di Sergio Franzese
Parte seconda
Eredità e diaspora: percorsi del fumetto ebraico
Nella prima parte di questo percorso, pubblicata nel numero precedente, abbiamo visto come il graphic novel contemporaneo abbia affrontato la memoria della Shoah e la realtà israeliana attraverso una pluralità di registri narrativi, dal reportage alla biografia, dalla testimonianza alla riflessione storica.
Negli ultimi anni, tuttavia, una linea di sviluppo si è fatta sempre più evidente: il passaggio dalla memoria diretta alla sua rielaborazione nelle generazioni successive. Non più soltanto il racconto dell’evento, ma il racconto del suo lascito.
È in questo spazio che si collocano molte delle opere più interessanti della produzione recente, in cui il trauma si trasforma in eredità familiare, la storia diventa racconto genealogico e l’identità si costruisce nel confronto con un passato insieme vicino e inaccessibile.
A partire da questa prospettiva si apre un nuovo capitolo del graphic novel ebraico contemporaneo, che intreccia memoria, diaspora e ricerca identitaria.
Seconda generazione e rielaborazione del trauma
Michel Kichka, con Seconda generazione. Quello che non ho detto a mio padre (2012), affronta il peso dell’eredità traumatica trasmessa dai genitori sopravvissuti ai campi di sterminio. L’autore riflette sul senso di colpa, sulle nevrosi familiari e sulla difficoltà di emanciparsi da una memoria totalizzante.
Lo stesso Kichka ha proseguito la propria riflessione autobiografica con Falafel Sauce Piquante (2019), ampliando l’analisi delle tensioni interne alla società israeliana contemporanea.
In modo solo parzialmente affine, ma comunque inserito nella più ampia rielaborazione della memoria pubblica della Shoah, si inserisce anche Giorgio Perlasca (2020) di Matteo Mastragostino e Armando Miron Polacco, graphic novel pubblicata da BeccoGiallo, che restituisce la figura del diplomatico italiano che salvò migliaia di ebrei ungheresi. Pur non appartenendo alla seconda generazione in senso stretto, l’opera partecipa a quella più ampia rielaborazione della memoria pubblica che caratterizza la produzione contemporanea.
Accanto alla riflessione sulla Shoah e sulla società israeliana contemporanea, un ulteriore filone della graphic literature ebraica riguarda l’esperienza della diaspora e la ricostruzione autobiografica della memoria familiare.
Diaspora, identità e sradicamento
Miriam Katin, sopravvissuta alla Shoah in età infantile, torna in Europa con il figlio adulto in Letting It Go (2013). Il viaggio riapre ferite mai rimarginate e mette in evidenza il contrasto tra la generazione che ha vissuto direttamente la persecuzione e quella che ne ha ereditato il ricordo, mostrando come la memoria della persecuzione si trasformi nel passaggio intergenerazionale.
In questa stessa linea di indagine autobiografica e genealogica si inserisce anche Heimat. L’album di una famiglia tedesca (2018) di Nora Krug. L’autrice, illustratrice tedesca trasferitasi negli Stati Uniti, intraprende una ricerca sul passato della propria famiglia durante il periodo nazista, interrogando le zone d’ombra della memoria privata e il rapporto tra identità individuale e responsabilità storica. Il libro, costruito come un archivio visivo che combina disegni, fotografie, documenti e appunti, esplora il difficile confronto con il passato tedesco e mostra come il memoir grafico possa diventare uno strumento di indagine storica e riflessione etica.
Un itinerario parallelo, collocato tra memoria storica e identità ebraica europea, è quello sviluppato da Vittorio Giardino nelle serie dedicate a Max Fridman e Jonas Fink (vedi articolo su Keshet[1]). A questa linea narrativa, dello stesso autore, si collega anche I cugini Meyer (2025), ambientato nella Vienna dell’Anschluss, dove la progressiva emarginazione degli ebrei mostra il precipitare dell’Europa verso la persecuzione e la dissoluzione del mondo ebraico mitteleuropeo.
Un esempio di percorso coerente e duraturo è offerto anche dalla serie Le Chat du Rabbin di Joann Sfar. Dopo i primi cinque volumi, pubblicati anche in italiano, l’opera è proseguita in Francia con ulteriori capitoli, finora disponibili esclusivamente in francese.
A partire dal sesto volume, Tu n’auras pas d’autre dieu que moi (2015), il dialogo teologico e filosofico si fa più serrato, mentre le tensioni tra tradizione e modernità assumono una dimensione sempre più esplicita. La Tour de Bab-El-Oued (2017) e Petit panier aux amandes (2018) ampliano ulteriormente l’orizzonte geografico e culturale, intrecciando riflessione religiosa, ironia e osservazione della vita quotidiana nordafricana. Con La Reine de Shabbat (2019) e Rentrez chez vous ! (2020) la narrazione insiste sul tema dell’appartenenza e dello sradicamento, evocando le trasformazioni storiche che investono le comunità ebraiche del Maghreb. La Bible pour les chats (2021) accentua la dimensione meta-narrativa e speculativa, mentre La traversée de la mer Noire (2023) introduce un ulteriore spostamento simbolico e geografico, segnato dal viaggio e dall’incontro con altre culture ebraiche.
Una prospettiva storica diversa è proposta da Mendoza the Jew: Boxing, Manliness, and Nationalism. A Graphic History (2024) di Ronald Schechter e Liz Clarke. Il volume racconta la vita di Daniel Mendoza, pugile ebreo sefardita che alla fine del XVIII secolo divenne campione dei pesi massimi in Inghilterra. Attraverso il racconto grafico e il supporto di fonti storiche, l’opera esplora le tensioni tra integrazione, identità e stereotipi antisemiti nella società britannica dell’epoca.
Nel più recente filone del memoir diasporico si inseriscono anche Replay: Memoir of an Uprooted Family (2023) di Jordan Mechner e We Are Not Strangers (2023) di Josh Tuininga. In queste opere la ricostruzione della storia familiare diventa uno strumento per interrogare l’identità ebraica contemporanea, mettendo in scena lo sradicamento non solo come perdita, ma anche come spazio di rielaborazione e ridefinizione personale. Nella stessa prospettiva autobiografica e riflessiva si inserisce anche Not the Israel My Parents Promised Me (2012) di Harvey Pekar e J. T. Waldman. Il memoir grafico intreccia il racconto della formazione dell’autore nella comunità ebraico-americana di Cleveland con una riflessione storica sul sionismo e sulla nascita dello Stato di Israele. Attraverso il dialogo tra esperienza personale e riflessione politica, l’opera mette in discussione l’immagine idealizzata di Israele trasmessa dalla generazione precedente, offrendo una lettura critica del rapporto tra diaspora ebraica e realtà israeliana contemporanea.
Una riflessione originale sull’identità ebraica contemporanea emerge anche nell’opera autobiografica di Miriam Libicki, raccolta in Toward a Hot Jew (2016). Attraverso episodi di vita personale e uno stile grafico ironico e diretto, l’autrice affronta temi come il rapporto con Israele, il servizio militare, la diaspora nordamericana e le rappresentazioni stereotipate dell’ebraicità. Il racconto intreccia esperienza individuale e osservazione culturale, offrendo uno sguardo critico ma autoironico sulle molteplici forme dell’identità ebraica nel mondo contemporaneo.
In una prospettiva più autobiografica e contemporanea si inserisce I’m Still Alive (2019) di Tomer Hanuka. Attraverso una serie di episodi illustrati l’autore israeliano ripercorre la propria esperienza tra Israele e Stati Uniti, riflettendo sul rapporto con la famiglia, sulla migrazione e sulla costruzione dell’identità personale nel contesto della diaspora e della cultura globale.
A questa stessa linea di ricerca genealogica e autobiografica può essere ricondotto anche Remember Us to Life: A Graphic Memoir (2025) di Joanna Rubin Dranger. L’autrice ricostruisce la storia della propria famiglia ebraica svedese attraverso un’indagine archivistica che attraversa diversi paesi europei e si confronta con il destino dei parenti scomparsi durante la Shoah. Il memoir grafico intreccia disegno, documenti e fotografie, configurandosi come una vera e propria archeologia della memoria familiare e una riflessione sul trauma transgenerazionale che segna l’identità ebraica contemporanea.
Nel medesimo ambito si inserisce anche Heavyweight: A Family Story of the Holocaust, Empire, and Memory (2024) di Solomon J. Brager. L’opera ricostruisce il passato della famiglia dell’autore, costretta a lasciare la Germania negli anni Trenta per sfuggire al nazismo, interrogando al tempo stesso lacune e silenzi della memoria familiare. Attraverso il linguaggio del memoir grafico, il racconto mette in relazione la memoria della Shoah con questioni più ampie legate all’identità, al privilegio sociale e alla trasmissione del trauma nelle generazioni successive.
Un’ulteriore prospettiva sulla pluralità dell’esperienza ebraica emerge nell’antologia Hyphen: Jewish Stories in Our Own Words (2025), curata da Julian Voloj e Fabrice Sapolsky. Il volume raccoglie una serie di testimonianze autobiografiche trasformate in racconti a fumetti da diversi autori e illustratori, offrendo un panorama eterogeneo delle identità ebraiche contemporanee. Le storie spaziano tra differenti contesti geografici e culturali, mettendo in luce la dimensione globale della diaspora e la molteplicità dei percorsi di appartenenza e ridefinizione dell’identità.
Alla presenza ebraica nella cultura popolare americana è dedicato Joe Shuster. Il co-creatore di Superman (2018) di Julian Voloj e Thomas Campi. La graphic novel ricostruisce la vicenda di Joe Shuster e Jerry Siegel, giovani autori ebrei che negli anni Trenta crearono Superman, mostrando al tempo stesso le difficoltà degli esordi dell’industria dei fumetti e la lunga battaglia per il riconoscimento dei diritti sulla loro creazione.
Lingua, dibattito e costruzione dell’identità
Un ulteriore ambito di riflessione della graphic literature ebraica contemporanea riguarda il potere della parola come luogo di costruzione identitaria.
In questa prospettiva si inserisce Debating Truth: The Barcelona Disputation of 1263, A Graphic History (2016) di Nina Caputo, pubblicato da Oxford University Press. L’opera ricostruisce il celebre dibattito religioso del 1263 tra ebrei e cristiani a Barcellona, configurandosi come un vero e proprio laboratorio storico. Attraverso l’uso del linguaggio grafico e la presentazione delle fonti primarie, il volume invita il lettore a confrontarsi direttamente con i documenti e con le diverse interpretazioni storiografiche, promuovendo un esercizio attivo di pensiero critico. Qui l’identità non emerge dall’esperienza dello sradicamento, bensì dal confronto dialettico, dalla negoziazione discorsiva e dalla tensione tra autorità e interpretazione.
A questo stesso orizzonte tematico può essere ricondotto anche Le parole possono tutto (2021) di Silvia Vecchini e Sualzo. Pur rivolgendosi a un pubblico giovane, l’opera propone una riflessione profonda sul valore simbolico dell’alfabeto ebraico e sul potere trasformativo della parola, intesa come strumento di ricostruzione identitaria e di trasmissione della memoria. In questo senso, la lingua diventa spazio di continuità culturale e di rielaborazione personale, capace di connettere passato e presente.
Conclusioni
Dalla centralità della Shoah quale evento cruciale nella storia ebraica del Novecento si è passati a un ampliamento tematico che include la quotidianità israeliana, le tensioni politiche, le dinamiche familiari e le esperienze diasporiche.
Le opere pubblicate dopo il 2020 confermano questa tendenza: alla memoria del trauma si affiancano biografie esemplari, nuove geografie della persecuzione e percorsi di ricostruzione linguistica e simbolica dell’identità.
Negli anni più recenti si osserva inoltre uno spostamento significativo: accanto alla memoria della Shoah e alla rappresentazione della società israeliana emerge con forza una nuova stagione di memoir genealogici e diasporici, nei quali la storia familiare diventa strumento di indagine archivistica e di riflessione sull’identità ebraica globale.
A ciò si aggiunge una sempre più evidente pluralità di registri narrativi — autobiografia, saggio storico, reportage, allegoria filosofica e narrazione fantastica — che convivono in un ambito narrativo capace di parlare a pubblici differenti senza rinunciare alla complessità. Il graphic novel si conferma così non soltanto come mezzo di testimonianza, ma come dispositivo culturale capace di interrogare criticamente la memoria storica e le forme contemporanee dell’identità, contribuendo in modo significativo al dibattito sulla loro trasmissione nel presente.
[1] Keshet, vita e cultura ebraica, n.1/2 giugno-luglio 2010 <https://tinyurl.com/2njeduyh>
Ebraismo e fumetti. Bibliografia essenziale (2011-2025)
• Kichka, Michel, Deuxième génération, Dargaud, Paris 2012 → Seconda generazione. Quello che non ho detto a mio padre, Rizzoli Lizard, Milano 2012
• Kichka, Michel, Falafel Sauce Piquante, Dargaud, Paris 2019Mastragostino, Matteo – Polacco, Armando Miron, Giorgio Perlasca, BeccoGiallo, Padova 2020.• Katin, Miriam, Letting It Go, Drawn & Quarterly, Montréal 2013
• Krug, Nora, Belonging: A German Reckons with History and Home, Scribner, New York 2018 → Heimat. L’album di una famiglia tedesca, Einaudi, Torino 2019
• Sfar, Joann, Le Chat du Rabbin, Dargaud, Paris 2002–in corso
• Schechter, Ronald – Clarke, Liz, Mendoza the Jew: Boxing, Manliness, and Nationalism. A Graphic History, Oxford University Press, Oxford 2024
• Mechner, Jordan, Replay: Memoir of an Uprooted Family, First Second, New York 2023
• Tuininga, Josh, We Are Not Strangers, Abrams ComicArts, New York 2023
• Pekar, Harvey – Waldman, J. T., Not the Israel My Parents Promised Me, Hill and Wang, New York 2012
• Libicki, Miriam, Toward a Hot Jew, Fantagraphics, Seattle 2016
• Hanuka, Tomer, I’m Still Alive, Image Comics, Berkeley 2019
• Dranger, Joanna Rubin, Remember Us to Life: A Graphic Memoir, Ten Speed Graphic, New York 2025
• Brager, Solomon J., Heavyweight: A Family Story of the Holocaust, Empire, and Memory, William Morrow Paperbacks, New York 2024
• Voloj, Julian – Sapolsky, Fabrice (eds.), Hyphen: Jewish Stories in Our Own Words, Graphic Mundi – Penn State University Press, University Park 2025
• Voloj, Julian – Campi, Thomas, Joe Shuster. Il co-creatore di Superman, Bao Publishing, Milano 2018
• Caputo, Nina, Debating Truth: The Barcelona Disputation of 1263, A Graphic History, Oxford University Press, Oxford 2016
• Vecchini, Silvia – Sualzo, Le parole possono tutto, Il Castoro, Milano 2021
Ebraismo e fumetti. Nuove narrazioni dell’identità ebraica nel graphic novel contemporaneo [Parte 1]





