a cura di Susanna Terracina

 

Joe Dunthorne – Il dentifricio radioattivo e altre scorie di famiglia – Ed. Einaudi, 2026 (pp. 204, € 19,50).

L’autore è nato in Galles da una famiglia ebraico tedesca, la nonna si lavava i denti con un dentifricio prodotto nella fabbrica dove lavorava il padre chimico. Al suo matrimonio riceve in dono un anello scampato ai nazisti nel ’35. Da questi pochi indizi inizia un’indagine approfondita, con ironia, alla ricerca della storia di famiglia. Dopo la morte della nonna nel 2017 scopre nell’archivio di famiglia un lungo manoscritto “le memorie di Siegfried Merzbacher” il bisnonno (padre della nonna) trascritto dal tedesco all’inglese tardivamente. Ripercorre così le vicende di vita e lavorative del bisnonno, andando sui luoghi di produzione del dentifricio radioattivo, le industrie chimiche che producevano per l’esercito nazista (ne era consapevole?), sotto la sua responsabilità fino al ’35, anno della fuga in Turchia. Da vero investigatore si reca nelle biblioteche, ricerca testimoni. Anche ad Ankara farà amare scoperte sugli assassinii compiuti dal governo turco contro le minoranze etniche del Dersim. Ambiguità e scomode verità, con rara schiettezza e un piglio narrativo intrigante: la sua personale ricerca si snoda tra continenti diversi, intrecciando passato e presente. Infine, l’acquisizione della cittadinanza tedesca: mi sentii all’improvviso parte di una catena che mi univa a tutte le generazioni passate e future.

 

Emanuela Trevisan Semi – Da Venezia alle diaspore ebraiche. Spezie, ricerche e ricette. – Ed. Jouvence, 2026 (pp. 224, € 16).

I viaggi, la biografia, le ricerche e le ricette si incrociano nel testo della professoressa di lingua e letteratura ebraica moderna all’Università Ca’ Foscari di Venezia. L’autrice all’età di 92 anni ricompone i pezzi e le passioni che l’hanno accompagnata nelle sue ricerche con un’attenzione particolare ai gusti, colori e profumi delle diverse tradizioni. Ripercorre la sua infanzia nell’isola di Venezia, i primi contatti con lo shabbat e i suoi molteplici amici noti e meno noti da cui ha imparato le più disparate ricette. Dai caraiti egiziani agli ebrei di Marocco, Etiopia, Yemen, Iran, Israele Bukhara. Ne emerge un calderone che consente la commistione di culture diverse, contraddistinte anche da sapori diversi, che a loro volta determinano identità nuove e sapori condivisi, pur nella loro diversità. La riflessione sull’integrazione di tradizioni, usi, suoni, cibi e quant’altro. In questo libro vengono privilegiate le ricette della cucina quotidiana che esprimono l’idea di melting pot di sapori, per dimostrare come al di là dei cibi proibiti (e delle modalità di preparazione) siano tante le possibilità di commistione e le influenze dei contesti nei quali sono vissuti gli ebrei.

 

Enzo Campelli–Questioni di legno storto. Le forme ambigue dell’identità. – Ed. Meltemi, 2024 (pp. 187, € 20).

Enzo Campelli, sociologo e autore di ricerche anche in ambito comunitario, in questo testo analizza le diverse declinazioni e il significato del concetto di identità facendo riferimento a sociologi e pensatori delle scienze umane. Avvisa subito il lettore dell’uso improprio e sempre più esteso del termine al punto di arrivare ad una vera ossessione per le identità. Le costruzioni identitarie mostrano in questo momento di prevalere sulla stessa nozione di cittadinanza. È questo il segno di un preoccupante arretramento sul piano della coscienza civile e considerazione universalistica dei diritti. L’autore si chiede quando e come questo termine sia diventato così invadente e pervasivo, analizzandone le derive di estrema destra che attraversano l’Europa. Passa poi ad analizzare le diverse forme delle identità (singolari e collettive), i concetti di comunità e comunitarismi, territori a cui sono legate identità etniche religiose, nazione e patria. Un saggio di chiara impronta sociologica che parla al grande pubblico cercando di svelare ambiguità, complessità, multidimensionalità e processi storici e politici che ruotano intorno a questo concetto nel nostro presente. Si conclude con un capitolo su rispetto, multiculturalismo, inclusione e convivenza civile. Il richiamo dell’”identità grido-di-guerra” imperversa con una molteplicità di linguaggi in quest’epoca di incertezze e di chiusure. La passione per l’identità come contrapposizione semplicemente non ha soluzione, se non quella- difficile da intravedere nel momento presente- di farsi piuttosto, in qualche modo, discorso ed ascolto.

 

Bronka HalpernRaggio di luce nelle tenebre. Ed. Istituto storico della resistenza e della società contemporanea in provincia di Cuneo n.108 dicembre 2025 (pp. 217)

La rivista dell’Istituto storico della resistenza ha pubblicato e tradotto dall’ebraico il diario di Bronka Halpen, dottoressa ebrea polacca arrivata nelle valli cuneesi nel settembre 1943 in fuga dalla Francia. Questa scelta rappresenta un’occasione preziosa per riaffermare un metodo e una responsabilità: quella di distinguere, di contestualizzare, di non piegare il passato alle urgenze del presente senza averlo compreso nella sua irriducibile specificità (Gigi Garelli).

Adriana Muncinelli e Luca Vallone traducono dall’ebraico il diario edito nel 1967 a Gerusalemme, già tradotto e pubblicato solo in parte sulle pagine di Israel. Il libretto risulta tradotto a sua volta dal francese da un manoscritto non datato e introvabile, probabilmente scritto a 20 anni di distanza dai fatti. Le memorie narrano le vicende di una donna di nome Sara (l’autrice stessa), che inizia il racconto nel 1942 a Nizza, giovane di 25 anni, concludendolo nel 1945, con la partenza da Roma per la Terra di Israele. Nel suo ruolo di dottoressa, racconta delle vicende degli ebrei francesi, del suo lavoro di accudimento e nascondimento e poi della fuga verso l’Italia in compagnia di una famiglia sua parente. Espone le sue paure e le sue riflessioni, il contesto in cui si muove. La descrizione del passaggio alla frontiera in montagna e l’arrivo nella Valle Rittana, l’incontro con i partigiani e la cura di Duccio Galimberti ferito. Si sofferma sui raggi di luce, gli aiuti ricevuti dalla popolazione, soprattutto i poveri e i montanari incuranti della sua origine polacca.

Il viaggio si conclude col trasferimento verso la salvezza nella Roma liberata, tappa verso la realizzazione del suo ideale sionista della fondazione di uno Stato in Israele. Un tassello importante si aggiunge così alle storie di vita, persecuzione e liberazione della Shoah.

 

Gershom Scholem – Concetti fondamentali dell’ebraismo– Ed. Marietti, 2026 (pp. 197, € 17).

Si tratta di una nuova edizione di un testo di Gershom Scholem scritto per una serie di conferenze tenute tra il 1956 e il 1964 e pubblicato per la prima volta in Germania nel 1970. Il prof. Saverio Campanini, nella corposa introduzione, ricostruisce la vicenda editoriale del libro e il rapporto difficile di Scholem (nato a Berlino nel 1897) con la sua lingua madre, dopo essere emigrato in Israele nel 1923 dove adottò l’ebraico per la scrittura. La struttura teologica del volume è costruita in maniera sapiente: si parte dalla concezione di Dio, per poi passare alla creazione del nulla, alla tradizione e all’idea della redenzione, approfondendo l’idea messianica nell’ebraismo. Una trattazione articolata in dialogo tra testi della tradizione e testi filosofici, che affronta i fondamenti dell’ebraismo.

 

image_pdfScarica il PDF