di Giovanna Grenga e Bruna Laudi

Il libro di Emilio Jona offre diversi piani di lettura: il tuffo in una storia che negli anni quaranta ha travolto l’Italia intera ma che ha colpito in modo particolarmente crudele la Comunità ebraica, la profonda radicazione di questa comunità nel contesto territoriale, la fitta rete di relazioni necessaria e indispensabile per la salvezza (a volte purtroppo molto hanno giocato il caso e la fortuna, basta ascoltare le narrazioni di tanti testimoni di quei tempi), le storie personali di quattro donne incredibili che, con coraggio e dignità, hanno protetto un’intera famiglia. Ma c’è molto altro ancora: gli affetti familiari, la malattia senza speranza della madre che rende ancora più dolorosa la clandestinità, la storia delle relazioni interne al mondo ebraico con i matrimoni spesso combinati che, a volte, si trasformano in relazioni solide e con legami intensi; ne sono testimonianza le poesie struggenti che Alessandro Jona, padre di Emilio, riesce a far recapitare alla moglie ricoverata in ospedale sotto falso nome.

Ma i veri protagonisti del romanzo sono: Cecilia, Teresa e suo marito Fiorenzo, Marì e Delfina. 

Il racconto si snoda con grande sapienza letteraria: in alcune descrizioni si ritrova l’umorismo di Zargani, in altre la sensibilità di Saba verso i turbamenti dell’adolescenza e, soprattutto, in tutto il testo si sente la profondità culturale dell’autore, vero cesellatore del linguaggio. Il libro non si limita a raccontare una delle tante testimonianze di eroismo e salvezza ma affascina per l’attenzione alla psicologia dei personaggi, la cura meticolosa dei riferimenti, lo stile sapiente che affianca l’italiano colto a incursioni nel dialetto delle montagne biellesi. Si intravede il rigore del giurista nella ricostruzione dei fatti attraverso la ricerca di documenti, memorie, atti processuali di una infame vicenda di delazioni nella Repubblica di Salò che produsse morte e dolore. 

Le relazioni tra ebrei e gentili in questo romanzo sono un dato consolidato: le persone che proteggono le vite della famiglia Jona sono già legate da vincoli di amicizia, di stima, di lavoro, d’intesa ideale e politica, di adesione alla resistenza, all’antifascismo. L’autore fa emergere una comunità che è microcosmo di un tessuto nazionale; il riconoscimento dei Giusti porta a far emergere identità e storie.

Emilio Jona è il più adulto tra i quattro figli di Sandro, anche lui affidato al rifugio precario; nella sua scrittura dimostra di conoscere e rispettare le credenze, le devozioni, le storie intime di quel mondo che non è suo. Sullo sfondo del racconto c’è la lotta partigiana che affascina e attrae Emilio, costretto a una reclusione forzata e impotente: solo l’intervento autorevole del padre lo scoraggia dall’andare a combattere.  Marì, dallo sguardo schietto e la voce ferma, si prende cura di Emilio, lo nasconde in montagna raccontando poco di sé, della sua infanzia, bambina rispedita in Italia dal Brasile quando gli italiani svolsero i lavori degli schiavi emancipati.  

Cecilia, la balia veneta, proteggerà il piccolo Luciano, Teresa la casalinga e il marito Fiorenzo, professore di lettere, salveranno Giulio, l’adolescente.

E poi Delfina, cerniera tra tutto questo. Una donna che è stata il perno, il centro gravitazionale di un microcosmo che ha permesso all’avvocato Alessandro Jona, ai suoi figli e agli anziani nonni di sopravvivere alla furia cieca degli uomini: viene raccontata attraverso una lunga conversazione crepuscolare, nella stanza di una casa di riposo. A questa donna coraggiosa e indipendente viene affidata Silvia, unica figlia femmina, sorella di Emilio. Si capisce che non è una convivenza facile: Silvia è giovane, non del tutto consapevole dei rischi che una sola parola scambiata con estranei può provocare, si sente prigioniera e isolata dai suoi affetti: Delfina si accosta a lei con cautela, pur nella severità di regole, apparentemente incomprensibili, ma salvifiche.

Delfina emerge in tutta la sua grandezza di donna che ha avuto una sua vita affettiva e professionale, nel suo aspetto fisico gradevole e rassicurante, nella discrezione che si oppone al desiderio di Emilio di approfondire i rapporti che l’hanno legata al padre; struggente e rivelatoria la poesia ritrovata tra le carte dell’avvocato Alessandro e che si conclude con il verso “che tu sia benedetta per sempre”.

 

Emilio Jona, Quattro donne, romanzo, NERI POZZA editore, Vicenza 2026 (pp. 144, € 18,00)

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