazione per poter non solo mantenere, ma crescere di qualità e quantità (di iscritti).
Ilan Boni attualmente è Vicepresidente CEM e Assessore ai Giovani, come nel precedente mandato: è quasi cinquantenne, sposato e papà di tre figlie. È un imprenditore nel ramo immobiliare e da anni affianca alla sua professione l’impegno per la Comunità:
Non è stata una consiliatura facile. Gli eventi del 7 ottobre hanno inciso profondamente sul nostro lavoro, costringendoci spesso a rispondere all’emergenza più che a sviluppare progetti di lungo periodo. Non posso dire di essere pienamente soddisfatto: abbiamo fatto il possibile, ma spesso abbiamo tappato buchi invece di lavorare per raggiungere obiettivi a medio-lungo termine. La situazione straordinaria non ci ha aiutato, ma resta il dovere per il prossimo Consiglio di tornare a pensare con respiro, fissando obiettivi concreti e condivisi per la nostra Comunità.
Infine, abbiamo chiesto ad entrambi una proposta per gli ebrei di Milano che non frequentano e non si sentono parte, anche se iscritti.
Antonella: Non solo aspettare che un Consiglio più o meno capace agisca, ma farsi sentire, entrare in gioco. Essere parte non significa soltanto frequentare la sinagoga o dissentire ma agire perché i nostri valori, storia e responsabilità siano veramente comuni e non delegati a chi ha vinto le elezioni. Bisognerebbe costituire un’Assemblea delle Congregations comunitarie, che esistono de facto, durante le quali essere informati, informare e progettare.
Bisognerebbe essere chiamati o proporsi per partecipare a commissioni operative su temi di propria competenza per apportare valore.
Ilan: Credo sia il momento di parlare meno di politica e di più di ebrei milanesi. Le sfide comuni sono chiare, a partire dall’antisemitismo che ci riguarda tutti. Certo, la hasbará va fatta con intelligenza, senza confusione né eccessi, perché altrimenti si rischia di peggiorare la situazione ed avere un effetto boomerang. Ma soprattutto serve riportare al centro la vita comunitaria con iniziative che interessino davvero: eventi culturali, incontri con personalità del mondo economico, tecnologico e accademico, occasioni di confronto che facciano sentire vicini anche coloro che oggi vivono la Comunità da spettatori. E poi c’è il nostro Liceo, che negli ultimi anni non è riuscito ad attrarre e ha perso iscritti nonostante un contesto che avrebbe dovuto far pensare al contrario. È stato un fallimento che pesa. Con il Presidente avevamo iniziato a lavorare a un progetto di scuola bilingue, molto richiesto dalle famiglie, ma Assessore e Preside erano contrarie e il progetto non è andato avanti. È stata una scelta che non ha aiutato la Comunità. Il prossimo Consiglio dovrà avere il coraggio di riaprire questa discussione e trovare soluzioni concrete, perché senza una scuola forte la Comunità non ha futuro.





