di Enrico Fubini

 

Tra i tanti amici di Gilberto credo di essere senza dubbio quello che lo ricorda dai tempi più lontani. Siamo fine anni Cinquanta, ero appena laureato e avevo avuto come primo lavoro un incarico al Conservatorio di Torino. Tra le materie che mi avevano chiesto di insegnare c’era Letteratura italiana per chi seguiva i corsi di composizione. Tra i miei allievi c’era Gilberto Bosco. Tra me e Gilberto ci sono esattamente dieci anni di differenza, allora io venticinque e Gilberto quindici anni. Era un ragazzino molto vivace, con tanta voglia di studiare e di appropriarsi dei grandi temi della cultura classica. Passati molti anni parlavamo insieme di questa esperienza, io come docente e lui come allievo e ricordava le mie lezioni sull’Inferno dantesco e mi ha spesso ripetuto che gli avevo trasmesso l’amore per Dante. Tra i pochi allievi del corso di composizione, Gilberto primeggiava per vivacità, profondità e vastità di interessi, amore per la lettura. Ho poi seguito ancora i suoi primi passi come compositore, ma poi ci siamo persi di vista per parecchi anni. Ci siamo ritrovati in una circostanza del tutto diversa che non aveva nulla a che vedere con la musica. Un giorno, siamo agli inizi degli anni Ottanta, mi arrivò una sua telefonata e mi chiese se fossi libero per una serata insieme; pensavo che avremmo parlato di qualche argomento legato alla musica, ma la conversazione toccò tutt’altri temi: fu allora che mi parlò per la prima volta dei suoi interessi per l’ebraismo. Mi fece parte delle sue letture, dei suoi studi e rimasi molto stupito della vastità delle sue conoscenze e dei suoi desideri di proseguire su quella strada. Voleva avere da me ulteriori indicazioni per poter approfondire le sue conoscenze in campo ebraico. Da allora i nostri rapporti si riallacciarono e da docente ad allievo di vent’anni prima, si trasformarono in una forte e grande amicizia. La frequentazione con Gilberto e la moglie Rosy si fece intensa e l’argomento delle nostre conversazioni riguardavano più l’ebraismo che la musica. A poco a poco l’interesse prevalentemente intellettuale per l’ebraismo si trasformò e si fece via via più attento agli aspetti dell’osservanza. Forse sono stato anch’io in parte responsabile di questo sua progressiva partecipazione a quegli aspetti dell’ebraismo a cui neppure tutti gli ebrei sono sensibili!

Ricordo con grande piacere, e oggi con commozione, i bellissimi viaggi fatti insieme, alcuni su battelli nei canali della Francia in cui io e Rossella ci sentivamo vagamente a disagio a costringere la loro coppia ad osservare, per la vita in comune in quei piccoli viaggi, la kasherut e l’osservanza dello shabbat. Fu allora che ci comunicarono, lasciandoci meravigliati, la loro ferma intenzione di convertirsi. Ricordo che mi sentii in obbligo di metterli in guardia e gli esortai a pensarci bene prima di cacciarsi in questa avventura di cui non è prevedibile la durata. Ma la determinazione di Gilberto e di Rosy era salda e irremovibile! Come sempre dovettero aspettare parecchio tempo prima di arrivare alla conversione e Gilberto, come era consono al suo carattere, affrontò con pazienza il lungo periodo, prima della conferma alla sua ferma decisione, che dedicò ad approfondire le conoscenze in ambito ebraico, iniziando anche lo studio della lingua. La loro appartenenza alla Comunità dopo questo faticoso periodo fu piena come se fossero stati ebrei da sempre. La carriera di Gilberto come musicista, probabilmente, non fu favorita da questa sua nuova appartenenza e negli ambienti musicali fu vista un po’ come una stranezza dai confini non bene percepibili. Gilberto non era persona da lasciarsi deviare dalle sue nuove certezze e dalle indubbie difficoltà che l’osservanza piena e rigorosa delle norme ebraiche implicavano: dovette evidentemente riprogettare il proprio lavoro e i propri impegni su altri binari.

Gilberto sapeva essere rigoroso con se stesso e aveva assunto l’ebraismo come impegno totalizzante nella sua vita. Tuttavia, era la persona più dolce, comprensiva e tollerante verso il prossimo verso cui non pronunciava mai giudizi. Per chi lo conosceva da vicino si poteva osservare in lui un vago senso d’inferiorità e un grande rammarico, per non aver potuto compiere gli studi classici e l’Università, nonostante che la sua cultura fosse vastissima in tutti i campi e non solo in quello ebraico. Ai tempi in cui studiò al Conservatorio non era contemplato che si potessero seguire altri studi parallelamente a quelli musicali e gli studi musicali non permettevano aperture in altri settori del sapere. Gilberto, grande lettore, aveva ovviato a tale mancanza burocratica, con interessi e letture, del tutto eccezionali, in ogni campo della cultura. Come compositore Gilberto aveva saputo coniugare apertura culturale, serietà e impegno con la sua forte e originale musicalità. Nella musica contemporanea sono abbastanza frequenti la faciloneria e il bluff, cose che Gilberto ha sempre rigorosamente evitato. Conosco bene la maggior parte delle sue composizioni: ad ogni nuovo brano scritto ed eseguito mi inviava il dischetto che ascoltavo sempre con curiosità e desiderio di conoscere le sue nuove composizioni. Sempre ho notato la sua serietà nel comporre musica, il suo essere all’interno delle nuove correnti della musica contemporanea, ma senza mai servirsene in modo banale; le utilizzava solo quando era convinto che potessero servirgli ed essergli indispensabili come mezzi creativi per una sua nuova composizione. Ha lavorato sino all’ultimo respiro e probabilmente ha lasciato interrotta una nuova composizione a cui lavorava ancora pochi giorni prima della sua fine: in una telefonata da Israele mi aveva parlato con voce convinta e squillante della composizione a cui stava lavorando. Mi aveva molto commosso quando, l’anno passato, gli amici avevano festeggiato i miei novant’anni presentandomi un volume con molti scritti anche di miei ex allievi: Gilberto aveva collaborato con una pagina di musica inserita nel volume, composta in mio onore, ed eseguita in quell’occasione.

Sentiremo tutti molto la sua mancanza ed anche la nostra Comunità, a cui aveva dato un valido contributo con una partecipazione attiva, sarà privata di un membro importante. La nostra amicizia era molto salda e traeva forza dalla comunanza di idee e di interessi in tanti campi. In questi ultimi anni molti problemi di salute lo avevano afflitto e avevano anche un po’ indurito il suo carattere così dolce, gentile e sempre disponibile con tutti nel prestare aiuto. Fermo nelle sue idee ma sempre disposto al dialogo e all’ascolto del prossimo. Vorrei terminare questo mio commosso ricordo di Gilberto ricordando il suo amore per Israele. Aveva affittato un piccolo alloggio a Gerusalemme e, anche se non era riuscito con la moglie Rosy a trasferirsi stabilmente in Israele ad effettuare praticamente l’Aliyah, negli ultimi anni lo vidi forse più a Gerusalemme che a Torino, fino al suo ultimo viaggio in Israele, effettuato con grande fatica pochi mesi prima della sua fine.

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