di Sara Vinçon

Israel Daled, così era chiamato a Ruchama, era il mio nonno di kibbutz. A lui volevo bene come si vuol bene ad un uomo coerente, affettuoso, che ti insegna mille cose senza mai salire in cattedra.

In casa di Israel e Scioscianna z”l ci si poteva immergere in vari mondi e in varie epoche in un sol pomeriggio. Con loro si rideva, si guardava la televisione italiana (un piccolo lusso di cui erano felicissimi), si cantavano a squarciagola (loro, non io) le canzoni della prima metà del ‘900, si gustavano biscotti appena sfornati e si approfittava della lavatrice (un’altra sciccheria introdotta da pochi anni) per salvare i capi più cari dai lavaggi ad alta temperatura della lavanderia del kibbutz. Nella tranquillità del loro soggiorno si aspettavano notizie dei nipoti in zahal (nell’esercito), si mandava a quel paese Bibi (già nel lontano 1998) e ci si struggeva perché il sionismo in cui si credeva faticava davanti alle minacce del terrorismo.

Israel aveva uno sguardo curioso e un sorriso birichino. Come se il ragazzo che era stato non lo avesse mai abbandonato. Sapeva guardare al mondo con curiosità, interesse e stupore. Si lasciava meravigliare e sapeva ridere e godere del lato buffo di ogni situazione. Quando il buffo si trasformava in comico la sua risata e quella di Scioscianna diventavano contagiose e inarrestabili.

Israel era un italkit (italiano) di kibbutz che non aveva rinunciato alle camicie stirate, alle citazioni letterarie, ai concerti di musica classica, ai toni pacati e alla colazione in sala da pranzo con i compagni e le compagne di aliyah. Credo provasse un misto di invidia e di ammirazione nei confronti dei modi diretti e della prestanza fisica di alcuni sabra. Questo sentimento contribuiva a renderlo incredulo, e profondamente felice, dinanzi ad un dato inconfutabile: lui, il minuto Corrado, e lei, la piccola ed energica nuotatrice Mariarosa Levi, erano diventati i capostipiti di una grande tribú nata e cresciuta in Israele.

Nel 1998, a Ruchama, nel Negev, accanto ad Israel e Scioscianna, ho compiuto vent’anni e ho vissuto uno dei periodi più importanti della mia vita. Grazie nonno Israel, che il tuo ricordo sia in benedizione e che il tuo esempio continui a rinnovarsi nelle generazioni future.

Ti voglio bene, La Sara Ktana (la Sara piccola) .


Il Kibbutz Ruhama nel 1948

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