a cura di Susanna Terracina

 Bernard-Henry Lévy – Insonnia – Ed. La nave di Teseo, 2025 (pp. 156, € 17).

Un flusso di pensieri, diario di una delle tante notti insonni dell’autore. Il testo si arricchisce di incontri e reportage del passato, Marguerite Duras e la guerra della ex Jugoslavia, passando per citazioni dotte, il 7 ottobre e la politica francese attuale, i suoi reportage di guerra, pieni di morte e che forse non lo fanno dormire.

 Si legge inoltre di tutti i farmaci per l’insonnia indicazioni e controindicazioni e del significato del sonno e dell’insonnia trattati dai vari scrittori e artisti nella storia. Nella notte in bianco si apre uno spazio mentale fatto di pensieri filosofici e riflessioni su protagonisti e personalità del passato e del presente, intercalato con le sue esperienze più personali e intime e sulla sua visione del presente.

Lucetta Scaraffia – Ebrei senza saperlo. Memorie nascoste – Ed. Raffaello Cortina, 2026 (pp. 159, € 16).

Lucetta Scaraffia, storica e giornalista, scopre durante una visita dermatologica che la sua malattia della pelle è tipica della popolazione ebraica ashkenazita. Questa rivelazione sarà la spinta ad avviare una sua personale ricerca sulle origini “nascoste” della nonna paterna, arrivata a Milano all’inizio dell’800 e da sempre dichiarandosi di origine inglese. Il cognome Wildt la porta sulle tracce delle origini polacche della famiglia. Molti gli ebrei morti nei campi di sterminio con questo cognome e pure un famoso artista degli anni ’30 nato a Milano Adolfo Wildt, di cui si scopre parente. Anche lui non ha mai rivelato le sue origini ebraiche (forse non lo sapeva?) e su questo l’autrice fa una approfondita ricerca. Si convince così che dovevano essere ebrei fuggiaschi, poveri convertiti per sfuggire ai pericoli delle persecuzioni di fine ‘800. Ha trionfato una attiva politica dell’oblio che però ha lasciato qualche traccia. Nel seguire queste tracce l’autrice riflette sulla definizione di chi è ebreo e la discendenza matrilineare, l’identità ebraica concreta che non richiede il consenso individuale. Inoltre, ripercorre la storia dell’emancipazione e dell’assimilazione rifacendosi a diversi autori, storici, rabbini e filosofi. La volontà è quella di riscoprire le storie e le radici nascoste della propria famiglia convinta che le vicende di un ebreo sono sempre legate alla questione complessa, misteriosa e dolorosa della presenza ebraica nella storia occidentale, non sono mai banali perché sempre spie di qualcosa di grande e drammatico. Nel corso della sua ricerca l’autrice approfondisce la personalità di Adolfo Wildt ma cambia anche la sua prospettiva come cattolica, e rilegge i rapporti tra la chiesa cattolica e gli ebrei, l’antigiudaismo, l’antisemitismo fino ad affrontare il tema della Shoah e nel suo discorso prova a smontare pregiudizi e teorie sbagliate e pericolose. In questo testo le strade di ricerca vanno in molte direzioni. Tra queste scrive Scaraffia anche un lavoro di riparazione, un tentativo di ridare identità e voce a mia nonna, di cui non so niente ma di cui porto il nome. (…) per capire cosa significhi ricevere un’eredità rifiutata benché indelebile. Condizione che condivido con così tante persone.

 Carlo Greppi – Figlia mia. Vita di Franca Jarach, desaparecida – Ed. Laterza, 2025 (pp. 313, € 19).

Inizia con un “pugno in faccia” il libro di Carlo Greppi, noto storico e scrittore torinese: la spiegazione fisica della caduta dai voli della morte nell’Argentina della dittatura degli anni ’70.  Greppi ricostruisce sulla base di documenti, foto e interviste ad amici di allora la corta vida di Franca Jarach, brillante giovane diciottenne, con il supporto della madre Vera, recentemente scomparsa, che ha lottato tutta la sua vita per memoria, la verità e giustizia con le Madres di Plaza de Mayo.

Una fonte eccezionale su cui Greppi torna più volte è l’ultima telefonata di Franca Jarach ai suoi genitori, un mese dopo la sua sparizione e incredibilmente registrata dal padre Giorgio, in cui cerca di rassicurarli, chiaramente condizionata, l’ultima prova in vita della figlia e del suo sequestro avvenuto il 25 giugno del 1976. Vera e suo marito Giorgio Jarach, scappati dall’Italia fascista, hanno creato una nuova vita e una nuova famiglia in Argentina, in un ambiente libero e cosmopolita ma hanno incrociato i destini e mantenuto un legame fortissimo con le famiglie Bises Vitale, Menghi e con Arrigo Levi.

La gran parte del libro è volta a ricostruire nel dettaglio il percorso di vita e di partecipazione politica di Franca, sulla base delle tracce conservate dalla madre, foto, poesie, disegni, lettere, un diario e interviste a chi l’ha conosciuta (fidanzati, amici e professori) e la ricorda bene. La sua biografia si inserisce nella ricostruzione del contesto storico di trasformazione dell’Argentina (e del Cile prima) in dittature militari e rende conto delle migliaia di vite di giovani desaparecidos.

L’investigazione di Greppi, durata due anni tra Italia e Buenos Aires, è ricchissima e bilanciata tra rigore storico, empatia ed attenzione per una vicenda umana fatta di dolore e incertezza. La verità verrà lentamente a galla solo molti anni dopo, con anche il supporto degli antropologi forensi per il riconoscimento di quel che resta dei corpi, grazie ai testimoni sopravvissuti e alla lotta dei familiari, come documentato nei processi.

Scrive Greppi come la scrittura sia stata una straordinaria avventura umana e conoscitiva, che ha dovuto essere tradotta in forma narrativa, ed è anche il risultato di un lavoro collettivo.

E rivolgendosi a Franca nel testo: Tutti gli anni che tu non hai vissuto, tutti i giorni che non hai vissuto e tutti i secondi che non hai vissuto, tutti quei secondi che superano il miliardo e mezzo, c’è chi ha lottato per te, e ha tenuto viva la tua memoria. Mamà Vera innanzitutto (…) ma anche una comunità di lotta che tu avresti amato moltissimo, credo. Perché su questo le Madres sono state un esempio per il mondo intero, e così la nuova Argentina risorta dopo un quarto di secolo di impunità: non c’è perdono, non c’è riconciliazione, nella ricerca di verità e giustizia.

Il libro di Greppi, ha vinto il premio Mombello e, tradotto in spagnolo, è stato presentato il mese scorso a Buenos Aires.

Lia Levi, Simone Calderoni –Il sentiero di pietre blu– Ed. Il battello a vapore, 2025 (pp. 185, € 16,50).

Lia Levi, nota autrice di numerosi romanzi per ragazzi ed adulti, in questo testo condivide la narrazione con suo nipote Simone Calderoni, autore di fantasy. Si tratta di un libro per bambini dai 10 anni. Il sentiero di pietre blu accomuna i due racconti. Il primo racconta la storia di un’amicizia tra due ragazzine di cui una ebrea, che resiste alle leggi razziali e alla persecuzione, grazie alla mediazione della loro insegnante che poi aderisce alla lotta partigiana e che favorirà la salvezza della famiglia ebrea di Loredana. Nel secondo, ambientato in un passato/futuro, ritorna l’amicizia tra due ragazze di tribù contrapposte. E anche qui seguendo il sentiero di pietre blu in un bosco intricato si scopre il valore della libertà, dell’unità e della parola. Racconti che in maniera garbata parlano di epoche storiche diverse e di temi sempre importanti ed attuali.

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