di Riccardo Correggia
Lo scorso 27 gennaio sulla pagina della Fondazione CDEC è stato pubblicato un volume collettaneo a cura di Giordano Bottecchia, Angela Cimino e Riccardo Abram Correggia, il sottoscritto. Nasce da una conferenza per giovani studiose e studiosi tenutasi a Camaldoli e organizzata dalla Fondazione CDEC per celebrare il 70° anniversario della sua nascita.
Questo articolo non vuole essere una pubblicità per questo volume, che comunque vi invito a leggere per l’interesse e la varietà degli articoli. Vorrei invece concentrarmi su una questione che è stata al centro di un profondo dibattito con coloro che con me hanno curato gli atti.
Nel preparare la conferenza, così come nel curare gli atti, è emersa la diversa impostazione di ogni giovane studioso e studiosa, non soltanto in termini di argomenti portati, che spaziano da Paolo di Tarso, la scrittrice Cordelia, fino ad arrivare alle Pantere Nere israeliane, né tantomeno sull’approccio metodologico all’argomento: alcuni argomenti avevano a che fare con la storia transnazionale, altri erano puramente biografici, alcuni filologici, altri comparatistici. In questo magma di studi ebraici in Italia, dove ognuno si ritaglia uno spazio tematico e metodologico all’interno del proprio dipartimento, o dove esistono fondazioni, associazioni, corsi di studio o gruppi interdipartimentali legati ad un’università (vedi Pisa), manca un dipartimento vero e proprio di Jewish Studies come invece si può trovare in ambito anglosassone e tedesco. Questa mancanza ha dei pro e dei contro: da un lato, la “Jewish lense” all’interno di dipartimenti diversi, permette di dare multidisciplinarietà agli studi ebraici nell’accademia italiana, dall’altro questi rimangono ad appannaggio di alcuni che decidono di occuparsene, spesso senza troppa progettualità accademica o scambi internazionali con altre istituzioni. Ricordo che quando studiavo a Heidelberg, entrare nell’edificio della Hochschule für Jüdische Studien, a pochi passi dagli altri edifici dell’università e a fianco della targa che segnalava il soggiorno di Hegel in quella romantica città tedesca, mi garantiva uno spazio culturale e intellettuale di dibattito, oltre che la possibilità di studiare ebraico, yiddish e non solo, di cui qui in Italia si sente la mancanza.
Tuttavia, ricordi a parte, data la mia scarsa esperienza nell’ambito, non mi azzarderei a dire quale delle due opzioni sia meglio. Posso solo limitarmi a proporre alle lettrici e ai lettori di dare un’occhiata, anche breve, a questo volume, scaricabile facilmente sul sito della Fondazione CDEC, dal titolo Nuove prospettive degli studi ebraici in Italia. La Fondazione CDEC in dialogo con la nuova generazione di studiosi e studiose. Atti della IV settimana internazionale di studi sull’ebraismo italiano1, con 27 contributi che spero possano riflettere il senso degli studi ebraici in epoca contemporanea in Italia. Buona lettura!
Riccardo Correggia
Qui il volume disponibile al pubblico: https://tinyurl.com/ys4b4jy7





