di Giorgio Canarutto

 

25 maggio, incontro in Comunità a Torino sul disegno di legge Romeo sull’antisemitismo che, dopo essere stato approvato al Senato, attende di essere discusso alla Camera. La neopresidente dell’Unione, Livia Ottolenghi, ha sottolineato la necessità della legge visto il raddoppio degli episodi di antisemitismo che sono stati registrati in pochi anni, che il testo è fondato sulla dichiarazione dell’IHRA comprensiva degli esempi ma che, dopo la discussione parlamentare, la legge non avrebbe i risvolti penali inizialmente previsti e che sarebbe orientata invece sulla prevenzione. La senatrice Malpezzi del Partito Democratico ha detto che, sì, alcuni parlamentari avevano proposto di adottare la Jerusalem Declaration ma. visto che tanti altri paesi avevano scelto quella dell’IHRA, lei non vedeva ragioni di fare diversamente. Il deputato della Lega Giglio Vigna, pur dicendo che per accelerare i tempi di approvazione non sarebbe opportuno apportare modifiche al testo licenziato dal Senato, ha detto che lui sarebbe favorevole all’introduzione di aspetti punitivi, come ad esempio vietare certe manifestazioni o l’esporre la bandiera palestinese davanti a edifici pubblici e il vietare slogan come “from the river to the sea” che ritiene antisemiti. Orsini, deputato di Forza Italia, poi contraddetto da un successivo intervento in cui è stato citato il Ruanda, ha detto che l’unico genocidio sarebbe stato quello perpetrato dai nazisti durante la Seconda guerra mondiale. L’onorevole Fassino, anche lui pronunciatosi a favore della legge, ha preso le distanze anche da Netanyahu ricordando che, dopo l’assassinio di Rabin, aveva dichiarato finalmente sepolto il processo di Oslo. Come episodio di antisemitismo ha citato l’imbrattamento delle pietre d’inciampo in Vanchiglia, senza che nessuno ricordasse che gli autori, inconsapevoli, erano dei bambini.

Fra gli interventi del pubblico. Il preside del liceo Einstein e una professoressa dell’Università di Torino hanno fatto presente che il dibattito a scuola e in università è spesso impedito da una minoranza di sostenitori della causa palestinese.

 L’atmosfera era di grande supporto agli oratori impegnati nel promuovere la legge e nel difendere Israele, di cui al limite veniva stigmatizzato il comportamento del ministro Ben-Gvir. Nel dubbio che non fosse utile fare da parafulmine in un clima di forte sostegno all’iniziativa esponendo elementi di critica, provo a farlo qui, esponendo le mie opinioni. 

A differenza di quanto qualcuno ha affermato durante la serata, antisionismo e antisemitismo non sono la stessa cosa; nell’esperienza pratica il sionismo ha voluto dire espulsione di palestinesi, questo è stato nel ’48, nel ’67 ed è stato chiaramente un obiettivo nella guerra scatenata su Gaza dopo il terribile 7 ottobre 2023. Obiettivo della legge dovrebbe essere garantire che gli spazi di dibattito pubblico siano effettivamente aperti e non monopolizzati da chi grida più forte ma non schermare Israele da gravi e provate accuse. La difesa degli ebrei non dovrebbe venire dal difendere Israele dalle giuste critiche ma dal fermare Israele dal compiere crimini terribili.

Un mio sospetto è che il registrato aumento dell’antisemitismo sia almeno in parte dovuto all’aver adottato la dichiarazione dell’IHRA nella classificazione degli episodi [1]. Secondo i suoi estensori la Dichiarazione dell’IHRA e, in particolare, gli esempi in essa contenuti, avrebbero dovuto rimanere solo una “working definition”, uno strumento per una raccolta dati e non diventare legge. Il suo ideatore Kenneth Stern, accortosi che l’intenzione invece era proprio quella, oggi sostiene il Nexus Document mentre altri studiosi di genocidi e dell’Olocausto sostengono la Jerusalem Declaration on antisemitism. Una differenza fondamentale tra queste definizioni è proprio che quella dell’IHRA considera antisemiti aspetti di critica a Israele che le altre due definizioni non contengono. In alcuni degli esempi (i primi cinque ed il nono) vengono considerate affermazioni di vero antisemitismo: accusare gli ebrei di ingiustizie vere o immaginarie commesse da un singolo ebreo, o da un gruppo di ebrei o anche da azioni commesse da non ebrei. L’undicesimo esempio, considerare gli ebrei collettivamente responsabili per le azioni di Israele, implicherebbe considerare ebrei israeliani e diasporici nettamente distinti mentre, da parte dei sostenitori della politica israeliana, ebraismo e sionismo vengono presentati come un unicum (Pisanty 2025, pag. 93). Gli esempi sei, sette, otto e dieci: accusare i cittadini ebrei di essere più leali a Israele che alla propria nazione, negare al popolo ebraico il diritto all’autodeterminazione, aspettarsi da Israele comportamenti diversi da quelli richiesti ad altre nazioni e tracciare paragoni tra la presente politica israeliana e quella dei nazisti “da una parte possono avere una parvenza larvatamente antisemita”, dall’altra “potrebbero per esempio attingere ad altre pulsioni – anticolonialiste, antioccidentali, antiamericane – non necessariamente affini a quelle che animano lo stereotipo antisemita”. (Pisanty 2025, pag. 94). Vi è anche da dire che Israele ha spesso utilizzato il paragone tra i nazisti e i suoi nemici o presunti tali.

Paragonare quello che fa Israele e quello che hanno fatto i nazisti è sicuramente forte e può dar fastidio, dovrebbe però esserci un dibattito aperto e non dovrebbe essere la politica a decidere cosa si può o non si può dire. Amira Hass i cui genitori sono stati nel ghetto di Varsavia e a Bergen Belsen, ha scritto su Haaretz che i quadri di una ex deportata le hanno fatto collegare le memorie dei suoi genitori alle condizioni dei palestinesi a Gaza. I sorrisi dei soldati di fronte alla distruzione, i topi che scorrazzano nelle tende di Gaza qualche volta mordendo i vivi oltre che i cadaveri sotto le macerie, le hanno ricordato quello che le raccontava suo padre dei topi che gli passavano tra le gambe nel ghetto di Varsavia[2].

 

[1] Ricavo quello che scrivo sulla dichiarazione dell’IHRA, del Nexus Document, e della Jerusalem Declaration dalla lettura di Valentina Pisanti, Antisemita una parola in ostaggio, Firenze, Giunti, 2025

[2]‘Auschwitz Is Only Sleeping’: What Ceija Stojka’s Art Told Me About Gaza – Opinion

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