di Ludovica De Benedetti
L’8 giugno, presso la Città Metropolitana di Torino, si è svolta l’iniziativa promossa da Sinistra per Israele – Due Popoli Due Stati Piemonte a sostegno delle forze progressiste israeliane in vista delle prossime elezioni. L’incontro, aperto e moderato da Mercedes Bresso, coordinatrice della sezione piemontese di Sinistra per Israele, ha riunito esponenti dell’opposizione democratica israeliana, un rappresentante palestinese impegnato nel dialogo e numerose forze politiche italiane.
La partecipazione è andata oltre le aspettative: la sala era gremita e molte persone non sono riuscite ad accedere per mancanza di posti. Ma l’aspetto più significativo non è stato quello quantitativo. L’evento, infatti, ha rappresentato un’esperienza inedita nel panorama italiano. In un momento in cui il dibattito sul conflitto israelo-palestinese appare sempre più polarizzato e spesso ridotto a slogan contrapposti, l’iniziativa ha provato a costruire uno spazio diverso: un luogo di confronto tra chi, da entrambe le parti, continua a credere nella democrazia, nella convivenza e in una soluzione politica del conflitto.
La scelta non era quella di discutere astrattamente della guerra in corso, ma di guardare al futuro. Nei prossimi mesi Israele sarà chiamato a un importante appuntamento elettorale e l’idea che ha guidato l’incontro è semplice quanto impegnativa: il cambiamento della politica israeliana può avvenire soltanto attraverso gli strumenti della democrazia, sostenendo quelle forze progressiste e liberali che si candidano a costruire un’alternativa all’attuale governo.
Dai diversi interventi è emersa un’immagine molto diversa da quella che spesso domina il dibattito pubblico europeo. Sia Chen Arieli, vicesindaca di Tel Aviv e dirigente dei Democratici israeliani, sia Samer Sinijlawi, esponente dell’opposizione palestinese interna a Fatah e promotore del movimento New Path, hanno descritto l’esistenza, nelle rispettive società, di forze che rifiutano la logica della guerra permanente e cercano una prospettiva politica alternativa.
Particolarmente significativa è stata la riflessione proposta da Sinijlawi, secondo il quale il vero conflitto oggi non corre più principalmente tra israeliani e palestinesi, ma tra estremisti e democratici. Da una parte vi sono coloro che alimentano la paura, la contrapposizione e l’idea che la convivenza sia impossibile; dall’altra quanti, in entrambe le società, continuano a credere nella democrazia, nel dialogo e nel reciproco riconoscimento nazionale. Per questo, ha sostenuto, il futuro dipenderà dalla capacità dei moderati israeliani e palestinesi di costruire una partnership pubblica, visibile e credibile.
Arieli e Roberto della Rocca, attivista dei Demokratim, hanno a loro volta ricordato come una parte importante della società israeliana si mobiliti da anni per la difesa delle istituzioni democratiche, dei diritti civili e di una prospettiva di pace. Un Israele spesso invisibile nel racconto europeo, schiacciato sull’immagine dell’attuale governo, ma che continua a rappresentare una componente vitale della società israeliana. Per Della Rocca la sfida delle prossime elezioni sarà trasformare quella mobilitazione in una proposta politica capace di offrire un’alternativa di governo e di riaprire una prospettiva che oggi sembra bloccata. Emanuele Fiano, presidente di Sinistra per Israele Due Popoli Due Stati, ha aggiunto che sostenere queste forze non significa dimenticare il dramma palestinese, ma contribuire a creare le condizioni politiche necessarie per una pace fondata sul reciproco riconoscimento nazionale e sulla prospettiva dei due popoli e due Stati.
Un altro tema ricorrente è stato quello della conoscenza reciproca. Sinijlawi ha insistito sul fatto che la pace non potrà nascere soltanto da accordi politici o diplomatici, ma richiederà la creazione di luoghi e occasioni di incontro tra israeliani e palestinesi. La separazione, la paura e la progressiva disumanizzazione dell’altro alimentano infatti gli estremismi su entrambi i fronti. Ricostruire relazioni, conoscenza e fiducia diventa quindi una condizione essenziale per qualsiasi prospettiva di pace.
Se gli interventi degli ospiti israeliani e palestinesi hanno mostrato la possibilità di una collaborazione tra forze democratiche delle due società, altrettanto interessante è stata la risposta delle forze politiche italiane presenti.
Per la prima volta rappresentanti del Partito Democratico, di Italia Viva, dei Moderati, del PSI, di Azione, di Più Europa, di Europa Radicale, dell’associazionismo radicale e federalista, pur con sensibilità differenti, hanno espresso una sostanziale convergenza su alcuni punti: il sostegno alla democrazia israeliana, la difesa della prospettiva dei due popoli e due Stati, la necessità di contrastare gli estremismi e la preoccupazione per la crescita di atteggiamenti antisemiti che sempre più spesso accompagnano il dibattito sul Medio Oriente.

Emanuele Fiano, Mercedes Bresso
Ancora più importante è stata la volontà, condivisa da molti interventi, di non fermarsi alle dichiarazioni di principio. Diversi relatori hanno infatti sottolineato come l’incontro torinese debba rappresentare il primo passo di un percorso politico comune. Si è parlato di rafforzare i rapporti con l’opposizione israeliana in vista delle prossime elezioni, di promuovere iniziative pubbliche comuni, di sviluppare attività culturali e formative e di costruire relazioni permanenti con le realtà impegnate nel dialogo e nella convivenza. Europa Radicale ha proposto di accompagnare questo percorso con missioni in Israele, mentre altri interventi hanno richiamato il ruolo che possono svolgere l’Unione Europea, le organizzazioni internazionali e la società civile.
Fuori dalla sala, una piccola manifestazione di contestazione ricordava quanto sia difficile oggi sottrarsi alla logica delle contrapposizioni assolute. Ma proprio in quel contrasto si coglie forse il significato più profondo della giornata. All’esterno si contestava la legittimità stessa dell’incontro. All’interno si discuteva di come trasformare idee condivise in iniziative politiche concrete.
È probabilmente questo l’elemento che ha reso l’appuntamento dell’8 giugno qualcosa di più di un semplice convegno: il tentativo di riportare al centro la politica. Non la politica degli slogan, ma quella più difficile del dialogo, del confronto e della costruzione di alleanze democratiche.
Per alcune ore Torino è diventata un luogo di incontro tra israeliani, palestinesi e italiani accomunati dall’idea che la pace non possa nascere dall’eliminazione dell’altro né dalla vittoria di una parte sull’altra, ma dal rafforzamento delle forze democratiche e dalla costruzione di una prospettiva condivisa di convivenza.
Una scommessa certamente difficile. Ma, come è stato ricordato più volte nel corso dell’incontro, la pace non nasce dall’attesa passiva degli eventi. Nasce dall’azione di chi continua a credere che israeliani e palestinesi possano avere un futuro di libertà, sicurezza e autodeterminazione. E che questo futuro debba passare attraverso due popoli, due Stati e due democrazie.
14 giugno 2026
L’intero incontro è disponibile nella registrazione audio-video realizzata da Radio Radicale: https://www.radioradicale.it/scheda/791199/sconfiggere-netanyahu-i-progressisti-italiani-a-sostegno-dellopposizione-israeliana





