Nel numero di maggio di HaKeillah, N. 248, il prof Della Pergola ha attaccato duramente un appello che sui fatti di Gaza e Cisgiordania diceva: “Ebree ed ebrei italiani dicono no alla pulizia etnica, l’Italia non sia complice”.
A chi si rivolgeva l’appello? A Trump, a Netanyahu, alla Meloni? Chiedeva sarcasticamente Della Pergola.
In quanto sono tra i firmatari di quell’appello so la risposta: alla coscienza di chiunque. Della Pergola però non si pone il problema, perché afferma: “il fatto non sussiste”.
Possibile che uno che sta in Israele non si renda conto della enormità di quel che sta succedendo a Gaza e in Cisgiordania?
Di fronte ai crimini contro l’umanità perpetrati da Hamas il 7 ottobre ‘23, su cui nessuno dubita, Della Pergola parla cautamente dello sterminio in corso come di “possibili carenze della parte israeliana”. “Carenze”?
Prosegue Della Pergola:
… Nel modo di operare, la definizione di “Italiani di religione ebraica” sarebbe più esatta rispetto a quella di “ebree e ebrei italiani”. Nelle intenzioni, questo è un gruppo di ebrei “buoni” che desidera dissociarsi pubblicamente dalle idee e dai comportamenti di altri ebrei, presumibilmente “cattivi”, in Italia o altrove nel mondo, che sono tutti quelli guidati da Netanyahu in Israele, e hanno anche molti esponenti all’interno delle comunità ebraiche organizzate in Italia… La litania delle firme degli illuminati ripete quella già notata dopo la guerra del giugno 1967 e dopo la guerra in Libano nel 1982. Alcuni dei firmatari di allora, fra l’altro, partiti da posizioni di sinistra sono in seguito divenuti grandi paladini dell’estrema destra israeliana e italiana.
Quali i nomi? Io mi ricordo la firma di Primo Levi.
Quel che invece vediamo ora, con ben maggiore evidenza, sono molti ebrei che si sono spostati a destra a tal punto da ritenere conveniente un contratto informale con la destra postfascista: noi ebrei vi solleviamo dal peso dei vostri ascendenti antisemiti e vi proclamiamo protettori degli ebrei se ostenterete un appoggio senza riserve a qualunque cosa diventi o faccia lo Stato di Israele: è un lavaggio che vi sarà dolce perché l’attuale governo Netanyahu vi viene incontro per affinità ideologica e per comportamento morale e politico.
Sergio Della Pergola è uno che ha studiato per cui quando nel suo testo ci attribuisce la definizione di “mosche cocchiere” o “utili idioti” si riferisce a epiteti usati da intellettuali come Lenin o Gramsci o Salvemini, col che lascia intendere di provenire da sinistra. In quanto firmatario dell’appello da lui dileggiato, dico che i nostri maestri e le nostre maestre erano sì “mosche” rare sotto il regime fascista ma si rivelarono “cocchiere” quando dettarono dopo la Resistenza i principi della Costituzione. Se poi dovessi scegliere tra gli epiteti che ci si affibbia, preferisco essere un “utile idiota” piuttosto che un idiota inutile cioè passivo, o ancor peggio un idiota dannoso, uno cioè che sospende le sue capacità di osservazione e di critica e decide sia meglio non impegnarsi eticamente e intellettualmente di fronte al fatto che la distruzione di Gaza, la riduzione alla fame e alla sete della sua gente, la pulizia etnica lanciata dai coloni appoggiati dall’esercito in Cisgiordania non sono solo problemi dei palestinesi ma anche specificamente di Israele e degli ebrei. E persino dell’ebraismo inteso come costellazione di dottrine, tradizioni e culture religiose o laiche elaborate nei secoli. Perché i crimini che l’esercito israeliano sta perpetrando sono compiuti in nome di Israele e in nome degli ebrei e, comunque, l’ostilità che suscitano nel mondo ricadono certamente sugli ebrei in quanto tali e dunque li implicano. Non solo come vittime di ostilità antisemita, ma anche come responsabilità nei confronti di quel che altri ebrei stanno facendo in nome di Israele e degli ebrei.
Sul rapporto tra esercito e coloni, con mia sorpresa Sergio Della Pergola scrive: La confusione fra governo (forze militari) e coloni (persone private) è insostenibile in un discorso politico serio, ma dal testo [del nostro appello] si evince una piena identità fra questi due elementi, che peraltro spesso si trovano contrapposti gli uni contro gli altri in violenti scontri.
Della Pergola sostiene che l’esercito si scontra “spesso” con l’aggressività dei coloni, e poiché è uno dei più quotati statistici di Israele, sarebbe utile producesse, per “un discorso politico serio”, una tabella statistica dove siano quantificate le volte in cui l’IDF ha contrastato i coloni “in violenti scontri” e quante volte invece li ha spalleggiati in violente aggressioni ai palestinesi, quante volte il sistema giuridico israeliano ha perseguito ebrei aggressori di palestinesi e quante volte invece li ha assolti o li ha esentati da processo. Quante volte i palestinesi sono stati buttati in prigione per “detenzione amministrativa,” cioè senza specificata accusa e senza avvocato e quante volte questa procedura è stata applicata ad ebrei. In verità la sua affermazione è semplicemente un falso, un atto di propaganda intenzionale. La separazione che propone, “per un discorso politico serio”, tra attività ‘privata’ dei coloni e quella ‘pubblica’ dell’esercito vorrebbe lasciare intendere che “non possa esistere istituzionalmente” una collaborazione tra soldati e coloni e dunque non esiste, mentre è un fatto sistematico, attestato da filmati e testimonianze. Perché si tratta di una strategia coordinata tra ‘pubblico’ e ‘privato’ volta alla pulizia etnica in Cisgiordania.
A qualcuno piacerà la trovata di Della Pergola di equipararci agli ebrei fascisti degli anni ‘30. Intanto, scrive, perché ci definiamo “ebree e ebrei italiani” come facevano gli ebrei fascisti, invece che “di religione ebraica” come lui decide dovremmo chiamarci. Io, per esempio, non sono “di religione ebraica”, perché non sono religioso, e tuttavia sono un ebreo italiano appassionato di studi ebraici e Della Pergola trova brillante da parte sua scoprire un sintomo di una mia affinità con gli ebrei fascisti degli anni ‘30 nel definirmi ebreo italiano. Ma soprattutto gli ebrei fascisti erano fascisti e io sono antifascista e so argomentare questa mia posizione: gli ebrei fascisti stavano con la maggioranza e stavano col potere e io mi trovo in minoranza tra gli italiani e anche in seno alla Comunità ebraica, e in più ho sempre osteggiato il potere costituito quando fautore di ingiustizia e di ignoranza. E allora devo trovare un altro filo per comprendere l’acrobazia mentale con cui Della Pergola giunge ad equipararci agli ebrei di regime, e forse è questa: io e quelli come me, che vogliono presentarsi come “ebrei buoni” perché ci indigniamo di un massacro indiscriminato e senza fine, mettiamo in cattiva luce altri ebrei che non la pensano come noi, o che non pensano affatto e li esponiamo all’ostilità del pubblico come facevano gli ebrei fascisti nei confronti degli altri ebrei , a-fascisti o antifascisti, esponendoli all’antisemitismo di regime. Dev’essere una cosa così. E allora ha ragione Della Pergola: mia aspirazione è che dei crimini contro l’umanità come quelli che sono stati fatti da Hamas e quelli che in scala molto maggiore e per più lungo tempo sono perpetrati da Israele non debbano essere appoggiati per nessun motivo, e spero di convincere di ciò più ebrei e più pubblico, e certo voglio mettere in cattiva luce quelli che non vedono crimini di tal peso, quelli che non vogliono vederli, quelli che li vogliono coprire con altri argomenti, o quelli che ritengono persino sacrosanto e messianico compiere suddetti crimini. E non si avvedono che la catastrofe dei palestinesi è inaccettabile ma comporta insieme la catastrofe di Israele e che tutta questa caduta della civiltà va fermata e combattuta per trovare strade umane. Sì, lo confesso, Della Pergola mi ha scoperto: voglio mettere in cattiva luce, voglio esporre alla vergogna del mondo chi pone uno sterminio come effetto collaterale, o come tema secondario, e non s’avvede di favorire un vero e proprio tracollo di civiltà dove lo sterminio indiscriminato si presenti come normalità quotidiana a cui assuefarsi.
Infine, Della Pergola prende quota quando si scaglia contro l’attacco reazionario del governo Netanyahu alla democrazia di Israele. Certo ha ragione, ma neppure questo lo posso condividere con lui, perché non si aggiunge e non si combina con la questione palestinese, con lo sterminio e la guerra, ma anzi le sostituisce e le butta fuori campo, come non fossero una nostra catastrofe politica, morale ed esistenziale.
Stefano Levi Della Torre
Giugno, 2025





