di Beppe Segre

Ave, Maria,
piena di grazia,
 il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne
e benedetto è il frutto del tuo seno, Gesù.
Maria, Madre di Dio,
prega per noi peccatori,
adesso e nell’ora della nostra morte.
Amen.

Questa è la preghiera che viene recitata nelle scuole pubbliche. Per me non è difficile: la mamma mi ha spiegato ieri sera, prima di andare a letto: quando il Signor Maestro inizia a guidare il piccolo coro di bambini della classe, all’inizio ed alla fine della lezione, devo alzarmi in piedi e attendere in rispettoso silenzio che gli altri bambini   abbiano terminato le loro preghiere.

C’era un solo asilo a Saluzzo per servire tutta la popolazione infantile della cittadina, ed era gestito da un ordine di suore. Su questo punto mio padre fu   irremovibile: “Mio figlio è ebreo, e non lo manderò a farsi educare dalle suore”. Ed ecco la conseguenza: nessuno mi ha insegnato a legarmi le scarpe o a disegnare!
La Guerra era finita solo da pochi anni e se ne notavano ancora i segni.
Le pareti delle aule scolastiche e di altre stanze aperte al pubblico erano tappezzate di manifesti e cartelloni che ricordavano ai bambini di non toccare oggetti abbandonati e sconosciuti, che avrebbero potuto rivelarsi ordigni esplosivi pericolosissimi.

C’era nella mia classe un bambino che il sabato, giorno di mercato, non veniva a scuola perché aiutava il padre all’edicola dei giornali. Il maestro lo sapeva e chiudeva un occhio sulle ripetute assenze.

Mancavano le aule per contenere tutti i bambini così furono affittati due locali nell’istituto salesiano, accanto alla chiesa. Lì sarebbero state trasferite la terza e la quinta…io frequentavo la terza. Ci fu una riunione tra il direttore dei salesiani, il direttore della scuola e mio padre come rappresentante della Comunità ebraica.
Nonostante tutte le rassicurazioni, quando arrivo in anticipo, mentre aspetto sul marciapiede, un anziano sacerdote insiste perché entri. Io chiedevo che fosse rispettata la mia identità e lui sosteneva che una visitina in chiesa non potesse che farmi bene.

Alle medie poi nessuna cerimonia in ricordo degli ebrei e dei combattenti da pochissimo morti. Poi, in terza, la professoressa Peretti, ancora la ricordo bene, impegnata con entusiasmo nelle attività di educazione civica e nella trasmissione dei valori costituzionali repubblicani, mi chiede di scrivere la storia dei miei nonni deportati, da pubblicare su un giornale. Qualcosa si muoveva!

Al ginnasio e al liceo, cambiano le regole: durante l’ora di religione io posso uscire dall’aula.
Ma il bidello mi apostrofa: “Ehi tu, dove te ne vai? Sei comunista, per caso?”
Alla mia risposta che sono ebreo, si ricorda che già dieci anni prima c’era stato un altro ebreo esonerato dalle lezioni di religione.
Certo, era mio fratello!

Il professore di matematica del Ginnasio – Liceo si chiama Levi. È famoso perché è severissimo. Un giorno la mamma di un mio compagno dice, con un po’ d’imbarazzo: “Ne hanno uccisi tanti di Levi…forse uno in più!”

Spesso mi sentivo domandare: ma tu credi in Dio?

Nel 1961 spopola, a Sanremo la canzone “Con ventiquattromila baci”. Qualcuno canterellava con noncuranza: …con ventiquattromila ebrei, quanto sapone ci farei!

Nostalgici o semplicemente idioti?

Il 28 ottobre 1958 saliva al soglio pontificio il cardinale Roncalli con il nome di Papa Giovanni XXIII.

Noi non lo sapevamo ancora ma il mondo stava cambiando.

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