di Sandro Ventura

Silenzio, parole, non più.
Nell’abisso di guerra infinito,
di morti e vendette non si apre spiraglio
di luce di vita e respiro.

Travolti da rovine, angosciati,
funestati e sommersi da lutti, miseria e rimorsi,
non sappiamo che fare
se non invocare il Suo grande Nome
che pure non possiamo nominare.

Ma sia comunque reso grande,
e santificato nel mondo che (forse)
ha creato secondo la Sua volontà
e (forse) realizzerà –ma quando?-

il Suo regno. Durante
la vostra (nostra?) vita?
e i vostri (nostri?) giorni?
E nella vita di tutta
la casa d’Israele –ma ci sono anche gli altri:
che fare con loro? Ma presto
e in un tempo vicino bisogna
riparare al mal fatto
e chiedere scusa
senza aspettare il Kippùr.

Sia il Suo grande Nome
-che non possiamo nominare- benedetto
in eterno e per sempre benedetto.

E sia lodato, glorificato, innalzato,
elevato, posto al di sopra, esaltato,
accresciuto e lodato il Nome santo
e benedetto –che non possiamo nominare.

Al di sopra, al di sopra di ogni
benedizione, canto, lode,
consolazione che si dicono al mondo.
E diciamo: lo credo, lo voglio credere!

E vi sia una pace completa
dal cielo e una vita buona
per noi, per tutta Israele e per tutti
i figli di Eva e di Adamo.
E diciamo: lo credo!

Colui che crea la pace nell’alto,
nella sua compassione faccia la pace
per noi, per tutta Israele
e per tutti i figli di Eva e di Adamo.
Lo credo, lo voglio credere
anche nel dubbio.

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