di Tullio Monti

La grandezza di Liliana Segre consiste nell’aver assunto su se stessa la missione del ricordo, l’imperativo del ricordo dell’indicibile che è accaduto.

Come ha scritto Hannah Arendt: “I più grandi crimini sono commessi da coloro che  non ricordano, semplicemente perché non hanno mai pensato. E senza ricordi nessuno può trattenerli da commettere il male”. È questa la risposta alla domanda cruciale: “come è stato possibile?”.

Il vero problema etico, nel nazismo, non è stato posto tanto dagli ideatori dello sterminio criminale di un popolo, da coloro che hanno commesso il male per “amore del male”, quanto piuttosto da un intero popolo (salvo sparutissime minoranze) costituito né da demoni, né da fanatici assassini, ma da una gigantesca massa amorfa ed indifferente di persone “qualsiasi”, incapaci di distinguere il bene dal male, a causa della mancanza di pensiero, a causa di una coscienza “vuota”. È la celebre tesi arendtiana della “banalità del male”.

Kant per primo rovesciò l’immagine classica della legge, per cui non è più il bene a fondare la legge, bensì la legge ad ergersi essa stessa a bene. Nelle morali religiose, segnatamente in quella cristiana, vige l’obbligo di obbedire al bene che è imposto dalle leggi di dio, dalle leggi del sovrano, dalle leggi del potere, dalle leggi stesse in quanto tali. In questa visione il bene significa obbedire alle leggi, obbedire agli ordini, mentre, per converso, il male significa disobbedire e trasgredire leggi ed ordini.

La tesi difensiva dei nazisti è stata sempre quella di “aver soltanto obbedito agli ordini”.
Se la morale religiosa cristiana induce in qualche modo all’obbedienza ed al conformismo, da esso, inteso come assenza di giudizio critico, si può facilmente giungere al male.
Riannodiamo i fili di questo brevissimo ragionamento.

Il male nasce dall’assenza di ricordo, che nasce dall’assenza di pensiero critico, che a sua volta nasce dall’assenza di un giudizio autonomo della coscienza individuale, il che conduce al conformismo ed all’obbedienza totalmente acritica. Il bene, al contrario, si fonda sul ricordo, sul pensiero libero e critico, sull’autonomia del giudizio individuale ispirato dalla coscienza e, se del caso, sulla disobbedienza, sulla trasgressione e sulla ribellione.
Questa concezione etica, tutta laica, contraddice alla radice l’etica cristiana, che con il peccato originale condanna il primo uomo e la prima donna a causa della loro innata predisposizione alla ribellione, cioè al male. È chiara l’idea per cui il male nasce dalla libertà.
Nella morale cristiana, contrariamente a quella greca, la vita, intesa come vita biologica (dall’inizio alla fine), bios e non zoè, costituisce il bene supremo.
Nella morale laica, come in quella greca, al di sopra della vita, vi sono il concetto della dignità della vita ed il valore supremo della libertà.

È questo, a mio parere, il significato profondo dell’etica del ricordo insito nella grande lezione morale di Liliana Segre.

 

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