di Alessandro Treves

Gli unici due partiti ‘sionisti’, ma non dichiaratamente di destra, che (ad oggi) si presentano alle elezioni in Israele, previste il 27 ottobre, sono guidati da ex generali. Il centrista Yashar, accreditato dai sondaggi del 20% circa dei voti, creato dall’ex capo di stato maggiore Gadi Eisenkot, ed i Demokratim di un blando centro-sinistra, poco sotto al 10%, che l’ex vicecapo di stato maggiore Yair Golan ha messo insieme dagli ormai esangui partiti Laburista e Meretz. I loro percorsi fino ai vertici della gerarchia militare sono stati simili: Eisenkot ha preceduto Golan a capo del Comando Nord, e si è parlato di Golan prima come alternativa e poi come successore di Eisenkot al comando dello stato maggiore. Al di là di questo, entrambi hanno dato un indiscutibile contributo personale alla sicurezza d’Israele: Eisenkot nel conflitto con Gaza ha perso un figlio e due nipoti; Golan, che il 7 Ottobre, da tempo in pensione, ha preso un’arma ed è accorso in auto a salvare gli scampati alla strage, aveva bruciato la sua carriera pronunciando un discorso nel 2016, da vice-capo di stato maggiore, in cui diceva di riconoscere nella società israeliana tendenze analoghe a quelle della società tedesca prima della guerra.

Aver trovato due leader difficilmente attaccabili sul piano della sicurezza dà un filo di speranza a quella componente ormai minoritaria della popolazione ebraica israeliana che ancora crede nella possibilità di una riconciliazione coi palestinesi – per quanto siano stati attaccati comunque, e per quanto Eisenkot si sia sentito di dover dichiarare che non ci crede nemmeno lui, e che la soluzione a due stati non gli pare proponibile dopo il 7 Ottobre. Quanto a Golan, preferisce sorvolare su temi scomodi ora che cerca voti, gliene farebbero perdere di certo. Due persone stimabili, che al tempo, essendo militari, convalidano la “sindrome di Sparta”, che un anno fa Netanyahu ha addirittura elevato a modello per Israele: l’autarchia e il contare solo su sé stessi, in un mondo a priori ostile, con cui si sarà sempre in guerra, in cui l’unica cosa importante è sapersi difendere. Dopo un anno e una nuova guerra con l’Iran, dopo che neanche la precoce decapitazione del regime avversario e l’alleanza col paese più potente del mondo sono bastate a ottenere la vittoria, è triste constatare come il lugubre mito di Sparta sia diventato calzante per buona parte degli israeliani, in particolare per la stragrande maggioranza dei nazional-religiosi.

Quali sono le prospettive future di queste persone, per le quali il nemico è tutto intorno, e lo sarà per sempre e, all’interno di Israele, i nemici sono coloro che evitano il servizio militare – la gran parte degli ultraortodossi – e, peggio, chi a sinistra cerca la convivenza con gli arabi? Cosa ci sarà nella testa di queste persone fra cinque, dieci anni, soprattutto nell’eventualità, non impossibile, che lo stato etnico fondato sulla guerra permanente non esista più? È veramente difficile prevederlo. La storia offre diversi modelli, nessuno dei quali funziona in maniera davvero convincente. C’è l’epopea degli Afrikaner in Sud Africa, quella degli Orangisti in Ulster, troppo differenti sotto un’infinità di aspetti.

Sballato per sballato, mi incuriosisce l’esempio dei cosiddetti ‘ragazzi di Salò’. In particolare, da quando, per le misteriose vie della Rete, mi arrivano con notevole frequenza filmati, che non ho mai richiesto, dal canale di YouTube ‘icunowlibra’.

L’autore dei filmati è anonimo. Dichiara trattarsi di un progetto divulgativo “storico, rigorosamente non politico” sulla storia del Novecento, con una particolare attenzione alle vicende dell’Italia nella Seconda Guerra Mondiale. I filmati, ricavati con l’intelligenza artificiale da spezzoni d’archivio e spesso conditi da lunghe interviste artigianali con anziani reduci, sono in genere doppiati o sottotitolati in inglese con un traduttore automatico dagli esiti a volte strazianti. Non è detto che i parenti del misterioso creatore, che si indovinano essere stati lo stimolo iniziale del progetto, fossero proprio ragazzi di Salò. Se lo erano, è probabile che fossero persone per bene, e il progetto stesso sembra animato dal desiderio di riaffermarne la dignità e riabilitarne la memoria. Per questo, è interessante analizzarne gli schemi psicologici che informano le narrazioni nella maggior parte dei filmati, almeno di quelli che ho guardato io.

Il valore militare. Il numero di nemici liquidati si presenta come una scala di valori ovvia e immediatamente comprensibile, resa illustre dal ruolo di comando del protagonista, specie se soffuso di avventura in Marina e in Aviazione. La metrica è semplice – le navi colpite, gli aerei abbattuti – e si combatteva anche con i problemi tipici dell’italica impreparazione, offrendo lo spunto per distanziare l’eroe dalla meschinità del governo cui obbediva. Ecco così le serie di filmati sugli assi dell’aria, Mario Visintini, Adriano Visconti di Lampugnano, Teresio Martinoli e altri, e sui sommergibilisti, come Gianfranco Gazzana Priaroggia, primatista per tonnellaggio di naviglio affondato.

L’onore. Qualsiasi scelta di campo, in particolare dopo l’8 Settembre, va rispettata se dettata dall’onore. Paradossalmente, la scelta di chi ha optato per la Repubblica di Salò viene così legittimata proprio da coloro che, combattenti con pari senso dell’onore, hanno fatto la scelta opposta. Emblematico è il caso del capitano sommergibilista Carlo Fecia di Cossato, il quale, dopo aver affondato ben 17 navi alleate nel biennio ’41-’42, ed essersi distinto anche nel salvataggio degli equipaggi, la mattina del 9 settembre, appresa la notizia dell’Armistizio e vedendo che i tedeschi già si impadronivano del porto di Bastia dove era arrivato la sera prima, con la sua torpediniera affondò 11 imbarcazioni tedesche. La vittoria di Bastia gli valse la Medaglia d’Oro al Valor Militare, ma non rasserenò il suo animo dai tormenti in cui si dibatteva e che, dopo complesse vicende e profonda delusione per il disonorevole comportamento dei vertici della Regia Marina passati con gli alleati, lo portarono al suicidio, il 27 agosto 1944.

I voltagabbana. Diversi dei filmati sono dedicati non a eroi di guerra bensì a coloro che, diventati in seguito volti noti soprattutto dello spettacolo, in gioventù avevano aderito più o meno consapevolmente alla Repubblica di Salò, come Dario Fo, Ugo Tognazzi, Walter Chiari, Raimondo Vianello. Il tono prevalente non è provocatorio né di condanna, bensì di condivisione, una sorta di chiamata di correo: se a loro non ha impedito di ricevere addirittura il Nobel, perché ai miei è stato chiesto di vergognarsi?

Le vittime stritolate dagli eventi. Particolarmente interessante, ed eterogenea, è la categoria dei filmati che raccontano la storia delle vittime – più vittime dei tedeschi, che dei fascisti. Gli Ovazza, ebrei di fervida militanza fascista, uccisi al culmine delle stragi dell’autunno 1943 sul Lago Maggiore e finiti nella caldaia della scuola elementare di Intra, vengono ricordati anche come prozii di John e Lapo Elkann. Elena Marchetti, una giovane partigiana involontaria protagonista di una strage a Santa Maria di Caprara sull’Appennino bolognese (di cui peraltro non ho trovato fonti, forse è una storia inventata), sarebbe stata costretta dai nazisti, gli stessi delle stragi di Marzabotto, a scegliere 10 da salvare fra i 110 abitanti del villaggio (tutti quelli che si trovavano sul posto, incluse donne e bambini) destinati alla morte come sospetti collaboratori di partigiani. Scelse i bambini sotto i 12 anni e le madri, così racconta il filmato, ebbe salva la vita e soffrì tutta la vita per la sua scelta. Come per gli Ovazza, è la scelta il loro dramma, più che la strage, la scelta che hanno fatto, indipendentemente dall’essere giusta o sbagliata.

Una scelta fatta con dignità, con onore, di cui si è attori e vittime al tempo stesso, e che hanno fatto tanti altri, inclusi alcuni bravi a passare tempestivamente dall’altra parte, mentre altri ancora si sottraevano ignobilmente al dovere verso la patria. È questo, suggerito dalle vicende di Salò, il sistema di supporto psicologico che si prepara per chi ha servito nell’IDF a Gaza, o a supporto dei coloni nella Cisgiordania occupata? Che dovrebbe scongiurare l’ondata di suicidi che comincia a montare?

10/09/2026

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