di Bruna Laudi

Ci sono presenze silenziose, discrete, che lasciano un segno speciale: nei locali del Centro sociale, con le pareti arredate da libri, si sono avvicendati volontari che hanno mantenuto in vita una Biblioteca preziosa per la Comunità di Torino e di quanti negli anni si sono avvicinati alla cultura ebraica: di ognuno di loro resta un ricordo particolare.

Tra questi Francesca Lolli, che purtroppo ci ha lasciati poche settimane fa. Hanno parlato di lei con grande affetto nella Newsletter della Comunità Rori Mancino, Lea Voghera e Giorgio Berruto e non è facile aggiungere qualcosa alle loro parole.

Ho provato a sapere qualcosa di più su questa piccola donna, che sembrava volersi mimetizzare tra i libri e che però ha lasciato un segno indelebile su chi l’ha conosciuta: grazie a Maria Ludovica Chiambretto, già presidente dell’Amicizia Ebraico Cristiana, ho saputo che era un’insegnante di matematica e fisica negli Istituti tecnici, che da giovane, probabilmente sensibile a tematiche femministe, era stata volontaria alla Libreria delle donne di Largo Montebello e aveva vissuto in una Comune di donne: tutti quelli che l’hanno frequentata ricordano di lei l’estrema disponibilità, la riservatezza e le convinzioni profonde. Si era associata all’ AEC, al Comitato Amici Centro Peres per la Pace – per i bambini palestinesi e poi aveva deciso di dedicare il suo tempo al volontariato presso la Biblioteca Emanuele Artom.

Daniela Passigli ha conosciuto Francesca circa una ventina di anni fa, lavorando in biblioteca. È stata subito colpita dalla disponibilità estrema nei confronti degli utenti e delle esigenze legate al lavoro: era lei che apriva al pubblico, perché arrivava almeno mezz’ora prima dell’orario di apertura; preparava le schede con i nomi degli utenti e quelle da inserire nei volumi.

Il suo punto di forza era il rapporto col pubblico: nel tempo creava un legame speciale con le persone che seguiva: erano i suoi “clienti” che venivano in biblioteca a seguire i suoi consigli.
Francesca era molto colta ma non faceva assolutamente pesare la sua cultura.
Riusciva a raccontare il contenuto di un libro con tale passione e trasporto che invogliava poi l’utente a prendere in prestito quel volume. Malgrado fosse malata da tempo e di figura esile, saliva sulle scale per prendere i volumi anche in modo un po’ rischioso, ma questo faceva parte del suo carattere: non si tirava mai indietro.
Dolce, generosa e altruista, aveva uno sguardo attento sugli altri e la rara capacità di cogliere sempre il lato più bello e affascinante in ognuno. Aveva carattere, e, quando lo riteneva giusto, esprimeva la sua opinione.

Racconta ancora Daniela: “Nel tempo è nata un’amicizia, ha conosciuto la mia famiglia e ha partecipato ai miei sedarim (cene pasquali) con la sua presenza gentile e preziosa.
Sono riuscita a parlarle al telefono pochi giorni prima che ci lasciasse. Anche in quell’ultima occasione, quando ero io a volerla ringraziare per tutto ciò che aveva fatto per noi, è stata lei a ringraziare me. Una persona speciale.”

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