di Filippo Levi

Il New Israeli Fund è una ONG statunitense che ha come obiettivo finanziare e promuovere iniziative volte a fare avanzare una società democratica e liberale che garantisca una completa uguaglianza a tutti gli abitanti di Israele, combattendo l’ingiustizia e l’estremismo che stanno minando il paese. Il New Israeli Fund è il maggior finanziatore di cause progressiste in Israele e sostiene, tra gli altri, gruppi come Breaking the Silence, Adalah, B’Tselem, Yesh Din.

Il suo CEO, Daniel Sokatch, autore del libro “PER PARLARE DI ISRAELE: la storia di come si è arrivati fin qui, non è uno storico di professione ma un attivista per la pace ed i diritti umani che, nel corso della sua vita, ha compiuto studi rabbinici, storici nonché nel campo del diritto.

Il libro è un testo di storia ben articolato, per nulla accademico, che prova ad andare al cuore del conflitto israelo-palestinese.

Il libro parte da una osservazione che è frequente per tutti noi: come mai è così difficile parlare di Israele oggi, sia con gli ebrei che con i non ebrei? Quali sono i sentimenti profondi che il conflitto in corso muove e quali sono le cause storiche di esso? Per dirla con le parole dell’autore “Questo libro cerca di spiegare perché Israele ed il conflitto israelo-palestinese sembrano fare sbroccare persone altrimenti ragionevoli”.

Per cercare di rispondere a queste domande, Sokatch divide il libro in tre parti.

La prima con un inquadramento storico nel quale ripercorre in maniera accurata la storia della nascita di Israele a partire dalle prime Alyoth di fine ‘800, l’Affaire Dreyfus e la nascita del sionismo politico, lo sviluppo dell’Yishuv, le guerre israelo-arabe, la Nakba, l’avvicendamento al potere in Israele dei laburisti e del Likud, sino ad arrivare all’attacco di Netanyahu al sistema democratico del paese.

In questa sezione trovano largo spazio le vicende relative agli “accordi di Oslo” con le speranze concrete di risoluzione del conflitto attraverso la creazione di uno stato palestinese; la visione di Rabin della necessità esistenziale per Israele di arrivare alla pace ed alla normalizzazione delle relazioni con gli stati arabi ed i palestinesi, quale presupposto per il mantenimento della natura democratica di Israele e, infine, il suo assassinio ed il successivo completo fallimento del processo di pace, scientemente perseguito dalle fazioni fondamentaliste islamiche ed ebraiche – sancito definitivamente dalla “passeggiata” sulla spianata del monte del Tempio di Ariel Sharon (28 settembre 2000) che portò allo scoppio della seconda intifada. Nella narrazione di quel periodo si percepiscono chiaramente il coinvolgimento emotivo dell’autore che, da attivista pacifista, aveva vissuto ed appoggiato in prima persona tale processo riponendovi le sue migliori speranze e lo sconforto che è poi seguito al suo fallimento.

Nella seconda parte del libro, l’autore affronta dal punto di vista tematico alcune questioni fondamentali per cercare di comprendere la situazione in Israele: lo status dei suoi cittadini arabi, lo sviluppo degli insediamenti nei territori occupati, la volontà della destra di eliminare dalla mappa mentale degli israeliani la presenza della linea verde, la discussione sull’apartheid e sull’antisemitismo, la nascita del movimento BDS, la progressiva degenerazione della sua democrazia, il rapporto complesso tra Israele, Stati Uniti, ebrei americani e le sue trasformazioni dalla II Guerra mondiale in poi.

È proprio questa parte, forse, la più interessante del volume, almeno per un ebreo europeo. In questa sezione, infatti, viene presentata un’interessante analisi del rapporto esistente tra l’ebraismo americano e Israele dal dopoguerra. L’ebraismo americano tradizionalmente vicino al partito democratico ed al mondo liberal statunitense (oltre il 70% degli ebrei vota democratico), non è particolarmente sionista (nel senso stretto del termine, ossia propenso a fare l’alyah) ma è fortemente legato ad Israele di cui si è sentito in qualche modo protettore negli anni della nascita dello stato, ne ha sempre fornito un sostegno economico formidabile e a favore del quale ha sempre esercitato una forte azione di lobbying politica. Questa dinamica ha avuto il suo apogeo nel periodo della presidenza Clinton, quando il processo di pace è stato più vicino che mai ad un esito positivo. Negli anni del governo Netanyahu, con la chiusura delle prospettive di pace e l’apertura di un processo regressivo della democrazia israeliana, la relazione tra Stati Uniti ed Israele si è complicata di molto. Larghe fette della popolazione ebraica americana si sono progressivamente distanziate da Israele e dall’establishment comunitario che invece le è rimasto sostanzialmente fedele. Tuttavia, il sostegno politico di Washington non è venuto meno, appoggiato dai sionisti cristiani provenienti dalle file del mondo evangelico, sempre più spina dorsale del partito repubblicano con George W. Bush prima, e ancora di più con Trump oggi.

I sionisti cristiani hanno fortemente spinto l’amministrazione Trump, sia nel primo che nel secondo mandato, a incoraggiare politiche scioviniste in Israele, disconoscendo i diritti del popolo Palestinese e spingendo per una annessione della Cisgiordania. Secondo le loro convinzioni teologiche infatti, il ritorno degli ebrei nella terra biblica è un presupposto fondamentale per il ritorno di Cristo sulla terra, la battaglia di Gog-e Magog, l’Armageddon, la vittoria di Cristo sull’Anticristo e la fine dei tempi. Sono teorie per noi deliranti, che però hanno un forte seguito nel mondo evangelico, che annovera milioni di fedeli negli Stati Uniti e che stanno plasmando la politica americana di sostegno alle frange più estremiste di Israele e che stanno indirizzando il destino di milioni di ebrei e palestinesi.

La terza parte del libro, infine, affronta le tematiche di più stretta attualità a partire dall’attacco di Hamas del 7 ottobre, la cattura degli ostaggi e la violenta reazione israeliana che ne è seguita e che ha portato alla devastazione della striscia di Gaza ed alla guerra contro i proxy iraniani nella regione. La narrazione arriva a ridosso dei nostri giorni, a quello che possiamo oggi definire il primo atto del confronto diretto tra Israele ed Iran, concluso nel Giugno 2025 con la dichiarazione di Trump di avere annientato il programma nucleare iraniano [che, come abbiamo visto, tale non è stato n.d.r.].

Il libro offre una panoramica ampia sul conflitto mediorientale ed è fortemente consigliabile a chi voglia chiarirsi le idee su quanto avviene in quella regione, offrendo un valido sostegno fattuale soprattutto per capire la complessità del conflitto israelo-palestinese, di come si mescolino in un groviglio inestricabile questioni storiche, politiche e teologiche. Di fronte a questa complessità perdono naturalmente di sostanza le semplicistiche narrazioni apologetiche di chi vuole vedere in una parte e nell’altra il buono o il cattivo, la vittima o il carnefice.

8 Aprile 2026


Daniel Sokatch – PER PARLARE DI ISRAELE: la storia di come si è arrivati fin qui.
Altrecose 2026, (pp. 492, € 20,90)

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