di Gadi Schőnheit
Quattro anni fa entravo per la prima volta a far parte del Consiglio UCEI, era la prima volta che mi presentavo alle elezioni. Curiosità ed entusiasmo guidavano quei primi giorni. Volevo portare in UCEI la mia esperienza di tanti anni come assessore alla cultura della Comunità Ebraica di Milano. Cultura non è solo un bell’evento, un concerto musicale, un libro da leggere ma è uno strumento di relazione: ci si fa conoscere, si ascolta e si interagisce coi modelli, le culture che ci circondano. Tornando a quei primi giorni all’UCEI, ricordo l’ entusiasmo e un pensiero al mio nonno materno, presidente Ucei nei primi anni ’50 (allora si chiamava UCII, Unione Comunità Israelitiche Italiane).
Tante persone nuove e una bella maggioranza, con un programma innovativo con al centro parole chiare: accoglienza, integrazione, rispetto delle tante diversità, che sono la nostra principale ricchezza. Diversità di origine, di livelli di religiosità, di opinioni politiche….
Un programma che prevedeva un lavoro centrale per il rilancio delle piccole comunità (una parte importante della nostra storia bi-millenaria), una nuova relazione col rabbinato (libera chiesa in libero stato…), il rapporto da costruire con l’ebraismo riformato, 2000 anni di storia nel confronto con le istituzioni italiane, la scuola e la formazione volte al rispetto dell’altro come prevenzione alla discriminazione dell’altro da te. E ancora il lavoro per prevenire e contrastare le forme di antisemitismo.
Ora, alla domanda che mi viene fatta e che mi faccio, circa il bilancio di questi 4 anni, purtroppo la risposta non può essere positiva; come se le differenze tra di noi, invece di essere un plus, abbiano costituito un fattore drenante.
Poi è arrivato il 7 ottobre, uno shock terribile per tutti noi. Il primo pogrom antiebraico da 80 anni, con atti di violenza e criminalità organizzata, inaccettabile. A seguire è arrivata la risposta israeliana e questo ha aumentato le differenze di opinione anche all’interno dell’UCEI. La nostra Unione, invece che farsi portatore di un percorso di formazione alla pace, cominciando ad interagire con le associazioni pacifiste israeliane e palestinesi, si è appiattita, man mano, sulle posizioni del governo israeliano. Tutto ciò ha portato a una relazione privilegiata con l’attuale governo italiano. Su questo punto vorrei essere chiaro. Il mio nonno materno, presidente UCII, a un convegno dell’Anpi disse: “mai coi fascisti”. Io sono cresciuto a quella scuola! L’appiattimento dell’UCEI sulle posizioni del governo israeliano e il gioco di sponda col nostro governo, hanno portato a una drammatica e per me inaccettabile scelta di campo politica. Noi siamo cittadini italiani di religione ebraica e il nostro lavoro dovrebbe avere al centro la nostra storia bi-millenaria, avendo ben chiaro che i nostri persecutori di ieri non possono improvvisamente diventare nostri amici, quando tra alcune delle massime cariche dello Stato, troviamo chi si rifiuta ancora di dichiararsi ‘antifascista’! E dunque da parte della nostra Unione interventi, interviste sui media senza alcun cenno su quanto sta succedendo a Gaza, che fanno da sponda a quanto dichiarato dal governo italiano. Uno dei pochi governi che ancora si rifiuta di riconoscere uno stato palestinese.
Si poteva e si doveva lavorare col pacifismo internazionale e nazionale, perché questo è figlio della storia del nostro popolo. Di più, questa posizione dell’UCEI ha fatto da moltiplicatore di forme crescenti di antisemitismo (non le ha create, sia ben chiaro), portando a una nuova e devastante equazione: Stato di Israele – Governo dello Stato di Israele- ebrei di tutto il mondo.
Ovvia e importante è la responsabilità della sinistra nel consentire e amplificare tutto ciò, ma questo è stato alimentato anche dall’andare a braccetto tra l’UCEI e i vertici dello Stato italiano. E così i nostri persecutori di ieri sono diventati i nostri migliori amici. Not in my name. In conclusione, quattro anni di esperienza nel Consiglio UCEI per me, purtroppo, non sono stati positivi, con un finale definito da scelte politiche, di campo, nazionali e internazionali, che contrastano con l’eterogeneità e le differenze di opinione all’interno dell’ebraismo italiano.
Gadi Schőnheit





