di Bianca Ambrosio

 “Non è vero” è stato il mio primo pensiero la mattina di venerdì 13 giugno quando ho guardato le notizie e ho visto che quella stessa notte Israele aveva bombardato l’Iran.

Sopraffatta dalla desolazione, da una tristezza profonda così come dall’angoscia, più che alzarmi sarei voluta tornare a dormire. Avrei voluto mettere la testa sotto il cuscino, far finta di non essermi svegliata e poter protrarre ancora un po’ lo stato di incoscienza. Purtroppo però, quella mattina, così come tutte le altre mattine di questo anno e mezzo, mi sono dovuta alzare con la notizia di un altro giorno di guerra, altre stragi, altri morti, altro odio e nessuna prospettiva di un futuro diverso.

Più passano i giorni e più sembra che l’ombra della morte e della distruzione avanzi imperterrita, invadendo altri luoghi, altre anime. Ci si abitua al dolore e alla sofferenza con il rischio di rimanerne assuefatti, ma ecco che la situazione si fa man mano sempre più oscura così da non poter fare a meno di percepire che stiamo attraversando un incubo. Un incubo che prosegue da troppo tempo ma da cui non vedo come né quando potremo effettivamente uscire. Il paradosso, l’assurdità e anche ciò che fa più male è che l’incubo viene generato proprio dal luogo che è stato sempre promesso a noi ebrei come un rifugio, un luogo sicuro, la nostra salvezza. Un cortocircuito che mai ci saremmo aspettati, eppure è così. È così che ci svegliamo la mattina per scoprire l’ennesimo piano scellerato che ci fa inorridire di vergogna e che non fa che alimentare  l’odio verso quello che doveva essere il nostro riparo.

Israele è oggi l’incubo anzitutto dei Gazawi che in questi mesi hanno visto scatenarsi su di sé una furia assassina priva di alcuna legittimità e per i quali viene deciso se e quando potranno avere qualcosa da mangiare. Non credo che nessuno di noi abbia gli strumenti per immaginare la devastazione infernale a cui quella striscia di terra è stata ridotta. Israele è l’incubo degli abitanti della Cisgiordania, perseguitati da coloni che altro non sono se non hooligan con la kippah protetti dall’esercito. Da qualche settimana a questa parte è diventato l’incubo anche dei civili iraniani sotto le bombe, mentre gli ipocriti hanno il coraggio di dire che è così che verrà liberato il popolo iraniano. L’operato di Israele sta trascinando in un incubo anche gli stessi israeliani costretti a vivere nei bunker e ad aspettare come alla roulette russa di vedere chi saranno le prossime vittime di una guerra di cui non si sa se potranno mai essere raggiunti gli obiettivi e a quale costo. Anzi il costo è stato approvato dal governo stesso nel momento in cui ha deciso di attaccare l’Iran, consapevole che tra gli 800 e i 4000 civili israeliani potrebbero rimanere uccisi come ‘danno collaterale’. Nel frattempo, la questione degli ostaggi non solo non è all’ordine del giorno ma le loro famiglie vengono trattate a pesci in faccia ed è sempre più lampante che questo governo non stia facendo gli interessi della propria gente. L’Israele di oggi, per come si pone e si comporta, è un incubo anche per chi nella diaspora non è accecato dall’hybris di pensare di poter agire nel mondo impuniti e non crede alla propaganda patetica e meschina di chi vende la guerra come unica alternativa. L’unica cosa che la guerra salva è la poltrona di politici criminali. Intanto la gente muore, le case vengono distrutte, l’economia collassa e nell’opinione pubblica delle nostre società Israele viene percepito come uno stato paria che destabilizza non solo la regione, ma l’ordine mondiale.  E in questo clima in cui le azioni di Israele sono indifendibili per qualsiasi persona ragionevole, cresce, si diffonde e si sdogana un odio allarmante per cui non è solo Israele a essere sempre più isolato ma anche noi ebrei. Di fronte alle stragi di civili dilaga l’incredulità ma anche la rabbia, così che ci ritroviamo a dover nascondere la nostra identità ormai facilmente associata alla fame di Gaza, alle barbarie dei coloni e alle bombe che lo stato ebraico lancia senza remore.

Io, forse per deformazione formativa, continuo a pensare alle leggi del karma e a come l’hybris alla fine venga sempre punita, così che percepisco un’angoscia non solo per il tempo presente ma anche per quello che verrà.

Da questo incubo ci potremo destare solo se e quando sceglieremo di guardare in faccia la realtà, prendere atto della deriva fascista che guida oggi lo Stato che agisce in nostro nome e decidere di esorcizzarla per davvero. Finché invece così tanti di noi continueranno a sostenere uno Stato che immagina di garantire la nostra salvezza bombardando e sterminando, allora non faremo che continuare a sprofondare in questo incubo. Solo tornando a rimettere al centro la sacralità della vita, qualsiasi vita, potremo riprendere in mano il nostro destino con orgoglio e speranza per il futuro.

23/06/2025

Istituto Weizmann bombardato da un missile iraniano

 

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