di Joseph Jona Falco
Soffro perché il mondo continua ad andare in una direzione sempre più buia, spaventosa e inaccettabile.
Soffro perché sono distante dall’Italia, lontano dalla mia Milano, lontano da quel corteo e da quella piazza di cui faccio parte da quando sono nato.
Ma soprattutto soffro e piango per quello che sta accadendo in questi minuti a Milano.
Il mio movimento giovanile, Hashomer Hatzair, ha dovuto ritirarsi e andarsene dal corteo per la prima volta.
Un movimento socialista ebraico, antifascista, che ha guidato la rivolta del ghetto di Varsavia contro i nazisti nell’Aprile 1943. Un movimento che si batte da sempre per l’uguaglianza e la libertà delle persone e dei popoli.
E oggi, il 25 Aprile 2026, ha dovuto arrendersi di fronte all’odio, all’ignoranza e agli insulti antisemiti.
Non accetto che la memoria venga presa in ostaggio.
Il 25 Aprile non è vostro.
Il 25 Aprile è anche mio.
È di mio bisnonno partigiano e di tutti i partigiani e le partigiane che hanno saputo scegliere da che parte stare.
È dei miei nonni perseguitati in quanto ebrei dai fascisti e dai nazisti.
È di chi ha lottato, resistito, sofferto o è morto per la nostra libertà.
È di chi ancora oggi crede nei valori antifascisti.
È delle forze alleate e della Brigata Ebraica che hanno contribuito a sconfiggere il nazifascismo nel nostro paese.
Scrivo con le lacrime agli occhi. Mi distrugge vedere che, a 81 anni di distanza, proprio nel corteo in cui si celebra la liberazione italiana dal nazifascismo si possa cacciare così chi porta avanti questa memoria.
Sono profondamente antifascista. Lo sono per storia, per educazione, per scelta.
E nessuno può permettersi di cacciarmi dal 25 Aprile.
Perché il 25 Aprile è anche mio. Lo sarà sempre.





